Lo sapevi che le ferite emozionali sono in connessione con il tuo destino?

Cominciamo con lo scrivere che la parola destino etimologicamente indica qualcosa di fisso, di statico, di immobile, quasi a suggerire che da questo non si scappa e che per quanto non lo si ascolti, prima o poi… In realtà, nella nostra vita ci sono un’infinità di punti di svolta, di decisioni che possono portarci da una parte ad un’altra (ricordi il film Sliding Doors?)

Considera questo: noi siamo una imbarcazione con una rotta ben precisa e veniamo qui con delle indicazioni (una mappa). Durante il tragitto, però, perdiamo la mappa, ma ogni tanto ci arrivano idee circa il nostro tragitto, perché sono impresse nell’anima. Nonostante questo andiamo a zig zag con l’imbarcazione. Pensiamo di seguire la nostra volontà e ci sentiamo orgogliosi. Poi ci accorgiamo di essere fuori rotta. Arriva, allora, una “tempesta” (disgrazia, malattia etc.) che ci rimette parzialmente sulla rotta. E poi di nuovo noi, supponenti, ce ne andiamo da un’altra parte. E così via…

Il nostro viaggio inizia così: noi siamo pura energia fusa con l’Unità cosmica, siamo un sé non identificato costituito da luce ed energia. Questo sé decide di incarnarsi e sviluppare alcune conoscenze e capacità. Quindi, lo spirito scende sulla terra, diviene materia attraverso un corpo fisico, emotivo e mentale (sviluppando un’anima).

Dal momento in cui si incarna in un corpo (che è anche energia), si immerge totalmente nella dualità e vive una separazione immanente (il peccato originale o ferita originale). Ossia, il sé sente di non appartenere al tutto, ma guarda l’esterno in maniera separata dall’interno. Durante questo affascinante e doloroso viaggio sulla terra, il sé conosce tantissime cose, fa esperienza e sviluppa delle “ferite” che sono sostanzialmente iscritte nella memoria dello spirito. Le ferite sono parte integrante del destino poiché hanno un valore enorme.

La ferita emozionale funziona esattamente come una ferita fisica. Apre uno squarcio nella solidità della massa e rappresenta una nuova apertura. Naturalmente è dolorosa, crea rossore, si infiamma. Quindi va trattata, va lavata, va detersa, va disinfettata.

Ci sono due modi per rimarginare una ferita: uno è quello di ricongiungere i lembi e l’altro è costituito dal far emergere nuovo tessuto che congiunge i due lembi di carne. In quest’ultimo caso all’interno del vuoto, della separazione, del caos, nasce nuova materia, nuovo tessuto e possiamo, allora, guardare l’opportunità che offre la ferita: essa procura una apertura all’interno della solidità della materia, quindi caos e disordine. C’è, a questo punto, una prima reazione dolorosa che può portare a negare la ferita oppure ad accorgersene, e poi a trattarla e a permettere, con il tempo, di creare nuovo tessuto, cioè un nuovo talento o capacità.

L’esperienza delle ferite (o le esperienze… ) sono scritte nel libro del destino. Scegliere una determinata famiglia, vivere una gestazione dolorosa, combattere fin da bambini con l’ambiente determina le ferite che vivremo. Ecco quali sono le nostre ferite fondamentali che probabilmente quasi tutti abbiamo attraversato nella totalità o quasi:

– Ferita da rifiuto: ferita profondissima, in cui ci si sente respinti in tutto il proprio essere, proveniente dal genitore del proprio sesso. Il corpo vuole scomparire, occupare poco spazio. La reazione è la fuga. Si ha difficoltà a vivere, a occupare il proprio posto nel mondo, ad affermarsi.

– Ferita da abbandono: generata dal rapporto con il genitore del sesso opposto, crea dipendenza emozionale ed affettiva e predisposizione al vittimismo. Il fisico è “molle” in alcune parti. Il “dipendente” cerca approvazione e consigli dagli altri a causa della mancanza di autonomia.

– Ferita da umiliazione: un genitore o entrambi si sono vergognati del figlio pubblicamente. Il bambino si è sentito mortificato, sminuito, degradato. La ferita da umiliazione genera comportamenti inconsci di mortificazione e dolore. L’umiliato si mette totalmente a disposizione del prossimo, fino a sminuirsi. Ha un corpo grasso o tendente a ingrassare.

– Ferita da tradimento: il bambino ha sofferto nel non vedere soddisfatti i suoi bisogni affettivi basilari da parte del genitore di sesso opposto. La maschera (o reazione) è un comportamento controllante che lo porta compulsivamente ad affermare se stesso. Ricerca ossessivamente la leadership, gli onori e le l’affermazione. Il corpo è muscoloso, seduttivo, forte.

– Ferita da ingiustizia: generata dalla freddezza del genitore dello stesso sesso. Ciò ha causato insensibilità e mancata espressività. La maschera che è costretto a indossare è quella della rigidità, che lo porta a essere intransigente con se stesso, celandosi dietro una positività forzata. Il suo comportamento sfocia molte volte nel controllo e nella freddezza. Il suo corpo è perfetto, ben proporzionato e curato. Ha nel complesso una struttura rigida.

Queste ferite sono generate in un’età compresa tra zero e sette anni. Nella nostra esistenza è raro poter affermare di aver sofferto soltanto di una ferita. E’ molto diffuso il caso che si siano subite almeno due o tre ferite (o anche tutte e cinque) in fasi differenti della vita. Ed è anche possibile (raro, ma possibile), che la gran parte di queste ferite siano state risolte (attraverso elaborazioni inconsce). C’è un diverso livello di profondità delle ferite per ciascuna personale esistenza. Ma tra le stesse ferite c’è un diverso livello di gravità: per esempio, la ferita da rifiuto è molto grave perché riguarda il diritto di essere al mondo.

Ora non ti chiedo di sapere esattamente quale siano le ferite attive nella tua vita, ma di cominciare a percepire quale energia sia racchiusa in questi eventi. Questa energia se inconsapevole può essere utilizzata (o meglio dissipata) per mantenere una maschera, per utilizzare atteggiamenti e avere attitudini meccaniche e condizionanti. Oppure può essere, se resa consapevole, utilizzata per lo sviluppo di un vero e proprio salto di coscienza. Riesci ora ad accorgerti della tua energia intrappolata in uno stato di inconsapevolezza, puoi vedere le tue maschere maggiormente utilizzate, i tuoi comportamenti reattivi e fuori controllo, i tuoi corpi di dolore che emergono repentinamente.

La ferita, invece, se non guarita e opportunamente cicatrizzata, può influenzare profondamente la tua esistenza facendoti sentire vittima degli eventi, degli altri e di te stesso. Quello che devi chiederti sempre, è di quali e quanti condizionamenti sei vittima e quale maschera oggi stai indossando prevalentemente. Quanto sei vittima del giudizio e dipendente dall’approvazione altrui… quanto c’è di autentico, spontaneo, naturale nei tuoi comportamenti e quanto invece è condizionato, frutto della paura o del giudizio.

Tutte le ferite hanno una specifica funzione: quella di collegarti agli archetipi, ai principi primi e quindi alla tua energia originaria. Dal caos può nascere un nuovo ordine, una nuova opportunità di vita maggiormente in sintonia con tutto ciò che sei. Osserva con compassione, consapevolezza e senza giudizio dove le ferite ti hanno portato e stanno portando. Questa sarà una delle azioni più importanti della tua vita.

Articolo di Luigi Miano – Life e Spiritual Coach, ricercatore nel campo dell’evoluzione e della consapevolezza dell’essere umano. È autore del libro “Coaching Quantico di Risveglio – Come diventare il maestro di sé stesso“, È impegnato da anni, nello studiare e mixare conoscenze di ogni epoca e provenienza e creare percorsi divulgativi e di liberazione interiore accessibili a chiunque – Presentazione dell’autore: http://www.unnuovomondo.net/author/luigi-miano/ 

Fonte: http://www.unnuovomondo.net/ferita-emozionale-destino/

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