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CELLULE STAMINALI: LA CONNESSIONE CON L’ARGENTO

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Fino a quando nel flusso sanguigno è presente una quantità sufficiente di ioni di argento l’organismo è capace di produrre le proprie cellule staminali nella misura necessaria nonché di dirigerle ovunque siano richieste.

Un moderno miracolo di guarigione

Ci capita in continuazione di sfogliare i quotidiani o vedere i telegiornali e venire a sapere delle più recenti ricerche inerenti alla produzione di cellule staminali. Di conseguenza, molti potrebbero rimanere decisamente sorpresi dallo scoprire che alcuni fra i più eminenti ricercatori del settore medico hanno dimostrato che è possibile produrre agevolmente cellule staminali di eccelsa qualità, artificialmente nonché dove e quando necessarie. Oltre a questo si è dimostrato che l’organismo umano è in grado di stabilire in anticipo con esattezza le cellule staminali richieste per guarire una lesione. In condizioni appropriate l’organismo è in grado di produrne il numero esatto, nonché di utilizzarle tutte senza lasciarne alcuna in soprannumero! Sbalorditivo! Ancor più sorprendente è il fatto che potete fare facilmente altrettanto voi stessi a casa vostra.

Quindi su cosa verte il grande impulso che ruota intorno alla questione? La ricerca vera e propria concerne un processo di produzione di cellule staminali che possa essere brevettato e, in tal modo, controllato e commercializzato dalle aziende farmaceutiche con enormi profitti. Se le aziende in questione riusciranno a brevettare il processo di produzione di tali cellule staminali, quindi a immagazzinarle, trasportarle e iniettarle in base a complesse procedure, ricavandone al contempo lauti profitti, e se la conoscenza delle modalità di produzione potrà essere negata alla gente comune, allora tali aziende avranno facoltà di vita o di morte sui malati e gli invalidi e di distribuire le cellule al prezzo da esse stabilito; sono i prestigiatori che impugnano la bacchetta magica della guarigione.

Di norma una cellula è in grado di riprodurre unicamente una cellula del proprio tipo. Una cellula della pelle può riprodursi solo nella forma di un’altra cellula cutanea dello strato cutaneo di appartenenza. Altrettanto dicasi per una cellula cardiaca. Una cellula staminale è una cellula priva di specifiche caratteristiche tissutali, quindi in grado di diventare una cellula cutanea, cardiaca, polmonare, ossea, etc. Può diventare qualunque cosa.

Per comprendere meglio la questione serve conoscere la differenza fra cellule staminali, cellule indifferenziate e cellule dedifferenziate. Le staminali sono cellule non ancora diventate di qualche tipo specifico; solitamente provengono da un embrione, un feto o dal cordone ombelicale. Le cellule indifferenziate provengono dal midollo osseo, principalmente dal femore. Le dedifferenziate sono cellule già differenziatesi in cellule sanguigne, cutanee, muscolari, etc., ma trasformatesi in cellule indifferenziate e quindi ora in grado di diventare qualsiasi tipo di cellula richiesto. L’unica differenza fra i tre tipi concerne la loro storia. Sono tutte cellule staminali e hanno il DNA del donatore. Per semplicità, da qui in avanti verranno definite tutte “cellule staminali”, salvo nei casi in cui la differenza risulti rilevante per la comprensione dell’argomento trattato.

Alcuni genitori hanno prodotto un embrione al solo scopo di fornire cellule staminali per un membro della famiglia. I laboratori producono abitualmente embrioni per ricavare cellule staminali. L’impiego di embrioni e feti per ricavarne cellule staminali è diventato un tema che ha scatenato roventi dibattiti; l’embrione può essere ucciso allo scopo di derivare cellule staminali, che quindi si possono utilizzare in altri esseri umani se il DNA è sufficientemente simile.

Il DNA è un grosso problema in quanto è estraneo a chi riceve le staminali. Una cellula staminale è come un organo donato: il sistema immunitario tende a rigettarla, quindi di solito, affinché accetti la cellula in questione, esso deve essere inibito. Come nel caso della donazione di un organo, la cellula staminale si riproduce con il suo DNA ancora estraneo e il sistema immunitario del ricevente dovrà probabilmente essere inibito a tempo indeterminato.

Un sistema immunitario vigoroso rappresenta certamente uno dei nostri beni più preziosi, tant’è che uno degli obiettivi più auspicabili sotto il profilo della salute è quello di costruire un forte sistema immunitario. Dovremo dunque scambiare il nostro sistema immunitario con le fantastiche proprietà guaritive delle cellule staminali e quindi dipendere in modo permanente da farmaci in sua sostituzione?

L’organismo dispone costantemente di alcune cellule indifferenziate derivate dal midollo osseo e altri tessuti. Quindi in alcuni ospedali i medici stanno eseguendo esperimenti nell’ottica di separare queste cellule dal sangue del paziente e realizzare un embrione dal nucleo di ciascuna cellula, a scopo di impianto o di congelamento e conservazione delle cellule stesse in vista di un pianificato utilizzo futuro. Si tratta di una procedura assai costosa. Ad ogni modo, posto che tali cellule non vengano danneggiate nella fase del congelamento, hanno comunque il DNA del paziente e tale procedimento ha conseguito risultati davvero notevoli. Queste cellule staminali possono essere quindi iniettate dove necessario. Tuttavia tale processo può risultare oneroso sotto il profilo dei costi e del tempo impiegato – e talvolta i pazienti non ne hanno molto a disposizione.

Di recente, nel Wisconsin e in Giappone, alcuni scienziati sono riusciti a prelevare alcune cellule da un paziente e a iniettare in esse un virus geneticamente alterato, con l’intento di produrre cellule che si comportano quasi come cellule staminali e hanno il DNA del paziente. Tuttavia sinora le cellule prodotte in questo modo non sono identiche a quelle del paziente e vi sono dubbi che si avrà la sicurezza che mai lo saranno. Riprodurranno cellule difettose?

Pare che in assenza di cellule staminali l’organismo sia in grado di guarire grazie al tessuto formatosi da tessuto esistente dello stesso tipo. Così, nel caso in cui manchi una consistente porzione di tessuto, il tessuto di guarigione deve svilupparsi da quello che è rimasto; quindi, lì dove manca un’estesa porzione di pelle, la ferita deve rimarginarsi dai bordi verso l’interno. Nello sforzo di guarire dove una guarigione appropriata non è possibile, si sviluppa tessuto cicatriziale, costituito da cellule deformate che, una volta consunte, si riproducono nella stessa condizione deformata. Così le cicatrici di solito durano a tempo indefinito. Ma esiste una soluzione.
La bacchetta magica d’argento

Avete la facoltà di produrre tutte le vostre cellule dedifferenziate di cui avete bisogno! E conterranno il vostro DNA. Si tratta di una procedura semplice e agevole. In presenza di ioni d’argento, prodotti dal “metodo Bredig”, l’organismo dedifferenzia tutte le cellule che gli servono!

Nel suo best seller The Body Electric (1985), scritto in collaborazione con Gary Selden, il celebre chirurgo ortopedico e scienziato ricercatore Robert O. Becker, MD, tratta dei suoi esperimenti condotti nel tentativo di rigenerare arti completi in esseri umani. Anche se si ritrovò a corto di finanziamenti per la ricerca prima di riuscire a conseguire compiutamente l’obiettivo, egli enunciò in misura rilevante la comprensione dei processi di guarigione. Nel corso di sette anni di ricerca, egli essenzialmente scoprì che una bassissima corrente elettrica continua, fatta scorrere fra un elettrodo positivo e un elettrodo negativo, produceva un effetto di guarigione nelle ossa. Per i propri elettrodi Becker sperimentò svariati metalli: oro, platino, titanio, acciaio inossidabile e argento. Gli esiti ottenuti con l’argento risultarono di gran lunga più efficaci di quelli derivati da tutti gli altri metalli, quindi Becker si dedicò a condurre esperimenti per comprenderne la ragione. In base alle sue scoperte, la corrente elettrica continua attirava ioni d’argento dall’elettrodo positivo, ed erano questi ultimi a incrementare in modo così drastico la guarigione. Il Dr. Becker dimostrò che in presenza di sufficienti ioni d’argento, l’organismo produceva tutte le cellule staminali di cui necessitava. Senza l’argento, questo non era possibile.

La tecnica nota come “metodo Bredig”, inventata negli anni Ottanta del diciannovesimo secolo da Georg Bredig, costituisce il metodo fondamentale tramite cui realizzo il prodotto che denomino “Argento Ionico Colloidale”.

La scienza medica sostiene che un globulo rosso non è in grado di dedifferenziarsi in quanto privo di nucleo, il che sembra una conclusione alquanto ovvia, inizialmente condivisa anche dal Dr. Becker; tuttavia, quando studiò i cambiamenti di produzione di cellule staminali secondo incrementi minimali, egli scoprì che queste derivavano in massima parte da globuli rossi! Uno studio approfondito rivelò che prima di diventare tale, un globulo rosso dispone di un nucleo; nel processo di dedifferenziazione, il globulo rosso sviluppa nuovamente il proprio nucleo e quindi diventa dedifferenziato. Dunque, quando su una ferita si forma una crosta, essa ha tutte le cellule potenziali per dedifferenziarsi, ma solitamente le cellule non si comportano così; però, in presenza di argento, lo fanno.

In The Body Electric, il Dr. Becker dedica un intero capitolo, ovvero “The Silver Wand”, agli effetti de “lo strabiliante ione d’argento”. La “bacchetta d’argento” cui fa riferimento è il suo elettrodo in argento. A pagina 175 il Dr. Becker afferma: “Forse abbiamo appena scalfito in superficie l’eccellenza medica dell’argento. Già così si tratta di uno strumento stupefacente; stimola le cellule adibite alla formazione delle ossa, cura le infezioni più persistenti di tutti i tipi di batteri e stimola la guarigione nella pelle e in altri tessuti soffici. …Forse in questo magico caduceo si celano altre meraviglie… Quale che sia la sua esatta modalità di azione, lo ione d’argento generato elettricamente è capace di produrre abbastanza cellule per i blastemi umani [il materiale prodotto dalle cellule staminali e che si trasforma in tessuto guarito]; ha rinfocolato la mia convinzione che negli esseri umani sia possibile portare a termine una completa rigenerazione degli arti e, forse, di altre parti del corpo…”

Notate che il Dr. Becker afferma con chiarezza che, con l’argento, “la tecnica rende possibile produrre grandi quantitativi di cellule dedifferenziate” (pag. 175). Notate inoltre che queste “cellule dedifferenziate” (cellule staminali) avrebbero lo stesso DNA del paziente. Se questo corrisponde al vero (ne fornirò ulteriori prove più avanti), allora perché tutta questa fatica per ricavare cellule staminali dagli embrioni – con il relativo strascico di questioni morali e dispendiose tecniche associate? Non sarà perché è talmente semplice e sicuro che chiunque è in grado di farlo, persino a casa? Migliaia di persone che orbitano attorno al campo della salute alternativa lo stanno già facendo senza rendersene conto. Se mai la gente comune se ne renderà a sua volta conto, l’establishment medico ci rimetterà miliardi di dollari.

Il Dr. Becker descrive in modo approfondito la guarigione di vari pazienti affetti da infezioni multiple delle ossa e della carne, non curabili tramite pratiche mediche convenzionali ma che reagivano drasticamente a questi “ioni d’argento”, il prodotto derivante dal processo di Bredig. Sull’argomento il Dr. Becker ha scritto, singolarmente e in collaborazione, vari libri e documenti, ad esempio R. O Becker e J. A. Spadaro, “Treatment of Orthopedic Infections with Electrically Generated Silver Ions: A preliminary report”, J Bone Joint Surg Am ottobre 1978; 60(7):871-81.
Cellule staminali e trattamento del cancro

Il ricercatore del settore oncologico Gary Smith, MD, è arrivato in maniera indipendente a una conclusione simile partendo dalle sue ricerche sul cancro. In una lettera inedita egli afferma: “Il successo [nel trattamento del cancro] dipende dall’argento presente nell’organismo di un soggetto. Quando l’argento è presente le cellule del cancro si dedifferenziano e l’organismo si ripristina… Quando i livelli di argento sono…inesistenti, il tasso di crescita del cancro…continua…perché le cellule non sono in grado di dedifferenziarsi… Sospetto che la carenza di argento sia forse una delle ragioni per cui il cancro esiste e sta aumentando a un tasso talmente rapido.” (Il corsivo è aggiunto.)

Il Dr. Smith sostiene che è naturale avere nell’organismo abbastanza argento per produrre tutte le cellule staminali di cui abbiamo bisogno, e che non ne disponiamo in quanto i nostri alimenti vengono coltivati o allevati in terreni impoveriti.

Attualmente nella cura del cancro si fa molta sperimentazione con le cellule staminali, e a quanto risulta gli esiti sono sorprendenti. Ora ci viene detto che il problema è quello di ottenere abbastanza cellule staminali per curare i vari tipi di cancro. Seguendo una serie di procedure alcuni ricercatori stanno raccogliendo da malati di cancro cellule staminali, per poi congelarle e utilizzarle in successivi trattamenti contro la malattia.
Il potere dell’establishment medico

Se sappiamo già come produrre agevolmente cellule staminali dotate dello stesso DNA del paziente, allora per quale motivo scienziati e medici non le producono e utilizzano in tal modo? Il Dr. Becker fa un po’ di luce sulla questione. Nonostante le accurate e ben documentate ricerche condotte nell’arco di sette anni, in linea generale l’establishment medico non si è curato di prestare alcuna seria attenzione ai suoi straordinari risultati. Il Dr. Becker sostiene che una delle ragioni di tale atteggiamento risiede nel fatto che le ricerche iniziali, risalenti a due secoli or sono e nel cui contesto i ricercatori utilizzarono corrente elettrica a scopo terapeutico, sono state oggetto di scherno ed è stata loro negata qualsivoglia disamina. Le ricerche in questione erano del tutto avulse dalle nozioni chimiche dell’epoca. Dato che la terapia elettrica nella sua forma di quel tempo presentava problemi, in quest’epoca “illuminata” le versioni perfezionate vengono respinte senza la minima considerazione. Invero la storia della scienza è ricca di vicende relative a “nuovi sviluppi” accolti con grande entusiasmo, ma che erano stati resi noti molto tempo prima – mentre gli scienziati del periodo erano stati denigrati e alla loro opera era stata negata qualsiasi attenzione.

Un’altra ragione per cui la professione medica non accetta nuove ricerche è che virtualmente tutte le informazioni concernenti la salute che pervengono a medici e legislatori sono fornite dalle aziende farmaceutiche. L’establishment scientifico/medico/farmaceutico è del tutto refrattario alla nozione che persone comuni siano in grado di produrre e utilizzare agevolmente e in sicurezza le proprie cellule staminali; tale eventualità costerebbe allo stesso establishment miliardi di dollari.
Studi analitici con l’argento

Al di fuori della ricerca medica, quali riscontri abbiamo che questo “argento ionico” produrrà cellule staminali? Disponiamo di rapporti inerenti alle esperienze di numerosi utenti.

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Un valido esempio è la ferita della puledra purosangue illustrata nelle figure 1, 2 e 3. La puledra si procurò uno squarcio del diametro di vari pollici, profondo sino all’osso, osso che, a detta del veterinario, era certamente infetto. Se non si fosse trasferito immediatamente alla clinica veterinaria adibita agli equini, onde raschiare l’osso e disinfettare a fondo la ferita, l’animale non sarebbe sopravvissuto. Anche così, sempre a detta del veterinario, sull’osso sarebbe rimasto un sottile strato di tessuto, nonché un’area depressa e deturpata, priva di pelo, che avrebbe rovinato la puledra. Per salvarla il veterinario stimò un intervento dell’importo di 28.000 dollari, tuttavia il proprietario dell’animale non poteva permettersi un costo così elevato, quindi, in alternativa, ripulì la ferita con una canna dell’acqua, vi riversò comune acqua ossigenata, sciacquò nuovamente la ferita con la canna e quindi la cosparse di 20 ppm di “argento ionico”; sistemò nella cavità un grande batuffolo d’ovatta impregnato di tale soluzione, assicurandolo con una benda elastica. Il proprietario replicò tale prassi ogni giorno, sino a quando la ferita non guarì completamente. La puledra si rimise del tutto in salute, senza la minima traccia di cicatrici e con il pelo perfettamente ricresciuto in modo naturale.

Figura 1. La ferita parzialmente guarita della puledra

Osservando la figura 1 è possibile vedere la ferita con quella che il Dr. Becker descrive come la “crescita granulare sull’osso” nonché il “tappeto rosa”. Il nuovo muscolo è cresciuto sull’osso e si sta riformando anche dai bordi, senza tessuto cicatriziale. Tenete presente che in qualsiasi fase non si è manifestata quasi nessuna infezione, e quel poco che si è sviluppato è stato prontamente curato.

Un giorno la puledra si strappò le bende con i denti e alcune mosche volarono nella ferita, lasciandola sporca delle loro feci – tuttavia l’infezione si ripulì senza problemi in un paio di giorni. Nella figura 2 è possibile osservare la ferita quasi guarita. I punti bianchi sul pelo sono originati dall’acqua ossigenata. I riscontri indicano con chiarezza che la ferita è stata guarita dalle cellule staminali prodotte dagli “ioni d’argento”, come descrive il Dr. Becker. Nella figura 3 non vi è traccia di alcuna ferita; anche dopo un minuzioso esame, non vi è modo di stabilire dove si trovasse la lesione. La puledra non manifesta alcuno zoppicamento o disturbi di altro genere alla zampa, come se la ferita non fosse mai esistita; è stata addestrata come puledra di un anno e ora viene allenata per il salto degli ostacoli.

Figura 2. La ferita della puledra notevolmente rimarginata.

Figura 3. La ferita completamente rimarginata.

Un altro caso interessante è quello di Betty S. di Huntington Beach, California (vedere figura 4). Secondo le sue parole: “…All’età di 89 anni la mia pelle è diventata sottilissima e il mio organismo non guarisce più con la prontezza di un tempo. Sono inciampata e mi sono scorticata un braccio contro la parete, provocando un’abrasione lunga all’incirca due pollici e mezzo e larga tre quarti di pollice [6.4 e 1.9 cm]. Sanguinava copiosamente. Un’infermiera ha provveduto quotidianamente a cambiare la medicazione e ad applicare una pomata antibiotica. Per la completa guarigione ci sono voluti quasi quattro mesi ed è rimasta una cicatrice grande grosso modo quanto la ferita stessa.

Circa due mesi dopo che la prima ferita era guarita sono inciampata di nuovo, provocando una seconda ferita estesa più o meno quanto la prima. Questa volta, invece che pomata antibiotica, per curarla l’infermiera ha utilizzato argento ionico; ha cambiato la medicazione ogni giorno, medicazione che ho imbevuto svariate volte al giorno con argento ionico. Siamo rimaste entrambe piacevolmente sorprese dalla rapidità di guarigione della ferita; invece di mesi, solo 16 giorni, e invece di un’estesa cicatrice, in luogo della lesione è rimasta solo una sottile linea arrossata. Dopo alcuni mesi la pelle dell’area circostante la ferita è tornata normale, al punto che, a meno di non sapere esattamente dove mi ero fatta male, non era possibile individuare il punto…”

Mi sono state riferite numerose vicende analoghe a queste, senza che però mi siano state fornite le foto di corredo. Mi è giunta la comunicazione di un allevatore di maiali giapponese, il quale riscontrava un numero eccessivo di decessi fra i suoi animali e quindi ha deciso di somministrare loro “argento ionico”. Tale iniziativa non solo ha ridotto il numero dei decessi ma, inaspettatamente, ha anche incrementato drasticamente il tasso di crescita. Di conseguenza, un altro allevatore di maiali in Corea ha provato a miscelare l’argento nell’acqua dei suoi animali, conseguendo risultati identici. Questo fenomeno è imputabile alle cellule staminali prodotte, oppure all’eliminazione della trichinosi, così comune nei suini? Non lo so. Comunque sia, due individui hanno sperimentato l’argento sui pomodori del proprio orto domestico; uno di costoro riferisce che le piante di pomodoro sottoposte al trattamento sono cresciute tre volte di più rispetto ad altre piante identiche, producendo una quantità di pomodori tre volte superiore; i pomodori stessi pesavano singolarmente il triplo dei corrispettivi maturati sulle piante non trattate, e risultavano anche di migliore qualità. Questo fenomeno è imputabile alla produzione di cellule staminali? Indubbiamente questi casi non dimostrano alcunché, nondimeno suscitano interrogativi e forniscono indizi sulla possibilità che le cellule staminali vengano prodotte allo stesso modo nelle piante e negli animali.

Figura 4. Le ferite al braccio di Betty. Quella sulla destra fu medicata da un dottore, ma richiese 120 giorni per guarire e lasciò una grossa cicatrice. Sulla sinistra, una ferita di dimensioni analoghe, trattata con “Live Silver”, guarì in 16 giorni con una cicatrice minima.
Storia e dati scientifici inerenti all’argento

Sotto il profilo storico l’argento risulta impiegato come agente di prevenzione e cura di alcune malattie. Gli antichi Egizi utilizzavano “bisturi” d’argento in ambito chirurgico. Si diceva che il rame determinasse un’incontrollabile decomposizione della carne, tant’è che una ferita inferta da una spada di rame era assai temuta. Durante le Crociate i cavalieri avevano al seguito una coppa d’argento, dalla quale molti di essi bevevano, e correva voce che pur bevendo dalla medesima coppa d’argento una persona non poteva contrarre la malattia di un’altra. Coloro che erano nelle migliori condizioni di salute usavano stoviglie in argento, anche se potevano disporre di corrispondenti in oro e se, a differenza di quest’ultimo elemento, l’argento si ossidava e anneriva. Prima dell’invenzione dei moderni apparecchi per la refrigerazione, era prassi comune inserire una moneta d’argento in una bottiglia di latte onde prevenirne il deperimento. Sino a tempi recenti i medici hanno utilizzato l’argento quando si rendeva necessario tenere unite ossa o ricoprire buchi nel cranio.

Quasi 200 anni fa i medici appresero che potevano triturare l’argento sino a ridurlo a una polvere finissima, simile a farina, e impiegarlo per curare patologie altrimenti incurabili come la sifilide; tuttavia di solito evitavano di usarlo, in quanto generalmente determinava argyria, vale a dire un’alterazione della pelle che le conferiva una colorazione grigio-bluastra. Il nitrato d’argento veniva inoltre comunemente impiegato come disinfettante; lo ione negativo del nitrato è velenoso.

Verso il 1880 lo scienziato Georg Bredig elaborò un procedimento per realizzare un prodotto di gran lunga superiore, collocando due elettrodi d’argento immersi in acqua e provocando un arco elettrico fra di essi. Per produrre l’arco utilizzò un voltaggio assai elevato (migliaia di volt), il che erose l’argento sino a formare un colloide d’argento in particelle finissime in forma ionica positiva (uno ione è un atomo elettricamente carico). Questo prodotto non determinava argyria e risultava assai più efficace dell’argento in polvere o del nitrato d’argento. Ad ogni modo, l’argento di Bredig presentava due inconvenienti. In primo luogo, il voltaggio assai elevato poteva rivelarsi decisamente pericoloso; in secondo luogo, il processo era estremamente lento.

Di conseguenza, le aziende farmaceutiche optarono per la produzione e la commercializzazione dei sali d’argento, più facili da ottenere, e di preferenza il nitrato d’argento. Si industriarono sino a convincere vari governi a varare leggi che ne prevedessero l’utilizzo negli occhi dei neonati, onde evitare la cecità provocata da infezioni derivate dalla madre durante il parto. Il nitrato d’argento, però, presenta gravi problemi. Attacca la carne e macchia di nero qualsiasi cosa con cui viene a contatto, e si tratta di macchie assai difficili da eliminare. Doveva essere maneggiato con la massima cura, altrimenti avrebbe attaccato gli occhi e determinato esso stesso cecità permanente. Alcuni ritenevano che danneggiasse sempre in qualche misura gli occhi dei neonati, e spesso si diceva che un bambino trattato con il nitrato aveva occhi più opachi di quelli di un bambino non sottoposto al trattamento.

Il continuativo uso medico di nitrato d’argento e, occasionalmente, di argento triturato, ha fruttato a tale elemento una pessima fama, tant’è che veniva considerato più o meno come ‘l’ultima risorsa’. Poi, spinti fortemente dalle aziende farmaceutiche, sono arrivati gli antibiotici. Mentre l’argento era in grado di trattare efficacemente quasi qualsiasi ceppo di batteri, virus e funghi, i nuovi antibiotici trattavano solo determinati batteri; spesso prima di prescrivere l’antibiotico appropriato risultava necessaria una precisa diagnosi.

L’argento aveva un’altra assai strana e desiderabile qualità, che invece mancava agli antibiotici: era assai selettivo rispetto ai batteri che eliminava; distingueva i batteri benefici da quelli nocivi, uccidendo soltanto i secondi! Malauguratamente il settore medico appoggiò le scoperte di Pasteur sui batteri e il loro rapporto con le malattie, e costruì il proprio indiscusso sapere scientifico sulle patologie in quanto prodotto dei batteri. L’atteggiamento generale era che tutti i batteri vanno evitati.

Ora si sa che molti batteri sono essenziali per un buono stato di salute e che pochissimi batteri determinano patologie, a meno che l’organismo di un individuo non sia fortemente compromesso. Curare i sintomi di una malattia frutta molto più denaro che curarne la causa. Nondimeno l’atteggiamento generale dei medici è ancora quello di “uccidere i batteri”, ovvero ciò che tendenzialmente fanno gli antibiotici, il cui impiego spesso determina l’eliminazione di batteri essenziali dell’apparato digerente e, probabilmente, di altre parti dell’organismo. Per la propria produzione chimica il fegato spesso ricorre a determinati batteri, proprio come fanno le aziende farmaceutiche. Gli antibiotici uccidono senza discriminare.

Anche se i medici curavano efficacemente con l’argento funghi e virus prima dell’era degli antibiotici, una volta giunti alla ribalta questi ultimi il settore medico assunse la posizione secondo cui virus e funghi sono incurabili. Somministravano ai pazienti antibiotici contro i virus, anche se ufficialmente i primi non potevano trattare i secondi. In tempi più recenti le aziende farmaceutiche hanno elaborato prodotti antifungini, quantunque si sappia che questi hanno effetti pesanti sul fegato e non particolarmente incisivi sotto il profilo terapeutico. Anche sostanze quali iodio e mercurio cromo uccidono indiscriminatamente e di solito attaccano la carne in qualche misura. L’appropriato prodotto all’argento, invece, è assai salutare.
Sviluppi nella produzione

In tempi più recenti si è elaborato un processo di produzione di “argento ionico” tramite corrente a bassissima tensione. Lavoro da 14 anni per ottimizzare tale procedura; si tratta di una versione sicura del metodo Bredig. Malauguratamente, presenta un problema: se si utilizza acqua contenente delle impurità, spesso l’argento si combina con esse sino a determinare prodotti indesiderabili – tuttavia, in assenza di impurità, l’acqua non condurrà la corrente elettrica necessaria a produrre l’argento in essa.

Di conseguenza, molti realizzano il prodotto con questo sistema, utilizzando comune sale da tavola come elettrolito, il che produce cloruro d’argento, che a sua volta non è idrosolubile e quindi si accumula nei tessuti. Se utilizzato in ingenti quantitativi, il cloruro d’argento determinerà l’alterazione del colore della pelle nota con il nome di argyria. Forse avrete visto, alla televisione o altrove, fotografie de “l’uomo blu”; costui produceva il suo argento in questo modo e lo ha bevuto come acqua per un periodo prolungato.

Un’altra comune forma è una “proteina d’argento”, una miscela di argento e gelatina, o un’altra proteina, spesso utilizzata dai ricercatori medici in quanto conveniente, laddove la produzione di “argento ionico” di elevata qualità non lo è affatto. Le proteine di argento si possono produrre agevolmente ed economicamente in elevate concentrazioni; spesso sono propagandate in quanto caratterizzate da molte parti per milione e quindi ritenute assai efficaci. L’elevata concentrazione riguarda in gran parte il contenuto di proteina piuttosto che quello di argento, quindi l’area superficiale coperta dall’argento è ridotta, limitando la sua efficacia.

Da 14 anni mia figlia e io vendiamo un generatore automatico di “argento ionico”, che funziona molto bene utilizzando solo acqua distillata. Ne abbiamo venduti 6.000 esemplari e nessun acquirente ha mai lamentato alterazioni del colore della pelle. Trascorriamo gran parte del tempo discorrendo al telefono con gli acquirenti e a quanto ne sappiamo non si è presentato alcun problema di natura medica – anche se la FDA (US Food and Drug Administration – Ente statunitense preposto al controllo alimentare e farmacologico, ndt) ha continuato ad avvertire i nostri clienti che sarebbero diventati blu! La differenza operativa fra queste varie sostanze, tutte denominate “argento colloidale”, è difficile da determinare – ma non così i risultati. Tutte producono alcuni risultati benefici, ma esiste una differenza, ancor più riguardo alla produzione di cellule staminali.

Attualmente dispongo di un brevetto su tale processo, e un altro in corso di concessione, che rende pratica la produzione da acqua pura e la computerizza sino a raggiungere una concentrazione ottimale.

Tutti i fluidi negli esseri umani, negli animali e nei vegetali sono in forma ionica. Alfred B. Searle, fondatore della Searle Pharmaceuticals, agli inizi del ventesimo secolo ha condotto approfondite ricerche sull’argento. Nel suo libro dal titolo The Use of Colloids in Health and Disease (1919) egli afferma: “Si è realizzata l’applicazione di argento colloidale a esseri umani in un gran numero di casi, con esiti straordinariamente felici.” Una nozione assai interessante formulata da Searle è che l’argento in forma ionica risulta particolarmente efficace in quanto i batteri hanno una carica ionica negativa e quindi l’argento si attacca ad essi, come acciaio a un magnete, soffocandoli. Ancor più interessante, egli ha detto che lo “argento ionico” si attacca alle tossine, anch’esse dotate di carica ionica negativa, e tale fenomeno contribuisce all’eliminazione delle tossine stesse.

Prodotti quali argento “ionico” e “colloidale”, DMSO e il suo derivato MSM, tutti realizzati tramite moderne procedure scientifiche, nonché tutti gli efficacissimi prodotti utilizzati dai nostri antenati, vengono sempre più adottati da coloro che intendono curarsi con efficacia senza dover ricorrere a prodotti farmaceutici dai pericolosi effetti collaterali. Inoltre, la fobia dei batteri, rifilata al pubblico attraverso la scuola e i media, sta cominciando a perdere la propria influenza.

Articolo di Marvin-Lee Robey © 2008 – tratto da NEXUS New Times n. 77

via FattoreUmano

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