Spiritualità

I principi fondamentali del risveglio spirituale

Il risveglio spirituale è un invito antico ad abbracciare se stessi così come si è, imperfezioni incluse. È aprirsi al dono della vita, accogliendo ed accettando sia la gioia che il dolore, poiché tutto fa parte di essa. Ma come risvegliare il proprio spirito? Ecco i principi fondamentali.

1 – Non c’è una meta, c’è il qui e ora

Dobbiamo scrollarci di dosso i preconcetti di spazio e tempo, di futuro e di passato (fattori comunque incontrollabili) e concentrare il nostro io su ciò che è vivo ed esiste qui, adesso. È soltanto dal presente che possiamo ottenere le vere risposte.

2 – Resistere e pensare crea sofferenza

Basta rimuginare sul nostro dolore, sulle nostre paure o la nostra rabbia: è un circolo vizioso che crea nuova sofferenza. Meglio liberarsi dal passato e da proiezioni negative del futuro ed incontrare la vita del presente, senza pregiudizi e senza caricarsi di aspettative. Vivere il momento ed accettarlo come un regalo, qualsiasi cosa comporti.

3 – Pensieri e sensazioni sono visioni soggettive e non corrispondono a verità

Come i suoni che udiamo, così anche le sensazioni fisiche ed i pensieri vanno e vengono spontaneamente. Perciò è meglio limitarci ad osservarli con un certo distacco: di certo non possiamo cancellarli, controllarli o sfuggire da essi ma possiamo comunque accettarli, con curiosità e gentilezza. Ed accoglierli all’interno di noi stessi.

4 – Noi siamo lo spazio per i pensieri, non i pensatori

Mai identificarsi nei propri pensieri: contrariamente a quanto si possa pensare non sono noi, e non sono la verità: si tratta solo di suggerimenti, immagini, voci, giudizi, rumori, tuffi nel passato o balzi nel futuro che arrivano e subito scompaiono, come nuvole nella vastità del nostro cielo spirituale. Perciò è inutile cercare di bloccarli, cacciarli o controllarli, ma diveniamo piuttosto lo spazio per contenerli. Avere coscienza dei propri pensierisignifica non restarne intrappolati. Non sono i nostri pensieri a definire chi siamo, semplicemente li “conteniamo” all’interno di noi stessi, in una sorta di abbraccio.

5 – Onorare il proprio dolore e il disagio

È molto importante saper prendere atto anche delle sensazioni sgradevoli, in modo da conferire loro dignità. La vera gioia, in realtà, non è l’assenza o l’opposto di dolore o tristezza, ma il desiderio di abbracciarli entrambi.

6 – L’accettazione non è un qualcosa che facciamo, ma ciò che siamo

L’accettazione non è la certezza che un’emozione o un pensiero sgradevole alla fine possa scomparire. C’è anzi la possibilità che esso ci accompagni per un po’ di tempo. Allora è meglio trattarlo come se potesse rimanerci per sempre, in modo da attenuare la “pressione” del tempo con domande come “Perché è ancora qua?”. Meglio affrontarlo con curiosità e permettergli di far parte della scena presente. Solo così se ne andrà via, alla fine.

7 – Procedere per tappe

Spesso si è così concentrati sulla meta che ci dimentichiamo del viaggio, al punto che ogni passo in avanti perde valore e viene sminuito perché non siamo ancora arrivati. La gioia però può essere scoperta in qualsiasi momento e ha poco a che fare con le mete. Goditi dunque ogni piccola tappa presente.

8 – Mai paragonarsi agli altri

Ognuno di noi è unico e costituisce un percorso a sé. Paragonarsi a qualcun’altro è un’azione totalmente priva di senso poiché quando si fanno paragoni si svaluta la propria unicità, i propri talenti e verità e ci si disconnette dalla propria esperienza presente, che è unica.

via Breaknotizie

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