Le frasi del libro Il cavaliere nell’armatura arrugginita ci offrono grandi lezioni di autoconoscenza. In questa avventura narrativa siamo testimoni di quella alchimia interiore che dovremmo sperimentare tutti qualche volta. Poche opere risultano così semplici ed evocative riguardo alla trasformazione umana e al tentativo di imparare a essere migliori.

Un elemento di quest’opera che risulta senz’altro curioso e al contempo affascinante è il suo autore. Robert Fisher è stato uno dei migliori scrittori di commedie nel mondo del cinema, del teatro e della televisione. Ha lavorato per Groucho Marx, Lucille Ball e Bob Hope. Questo autore ha goduto di una carriera eccezionale nel mondo della scrittura, oltre che di una meravigliosa maestria che gli ha permesso di trasmetterci una visione più ottimistica e costruttiva della vita.

La sua capacità di far ridere lo spettatore andava mano nella mano con la riflessione. Quella riflessione capace di far vedere i propri limiti e le proprie potenzialità. La sua vasta esperienza come comico e drammaturgo gli ha conferito quell’innata capacità di risvegliare le coscienze e di trasformare i suoi lavori in opere di auto-aiuto, un cammino accessibile, originale ed evocativo per facilitare il nostro sviluppo personale.

Frasi dal libro Il cavaliere nell’armatura arrugginita

La storia centrale di questo libro ci presenta un gentiluomo davvero unico. Ci troviamo di fronte a un uomo a prima vista ammirevole: coraggioso, che compie (in apparenza) azioni nobili, e generoso… In realtà non ci vuole molto per accorgersi che qualcosa non quadra. Vive talmente accecato dalla luminosità della sua stessa armatura da non saper apprezzare quello che ha.

La sua cecità raggiunge un punto tale da trascurare quello che lo circonda. Incapace di apprezzare qualsiasi cosa che vada al di là dalle sue stesse virtù, un giorno si accorge di un fatto molto singolare: la sua armatura smette di brillare, sta arrugginendosi. Prigioniero di sé stesso, intraprende un viaggio di iniziazione e trasformazione spirituale nel quale può liberarsi da molteplici ostacoli. È allora che, attraverso i personaggi e le esperienze originali, ci lascia grandi insegnamenti.

Le frasi del libro Il cavaliere nell’armatura arrugginita sono indubbiamente esempi di questa conoscenza, di questo risveglio che tutti dovremmo favorire.

1. Quello che si trova sotto le nostre armature

“Ci costruiamo delle barriere, per proteggerci da ciò che pensiamo di essere. Poi, un bel giorno, quell’armatura rimane appiccicata al nostro corpo, e non sappiamo come fare a disfarcene!”

Il cavaliere aveva la piena convinzione di essere buono e generoso. Tuttavia, le sue azioni non evidenziavano tale nobiltà, tali qualità. C’era qualcuno nella sua armatura scintillante che aveva bisogno di essere lucidato per compensare le sue grandi mancanze.

Questo personaggio era in grado di scatenare feroci battaglie per affrontare tutto quello che considerava malvagio. Tuttavia, in nessun momento si era reso conto di quel nemico che aveva dentro di sé, di quel drago inferocito che aveva intrappolato il suo autentico Io.

In qualche modo, ci svegliamo tutti ogni giorno con la nostra armatura arrugginita. Quella in cui camuffiamo realtà interne irrisolte, resistenze che ci limitano, che estinguono il nostro essere autentico.

2. Lo sfogo emotivo

“Solo le lacrime degli autentici sentimenti ti libereranno dalla tua armatura.”

Il riconoscimento dei nostri bisogni e il contatto con le emozioni che blocchiamo dentro di noi sono i primi passi per sbarazzarci del peso della nostra armatura. Per rimuovere quella ruggine e brillare di nuovo, niente di meglio che ossigenare spazi, sfogare tensioni, piangere…

3. Diventare consapevoli di quello che è importante

“Agli esseri umani sono stati dati due piedi affinché non debbano restare in uno stesso posto, ma se rimanessero fermi più spesso per poter accettare e apprezzare, invece di andare da una parte all’altra cercando di impadronirsi di tutto quanto possono trovare, comprenderebbero davvero l’ambizione del cuore”.

Questa è una delle frasi del libro Il cavaliere nell’armatura arrugginita che più ci invita a riflettere. Il nostro cavaliere attraversa territori, paesi e regni per fare del bene. Salva, difende, protegge e combatte contro il male. Questo personaggio arriva ad alimentare un amore più grande per la sua stessa armatura che per la sua famiglia.

Sua moglie Juliet e suo figlio occupano a malapena un posto nella sua memoria. Ha trascurato quello che è davvero importante. Non dimentichiamo che siamo tutti liberi di muoverci, di crescere e di progredire, ma allo stesso tempo dobbiamo essere consapevoli delle nostre radici, di quello che è importante.

4. Il qui e ora

“Non aveva mai goduto di quello che accadevo nel momento presente. Per la maggior parte della sua vita, non aveva ascoltato davvero niente e nessuno. Il suono del vento, della pioggia, il suono dell’acqua che scorre attraverso i ruscelli, erano sempre stati lì, ma in realtà non li aveva mai sentiti… ”

Apprezzare il momento presente, essere ricettivi nei confronti di quello che ci circonda è un modo per diventare consapevoli di quello che ha un valore autentico. Ponendo lo sguardo sul proprio ego, su ciò che abbiamo fatto ieri o che faremo domani, la nostra armatura arrugginisce ulteriormente. La vera luce è nel momento presente, quello in cui si trovano le nostre opportunità, dove possiamo trovare la nostra felicità.

5. L’amore per sé stessi

“Il cavaliere pianse di più quando capì che se non si amava, che non poteva amare davvero gli altri. Il suo bisogno di loro si sarebbe frapposto. Allora apparve il mago e gli disse: puoi amare gli altri solo nella misura in cui ami te stesso.”

C’è un momento nel libro in cui il cavaliere non ce la fa più. È avanzato così tanto nella foresta del suo inconscio che pensa solo a fuggire, a tornare dalla sua famiglia. In seguito si rende conto di una cosa: non può ancora tornare indietro perché non sa come prendersi cura di sé stesso. Chi non sa come prendersi cura di sé stesso e che non si ama, difficilmente può amare gli altri come meritano.

Questo è quindi il nostro primo passo verso la trasformazione personale: coltivare un sano amore per sé stessi, imparare ad apprezzare noi stessi, a guarirci, a prenderci cura di noi.

6. Il silenzio come canale di ascolto

“Stare zitti non significa solo non parlarci”

Un’altra delle frasi più interessanti del libro Il cavaliere nell’armatura arrugginitaNell’opera il cavaliere deve affrontare il drago dei suoi pensieri in mezzo alla solitudine e al silenzio più rigoroso. Una situazione del genere non è confortevole, perché ci sono troppi rumori mentali e corazze inconsce, quelle che impediscono di accedere all’Io autentico per sconfiggere il falso Io…

Romperle per chiarire i propri bisogni e abbracciare il proprio essere autentico, sarà possibile solo in uno scenario in cui regna il silenzio. Lì dove non c’è altra opzione se non ascoltare.

Per concludere, bisogna ricordare che Robert Fisher in più di un’occasione ha spiegato che l’idea di questo libro nacque da diverse esperienze di pre-morte. La vita lo mise di fronte a questo limite in varie circostanze e in ognuna di esse la sua voce interiore gli disse: “Non devi morire. Non hai ancora fatto quello per cui sei venuto al mondo”.

Questo libro era la sua missione, e anche questa esperienza ha trasformato la sua vita. Dedicò 6 anni e mezzo a Il cavaliere nell’armatura arrugginita, che ci ricorda che abbiamo anche la missione di trovare il nostro scopo; prima, però, dobbiamo liberarci dalla nostra armatura.

via La Mente Meravigliosa