Ciò che il bruco chiama fine del mondo, il resto del mondo chiama farfalla.” – Lao Tze

Il coaching nasce in ambito sportivo. Già negli anni Settanta, Tim Gallway, capitano della squadra di tennis di Harvard, inizia a studiare come migliorare il rendimento dei giocatori attraverso il superamento di ostacoli interni, piuttosto che concentrarsi su come affinare la tecnica. “C’è sempre una partita interiore che è giocata nella tua mente, qualsiasi sia la partita che stai giocando. Il modo con cui affronti questa partita fa la differenza fra il successo e il fallimento

Il cosiddetto “Inner Game” di cui parla Gallway si svolge contro ostacoli interni mentali ed emotivi, ed ha lo scopo di favorire l’espressione piena del proprio potenziale; si contrappone al gioco esterno, che ha come avversario quanto avviene al di fuori di noi, e che è fuori del nostro controllo.

Gli atleti o le squadre di sportivi sono quasi sempre affiancati da coach che li aiutano a massimizzare il loro potenziale e a modellare la loro mente, affinché quest’ultima diventi la migliore alleata in tutto l’iter che va dall’allenamento quotidiano, all’affrontare una gara, e anche a come considerare una performance avvenuta, sia questa al di sopra o meno delle aspettative.
In alcuni testi di coaching sportivo focalizzati sull’approccio del tao, si parla di “psicologia del sogno”, perché gli atleti praticano visualizzazioni creative in maniera costante, proprio come parte integrante del loro allenamento quotidiano. Si tratta di un tipo di meditazione visiva. Come è dimostrato da studi scientifici, per l’inconscio un’azione vissuta ha lo stesso valore di un’azione immaginata nei lobi frontali durante la pratica di visualizzazione, se ad essa è associata anche un’emozione che renda intensa e reale l’esperienza. Visualizzando, ampliamo quindi la gamma delle esperienze vissute, rendendo molto più semplice e veloce il raggiungimento dei nostri risultati, sempre che si lavori bene sulle paure e sulle convinzioni limitanti, altrimenti questo non accade.

La psicologia del sogno ruota intorno a dei pilastri ben definiti: motivazione, impegno, fiducia, autostima, coraggio, concentrazione, eccitazione e osservazione. Sono concetti che, al di là dello sport, possono essere molto utili nella vita di tutte le persone che stanno lavorando sulla trasformazione personale. Ho creato una piccola guida che ogni tanto può essere utile consultare nei momenti di stallo, per capire su quale pilastro fare leva.

Motivazione: quando ci rendiamo conto che non portiamo a termine un progetto per raggiungere un risultato desiderato, può essere utile ricordarci quali sono le motivazioni profonde che ci spingono in quella direzione. Qual è lo scopo finale associato al raggiungimento di quell’obiettivo specifico? In che modo raggiungere quell’obiettivo è in linea con l’idea della persona che vogliamo diventare ed essere? Questo è un punto a mio parere fondamentale, da cui non si può prescindere, ossia ricordarci che alla base di tutto c’è un concetto di identità a cui vogliamo aderire. E quindi iniziamo ad allinearci consapevolmente alla persona che vogliamo diventare con azioni quotidiane diverse dalle solite, in linea con la personalità che a nostro parere esprime al meglio la nostra essenza. I grandi traguardi si raggiungono sempre con piccoli passi.

Impegno: Prendiamo degli impegni con noi stessi e portiamoli a termine. Se desideriamo qualcosa è necessario metterci all’opera davvero, e, se ci sono degli intoppi, invece di rimproverarci, domandiamoci cos’altro abbiamo fatto: forse nel nostro piano d’azione ci sono elementi che non abbiamo considerato e che invece sono importanti per noi per sentirci in equilibrio.

Fiducia: Mi piace considerare la fiducia come una sorta di valore supremo. Se stiamo partendo con un’intenzione che davvero è in linea con chi siamo, tutto andrà bene, nella misura in cui è possibile in quel determinato momento. Rimuginare, pensare ossessivamente ai problemi, ci allontana da quello che desideriamo, contrariamente a quello che ci ha insegnato la generazione precedente alla nostra. Bene essere concentrati, ma mai controllanti, e ricordarci che l’energia va dove va l’attenzione, e quindi sì alla sana preoccupazione, no al delirio dei pensieri, che risucchia energie psichiche e fisiche.

Autostima: Quando sentiamo vacillare la nostra autostima, osserviamo persone con qualità simili alle nostre, e notiamo come i loro successi siano una prova del fatto che anche noi possiamo raggiungere gli stessi traguardi.
Teniamo una lista scritta quotidiana dei piccoli successi, in modo da impostare la nostra attenzione selettiva su tutto quello che ci riesce bene.
Scriviamo una frase significativa per noi e che possa aiutarci a riconnetterci istantaneamente allo stato emotivo di fiducia in noi stessi, e ripetiamola mentalmente come un mantra. Scriviamola su un post it, oppure teniamo un foglietto nel portafogli, e ogni tanto ricordiamoci di leggerlo. Non è metaforicamente il trofeo che conta, ma il viaggio, quanto ci impegniamo, e soprattutto il fatto che riusciamo a divertirci mentre proseguiamo lungo il nostro percorso.

Coraggio: Teniamo aperto il canale di comunicazione con il nostro cuore, per individuare la direzione. Se questa sarà chiara, se la nostra intenzione è ben definita, allora tutto quello che accade avrà un senso rispetto all’intento che abbiamo manifestato.

Presenza: Diceva Gurdjieff: “Ricordati di te”. La presenza è la capacità di essere nel flusso, di essere nel corpo, lasciando scorrere il mentale su un piano secondario. Più si è presenti e più si è concentrati, e questo lo sanno bene i mistici, ma anche gli attori, oltre che gli sportivi. Affidiamoci a noi stessi, imparando ad ascoltare i segnali del corpo, perché il corpo ha una sua intelligenza con cui bisogna imparare a sintonizzarsi.
La presenza è quella capacità grazie alla quale, quando siamo immersi in un problema, riusciamo a fare “un passo indietro sul balcone” e ad osservare con una prospettiva molto più ampia quello che sta accadendo, cogliendone il senso nel flusso della nostra vita.

Eccitazione: Poniamoci come dei bambini nei confronti del mondo, con lo stesso stupore. I grandi saggi, non a caso, si dice abbiano l’animo dei bambini: riappropriamoci della capacità di sorprenderci, di meravigliarci, e non dare nulla per scontato.

Osservazione: Osserviamo, più che i fatti spiccioli, quali sono le forze che agiscono nel campo in cui viviamo. Anche la resistenza stessa è una forza: sembra limitarci, ma in realtà ci permette di contattare il desiderio, perché è proprio dai contrasti che nasce la vita. La capacità di porci come osservatori è direttamente proporzionale al lavoro emotivo: più lavoreremo sui nostri pattern emotivi e più svilupperemo la capacità di tollerare di sentire e di porci in uno stato di presenza attiva e consapevole, smarcandoci da noi stessi proprio come se fossero due fogli attaccati e che poi vengono separati.

di Marcella Di Martino

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