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I 3 consigli degli stoici per essere resilienti e sviluppare la forza mentale

La forza mentale non è un concetto nuovo. Secoli fa, i filosofi stoici parlarono dell’importanza di sviluppare la forza psicologica necessaria per affrontare meglio le avversità della vita. Infatti, in un certo modo si potrebbe dire che gli stoici erano i precursori della moderna psicologia dell’auto-aiuto.

Sviluppare forza mentale equivale a mettere nello zaino gli strumenti utili per affrontare la vita. Prima o poi dovremo affrontare le avversità, falliremo e subiremo perdite, in quei momenti, se non avremo la necessaria forza psicologica, potremmo cadere vittima di pensieri automatici negativi e di passioni esagerate. Per questo motivo, è fondamentale che giorno dopo giorno ci assicuriamo di alimentare la nostra forza mentale.

I 3 consigli più preziosi dello stoicismo per sviluppare la forza mentale

Gli stoici partirono da un’idea chiave: presumevano che non fossero gli eventi a disturbarci, ma i giudizi che formuliamo sugli stessi. Ad esempio, il fatto che veniamo licenziati da un datore di lavoro può sembrare molto negativo, ma se in seguito riusciamo a trovare un nuovo posto di lavoro con delle condizioni migliori, allora sarà stata una cosa positiva. Dire addio a quel lavoro ci spingerà fuori dalla nostra zona di comfort.

Ciò significa che gli eventi non sono buoni o cattivi in ​​sé, è l’interpretazione che ne diamo che acquisisce una valenza positiva o negativa. Pertanto, dobbiamo assumere che non sono i fatti, ma le nostre aspettative e la valutazione degli stessi che termineranno per influenzarci.

1. Chiediti sempre qual è la cosa peggiore che può accadere

L’imperatore romano e uno dei maggiori esponenti dello stoicismo, Marco Aurelio, scrisse: “inizia ogni giorno dicendoti: oggi incontrerò interferenze, ingratitudine, insolenza, slealtà, indisponibilità ed egoismo… “

Perché dovremmo iniziare la giornata con questo pensiero apparentemente negativo? Perché è così che ci prepariamo mentalmente e non soccombiamo alle aspettative irreali. A prima vista può sembrare un po’ deprimente, ma la verità è che le persone con cui dobbiamo relazionarci possono essere particolarmente difficili. Tuttavia, ci aspettiamo che si comportino bene, quindi quando sorgono dei conflitti, ci arrabbiamo e cadiamo vittima della frustrazione.

Chiederci qual è la cosa peggiore che possa capitarci non è essere pessimisti, allo stesso modo che sottoscrivere un’assicurazione sulla vita non significa desiderare di morire, significa solo che siamo realisti e vogliamo essere preparati a ciò che potrebbe accadere.

Quando abbracciamo l’ottimismo ingenuo, questo si traforma in un ottimismo tossico che si nutre di aspettative irreali rispetto ad eventi che sfuggono al nostro controllo, quindi finiamo per frustrarci ed è più facile che cadiamo vittime di esaurimento nervoso.

Seneca ci incoraggia anche a prepararci in anticipo in modo che nulla ci colga di sorpresa perché, secondo le sue parole: “l’imprevisto ha effetti devastanti, aggiungendosi al peso del disastro” così che aumenta l’angoscia che proviamo. La soluzione sta nell’immaginare il peggior scenario possibile, per rafforzare la mente e prepararsi ad affrontarlo.

Certo, non si tratta di fare una tempesta in un bicchier d’acqua e sviluppare un pensiero catastrofico che aumenta ancor di più l’angoscia, si tratta solo di adattare il nostro livello di aspettative, essere consapevoli che le cose non andranno sempre come desideriamo.

2. Applica la “clausola di riserva”

Il filosofo stoico Epitteto la chiamava hupexhairesis. Fondamentalmente, è la stessa di quando diciamo “se la fortuna lo permette” o il classico “se Dio vuole”. È la clausola di riserva, riconoscere cioè che almeno una parte del risultato sfugge al nostro controllo.

Quando usi la clausola di riserva, se le cose non funzionano, la tua autostima non ne risentirà e non sarai tentato di rinunciare ai tuoi obiettivi. Sai che non hai il controllo al 100% e, quindi, non può essere colpa tua al 100%.

Non è una scusa per non provarci, significa semplicemente riconoscere che abbiamo un certo grado di controllo sul processo ma non sul risultato. Ad esempio, non possiamo prefiggerci di ottenere il punteggio più alto nell’esame, ma possiamo prefiggerci di studiare duramente per ottenere il punteggio più alto possibile.

In questo modo possiamo stabilire degli obiettivi più realistici e non saremo frustrati se non conseguiremo quello che desideriamo. Quando ci concentriamo su ciò che possiamo controllare, troviamo anche più facile progettare un piano d’azione realistico. Infatti, si è visto che quando ci concentriamo sui risultati tendiamo ad essere più deboli, mentre concentrarci sullo sforzo ci permette di fare meglio.

Se crediamo di avere il controllo totale, la realtà ci ricorderà che non è così, il che ci farà arrabbiare e ci arrenderemo più facilmente. Invece, basta concentrarci su ciò che possiamo controllare. Chiaro e semplice: fai tutto ciò che puoi. Seneca lo sintetizzò dicendo: “l’uomo saggio guarda allo scopo di tutte le azioni, non alle loro conseguenze; gli inizi sono nelle nostre mani, ma la fortuna determina il risultato e questo non ha il potere di cambiare il mio verdetto su di me”.

3. Metti le cose in prospettiva

Quando siamo depressi e desideriamo rinunciare, gli stoici sapevano che quello di cui abbiamo bisogno è un po’ di prospettiva. Il mondo è un posto meraviglioso e la vita è molto lunga, ma quando commettiamo errori ce ne dimentichiamo e l’unica cosa a cui riusciamo a pensare è a questo contrattempo, al fallimento o all’errore che abbiamo commesso.

Quindi, dobbiamo solo fare un passo indietro e guardare l’intero quadro. Marco Aurelio disse: “molte delle ansie che ci assillano sono superflue: essendo solo creature della nostra immaginazione, possiamo liberarcene ed espanderci in una regione più ampia, lasciando che il nostro pensiero abbracci l’intero universo”.

Gli stoici parlavano del “guardare dall’alto” in riferimento ad un semplice esercizio prospettico. Immagina di vederti dal cielo. Noterai quanto sei piccolo rispetto alla città, e quanto è piccola la città rispetto alla nazione. Allora ti renderai conto che il paese è piccolo rispetto al mondo e più tardi, che il pianeta è solo un punto nella galassia.

Questo non significa che siamo insignificanti, ma solo che a volte siamo presi dalla nostra interpretazione degli eventi. Lo psicologo Daniel Kahneman battezzò questo fenomeno come “illusione di messa a fuoco” affermando che “nella vita nulla è tanto importante quanto credi che sia mentre lo stai pensando”.

Quando metti i problemi in prospettiva e acquisisci una visione più ampia, potrai resistere meglio all’influenza dell’illusione di messa a fuoco e rimarrai mentalmente forte anche sotto la pressione più intensa.

via Angolo della Psicologia

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