Psicologia

Ferita d’Abbandono: ecco come smettere di crederci e superarla

Molto spesso sentiamo questa forma di dolore o nostalgia, una paura profonda di perdita e abbandono della persona amata, di una relazione umana o lavorativa.

La ferita di abbandono riguarda la paura di crescere e la presunzione d’innocenza, cioè il volere restare in eterno in uno stato di purezza e protezione, dove tutto è come è sempre stato, rifiutando così il cambiamento, l’evoluzione e la vita. La ferita di abbandono è un abbraccio costante alla stagnazione che evita la vita, in quanto si percepisce il crescere come un lasciare uno stato di presunta innocenza o perfezione. La ferita di Abbandono e il dolore che richiama si superano solo se riconosciamo il nostro attaccamento e ci rendiamo conto che ci stiamo facendo del male, legandoci a qualcosa che sta mutando.

In effetti la vita è in continuo cambiamento e lì davanti, nel futuro, ci aspettano cose meravigliose, scoperte stupende che sono semplicemete una continuazione di quello che abbiamo provato nel passato. L’unione e lo stato di pace e protezione che può provare un bambino nell’utero della madre continua nella vita, solo che il grembo non è materno ma diventa Universale e cambia di continuo. Nemmeno il feto resta sempre uguale, anzi nei mesi di gestazione cresce continuamente…quindi l’idea innocente e illusoria di un paradiso eterno ed immutabile è di per se nociva alla crescita.

Quando crescendo perdiamo questa illusione dell’infanzia tendiamo a proiettare nel futuro questa speranza di un ritorno ad uno stato primigenio, immaginando una vita dopo la morte, un paradiso da raggiungere con le nostre azioni quotidiane… e al contrario un inferno che ci aspetta se le nostre azioni non sono meritevoli ed adeguate. Il vero inferno in realtà è il pensare all’esistenza di un paradiso o di un inferno separati che ci dividono costantemente tra colpa e innocenza, lasciandoci quindi nella vana speranza di una ricompensa o di un ritorno futuro.

Ecco la paura dell’Abbandono, la ferita che sentiamo quando crediamo di aver perso qualcosa o di potere perdere qualcuno. Non è così…questa è una concezione mentale, non ha nessuna prova oggettiva. Quando una persona cara muore o un amico ci lascia, in quel momento soffriamo perchè ricordiamo momenti passati…è come se ci proiettassimo in una realtà mentale in cui eravamo uniti a lui o a lei…e iniziamo a sentirci soli e abbandonati perchè quel lui e lei non ci sono più. Eppure se riuscissimo a stare nel processo del cambiamento scopriremmo che chi abbiamo perso non se ne è andato per davvero…ciò che sentiamo di avere perso non è tanto l’altro ma noi stessi.

La relazione con l’altro ci dava una immagine di noi che ora non c’è più! La loro perdita è la nostra perdita…questa perdita però è anche una conquista…se da una parte abbiamo perso un nostro modo di essere o di fare dall’altra ne abbiamo conquistato uno nuovo, quello che abbiamo adesso. Ecco il paradiso dove si nasconde…proprio in un costante riconoscimento che “chi siamo” è in costante mutazione.

Quindi la paura di essere abbandonati è la paura di perdere se stessi, non l’altro. L’altro riflette solo una parte del nostro essere a cui ci affezioniamo e ci attacchiamo. Attaccarsi per poi non riuscirsi a staccare non è mai salutare…crea dipendenza…dipendenza da quello che pensiamo di essere. Dobbiamo riconnetterci alla nostra forza, allora così non ci perderemo mai, chiunque ci sia aL nostro fianco…e così avremo semplicemente uno scambio salutare…un gioco di specchi…bello e ricco d’Amore.

Tutto il resto è illusione e come tale va vista…e questa illusione può sparire come d’incanto se ci avviciniamo a chi siamo e ci lasciamo mutare, senza pretendere di dovere essere sempre uguali…

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