Il digiuno terapeutico offre molti benefici curativi al corpo e alla mente, aiuta la guarigione dai disturbi di salute, permette la disintossicazione dalle tossine, la rigenerazione del sistema immunitario, riduzione dell’infiammazione e tanto altro. Ecco le indicazioni del Dr. Salvatore Simeone, uno dei più grandi esperti italiani di digiuno.

di Salvatore Simeone, medico esperto in digiunoterapia e autore del libro “Il digiuno felice

Il padre della medicina, Ippocrate, ci ha insegnato il concetto della vis medicatrix naturae, ovvero della forza risanatrice insita nella natura stessa che, se non ostacolata, è il più grande medico esistente.

Il digiuno è la più alta espressione della vis medicatrix naturae

Ippocrate credeva che lo stato di malattia non è altro che lo sforzo del corpo di dominare un equilibrio disturbato. Pensava, perciò, che lo scopo principale di un medico fosse quello di aiutare la tendenza naturale del corpo a guarire, rimuovendone gli ostacoli e permettendo così all’organismo di recuperare la salute. Uno dei capisaldi della Medicina naturale (o biologica) è quello di sfruttare questa meravigliosa forza risanatrice insita in tutti gli esseri viventi. Ebbene, il digiuno è la terapia che più di ogni altra innesca questa forza risanatrice e, sulla base della mia esperienza, ne è certamente la più alta espressione. Ecco come fare un buon digiuno.

Bere almeno 3-4 litri di acqua mineralizzata

La buona riuscita di un digiuno dipende dal tipo di acqua ingerita, che deve essere minimamente mineralizzata, cioè con un residuo fisso a 180°C non superiore a 50 mg/l. La caratteristica essenziale è il residuo fisso bassissimo. In questo contesto diciamo solo che le acque minimamente mineralizzate supportano ottimamente il funzionamento cellulare, evitano la disidratazione e sono le uniche in grado di depurare in profondità l’organismo.

Attenzione a una cosa: un bravo digiunoterapeuta non deve mai dare per scontato che il paziente sia affidabile da questo punto di vista, poiché il bere è anche un automatismo: chi è abituato a bere, lo farà tranquillamente e a maggior ragione anche durante un digiuno, mentre chi non è abituato a bere rischia, nonostante i buoni propositi di dimenticarselo. <<Quante volte verso metà giornata, mi è successo di chiedere ai pazienti quanto avessero bevuto, sentendomi dire “uno o due bicchieri”! Ecco, questo è il peggior modo per iniziare un digiuno e state certi che “la crisi da disintossicazione”, pur rarissima nella mia statistica grazie alle mie linee guida, non risparmierà queste persone. Perciò, il bravo digiunoterapeuta deve sapersi sincerare che il paziente abbia bevuto almeno 2 litri d’acqua entro le ore 13>>

Bere acqua soprattutto nella prima parte della giornata

Bere acqua soprattutto durante la prima parte della giornata è importante perché, se ricordate bene, quando abbiamo parlato della fisiologia della matrice, abbiamo spiegato che la prima parte della giornata, dalle ore 3 circa del mattino fino al primo pomeriggio, è quella in cui sono maggiormente attivi i processi di smaltimento delle scorie metaboliche. E’ quella condizione metabolica che in omotossicologia si definisce “stato di Sol”, cioè fase dell’attività con l’idrolisi delle proteine e con una simpaticotonia relativa, nel senso che prepondera il sistema nervoso simpatico (adrenalina, cortisolo ecc.) rispetto al sistema vagale. In parole povere, il mattino è la parte del giorno più idonea per smaltire le tossine e un buon digiuno prevede che entro le ore 13 debba essere bevuta una quantità di acqua pari pari almeno a 2 litri. Inoltre, in un digiuno è fondamentale bere l’acqua sotto forma di bevande calde.

Eliminare il caffè o valutare se farlo in maniera graduale

L’impressione che il caffè dia energia è assolutamente fittizia, in quanto in realtà esso la prende dalle nostre riserve, “rubandola” alle ghiandole surrenali, costringendole a secernere del nel sangue gli ormoni dello stress, cioè il cortisolo e l’adrenalina. Il caffè ha anche una effetto sull’emisfero sinistro del cervello: lo stimola a scapito dell’emisfero destro. L’emisfero sinistro è quello logico-razionale, mentre il destro è quello emotivo-intuitivo. Nella nostra società il cervello sinistro ha già preso il sopravvento sul destro, poiché è il cervello “competitivo”.

Tra l’azione del caffè sulle ghiandole surrenali e quella sul cervello sinistro, il risultato finale è l’aggressività, l’ansia, l’agitazione, la preoccupazione, gli scatti d’ira, l’intolleranza, l’impazienza: il mondo diventa ostile, il respiro cambia, la mente si trova in uno stato di costante inquietudine, può alzarsi la pressione, si può dormire male, si mangia compulsivamente, si teme per il futuro… L’ansia diventa una fedele compagna di viaggio! Consiglio a tutti di sperimentare un piccolo periodo senza caffè; provate almeno 10-15 giorni e vedete cosa succede; potrete sperimentare su voi stessi i benefici dell’eliminazione del caffè dalla vostra vita.

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Piccoli accorgimenti da tenere in considerazione

Durante un digiuno, rispetto alla vita di tutti i giorni, le cose non cambiano molto. Un consiglio importante è quello di non fare bagni e docce troppo caldi, specialmente al mattino, per evitare di stimolare un’eccessiva vasodilatazione che potrebbe creare un malessere e un calo pretorio, poi erroneamente imputabili al digiuno. Un altra cosa da evitare sono i bruschi cambiamenti di postura.

Gestire i possibili disturbi durante il digiuno

Durante il digiuno l’organismo espelle molte tossine e, specialmente nel caso di persone molto intossicate (chi beve poco, chi non fa sport, chi ha subito operazioni chirurgiche recenti, chi prende molte medicine ecc), può provocare alcuni possibili “sintomi da disintossicazione”. Possono comparire stanchezza, mal di testa, nausea, tachicardia, lombalgia, insonnia. Tali sintomi si verificano raramente, ma è comunque possibile affrontarli al meglio grazie a due fattori: l’agopuntura di sostegno e il fatto che la temperatura si stia alzando e di conseguenza si stia aumentando anche la produzione di energia. Perciò, prima di avventurarci nell’analisi dei possibili disturbi, è bene precisare che nella stragrande maggioranza dei casi il digiuno non da alcun tipo di disturbo.

Mal di testa

Anche questo disturbo, grazie all’agopuntura, è difficile che si presenti e, in genere, si limita a un cerchio alla testa, sempre dovuto alla disintossicazione e, come per la stanchezza, non dura a lungo. A volte il mal di testa è forte, ma questa ipotesi interessa solo i pazienti che già ne soffrono e che, essendo abituati a bloccarlo con analgesici, durante il digiuno possono sperimentare delle piccole crisi di risoluzione. Anche in questo caso l’agopuntura aiuta.

Nausea

La nausea più comune che si riscontra durante un digiuno è quando non si riesce più a bere l’acqua, quando l’acqua non va più giù, e questo è un problema perché non è facilmente gestibile neanche con l’agopuntura. In questi casi è necessario rallentare il flusso di uscita delle tossine, e questo viene fatto ad personam.

Il dopo digiuno

Le linee guida sulla stile di vita da attuare nel dopo digiuno devono necessariamente tener conto del singolo caso in questione, ma possiamo dire che esistono dei consigli “universali”, che vanno bene per tutte le persone; ecco una sorta di decalogo:

  1. Bere molto
  2. Conoscere consumare le acque migliori
  3. Bere molto al mattino
  4. Bere bevande calde, soprattutto se si è freddolosi
  5. Non abusare mai di cibi proteici (carne, salumi, pesce, latticini, formaggi, legumi, uova)
  6. Migliorare la qualità degli alimenti che si consumano (freschi, biologici)
  7. Tenere conto delle stagioni
  8. Masticare molto il cibo e non mangiare mai in piedi e di fretta
  9. Nutrirsi anche di altre fonti di energia
  10. Difendersi dallo stress

Estratti dal libro “Il digiuno felice” di Salvatore Simeone

Immagine di copertina: Ippocrate, padre della medicina occidentale e precursore dei principi della Vis Medicatrix Naturae, in un Dipinto di Robert Thom

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Salvatore Simeone, laureato in medicina e chirurgia nell’aprile 1986 presso l’Università “La sapienza” di Roma con una tesi sperimentale in agopuntura. Successivamente mette a punto la tecnica per il digiuno assistito dalla pratica dell’agopuntura, che gli consente di digiunare per ben 28 giorni nell’agosto dell’86. In seguito approfondisce anche altri aspetti della Medicina Quantica (o Biologia), che gli permetteranno di riportare importanti successi terapeutici nel trattamento della sindrome metabolica, delle malattie della tiroide, delle malattie autoimmuni e degenerative. Attualmente è considerato uno dei massimi esperti mondiali del digiuno terapeutico, avendo alle spalle più di trent’anni di pratica e migliaia di casi risolti, sia singolarmente, sia attraverso stage di gruppo.

via Dionidream