del Dr. Walter La Gatta

L’ascolto della musica può essere una risorsa per la manipolazione attiva degli stati della mente, in quanto permette di raggiungere una visione più ottimistica della realtà, evocando sentimenti positivi, di autostima, ricompensa e coesione sociale.

Per queste ragioni dunque la musica potrebbe essere uno strumento per aiutare le persone ad essere più sicure di sé e rilassate nei contesti sociali, mantenendo un alto livello di autostima. L’evidenza storica ed empirica, mostra che la musica ha una profonda capacità di evocare sensazioni positive e piacevoli in chi l’ascolta. In alcuni casi può trattarsi di un’esperienza intensa, capace di cambiare la vita, ma può anche produrre piccoli cambiamenti del tono dell’umore nella vita quotidiana. Molte ricerche hanno sottolineato il ruolo della musica nello sviluppo personale, nell’identità sociale, nella personalità e nella percezione interpersonale.

La musica riesce a trasmettere molta energia: secondo Maksimainen e Saarikallio (2015), la sensazione di empowerment che essa trasmette, è tra le emozioni più intensamente esperite nella vita di tutti i giorni. L’empowerment può avvenire sia a livello collettivo sia a livello individuale e può coinvolgere aspetti diversi, come l’autostima, la resilienza, la crescita e il cambiamento, ma anche la responsabilizzazione a livello individuale. La capacità della musica di evocare emozioni, è stata un argomento di ricerca di notevole interesse negli ultimi due decenni, ma il modo in cui l’ascolto della musica aiuti davvero le persone a mantenere delle auto-valutazioni positive e a migliorare la propria autostima, ha ricevuto poca attenzione.

Brown e Mankowski (1993) hanno mostrato che i cambiamenti di umore indotti dalla musica, influenzano le auto-valutazioni. Gli autori hanno scoperto che le persone che avevano ascoltato musica allegra, si valutavano più positivamente rispetto alle persone che avevano ascoltato musica triste. È interessante notare, che i cambiamenti nell’autovalutazione sono stati più pronunciati negli ascoltatori che avevano riferito di avere una bassa autostima. In particolare, dopo l’ascolto di musica triste, gli ascoltatori con bassa autostima si valutavano più negativamente degli ascoltatori con alta autostima. Recenti evidenze empiriche confermano l’idea che l’ascolto della musica possa influire ‘temporaneamente’ sull’autostima. Si è scoperto che dopo l’ascolto di canzoni pop, percepite come motivanti ed espressive di pensieri positivi, le persone abbiano riportato livelli significativamente più elevati di autostima.

Gli etnomusicologi hanno documentato i vari modi in cui la musica e la danza ritualizzate servano per visualizzare forza e potere. Si pensi al grido di battaglia Maori “Haka”, che viene regolarmente eseguito dalle squadre sportive della Nuova Zelanda, prima delle partite internazionali: esso fornisce un vivace esempio di come canto e danza possano essere utilizzati sia come dimostrazione di potere e di forza fisica per gli avversari, sia come mezzo per mettere i giocatori stessi nella giusta mentalità per vincere.

Per quanto riguarda la musica moderna, le attuali pop star sono sempre più portate a presentarsi nelle loro canzoni come persone forti, potenti, sicure di sé. Il messaggio che trasmettono è del tipo “noi insieme supereremo ogni ostacolo che incontreremo, perché siamo forti, unici, abbiamo il potere e una grande stima di noi stessi”. Questa osservazione mostra chiaramente che il tema del potenziamento di sé, ha raggiunto il cuore della cultura musicale popolare di oggi.

La modulazione intenzionale di suoni, può anche ridurre lo sforzo percepito durante un’attività fisica intensa, il che suggerisce che la musica eserciti un effetto positivo anche sull’attività fisica. L’uso della musica da parte degli atleti prima di importanti gare, dimostra chiaramente il potenziale della musica per fornire energia. Gli atleti devono essere al massimo della loro fiducia in se stessi, e l’uso corretto della musica potrebbe contribuire notevolmente a tal fine. Infatti, gli psicologi dello sport hanno già discusso la potenziale utilità della musica nel contesto del miglioramento delle prestazioni sportive.

La musica allevia l'ansiaMa la musica aiuta anche ad alleviare l’ansia, la quale, a sua volta, ha dimostrato di essere correlata negativamente con l’autostima. Una recente meta-analisi per quanto riguarda l’uso della musica per il recupero post-operatorio dopo un intervento chirurgico, dimostra che l’ascolto di musica può ridurre il dolore e l’ansia nel periodo post-operatorio e aumentare anche la soddisfazione del paziente. La capacità della musica di ridurre l’ansia e promuovere l’ottimismo, è stata collegata positivamente anche alla nostalgia. Si è dimostrato che la nostalgia, indotta in alcuni soggetti attraverso l’uso di determinate canzoni, promuove le relazioni sociali e aumenta l’autostima, che a sua volta aumenta l’ottimismo.

L’autostima gioca un ruolo importante nel benessere e nella felicità. E’ stato riscontrato che un’alta autostima è legata a minore ansia, minori sintomi depressivi, minore perdita della speranza, e maggiore soddisfazione nella vita. La musica, quindi, riduce efficacemente l’ansia, favorisce il legame sociale, gioca un ruolo importante nelle esperienze affettive delle persone nella loro vita quotidiana e può essere una risorsa per l’auto-miglioramento, una sorta di “pillola” benefica… ma non si possono fare generalizzazioni a causa dei gusti musicali diversi. Questo è il motivo per cui la musica che esercita i maggiori effetti positivi sugli ascoltatori deve essere scelta dagli ascoltatori stessi.

Dato che la musica migliora l’autostima e questo è associato con un minor numero di sintomi depressivi, l’ascolto della musica può giovare anche nel trattamento della depressione. La musicoterapia in effetti aiuta nel trattamento della depressione, anche se il meccanismo esatto rimane ancora incerto.

Oggi la musica è onnipresente, grazie allo sviluppo della tecnologia, che permette servizi di streaming e uso di dispositivi musicali portatili, che consentono anche un uso molto personalizzato della musica. Questo è ciò che più di ogni altra cosa funziona, perché la musica deve suscitare empatia, appartenenza, condivisione, autostima, benessere.

Articolo del Dr. Walter La Gatta, psicoterapeuta sessuologo, responsabile del sito: www.clinicadellatimidezza.it 

Fonte: www.clinicadellatimidezza.it