Psicologia

Imparare ad accettare le Ombre dentro noi stessi

“Sono responsabile di quello che dico e non di quello che capiscono gli altri”. Questa è un’ottima filosofia di vita, una frase sola che racchiude il senso di quello che io voglio sia la mia vita.

Tutti abbiamo pregi e difetti e dobbiamo imparare ad accettarli entrambi per vivere completamente e non a pezzi; capita a volte di sentirsi in qualche modo “rotti”, con qualche mancanza, qualche pezzo che non è al suo posto, e questo accade perché non siamo in grado di accettare le ombre della nostra vita.

Guardando solo la luce si rischia di perdere dei frammenti per strada, di sgretolarsi pian pianino e inesorabilmente… per evitare questo c’è solo una cosa da fare, ed è amarsi interamente per quello che si è, con tutte le ombre e tutti gli errori commessi.

Non serve a niente dare la colpa agli altri per la propria infelicità, peròè un meccanismo di autodifesa che si innesca ogni volta che accade qualcosa che destabilizza. Molte volte si ripiega sulle frasi fatte sulla società: “la società di oggi ci porta a questo“, “è colpa della società in cui viviamo se accadono queste cose“… insomma non è mai colpa di se stessi.

Questo atteggiamento sbagliato fa si che chi vive in questo modo non riesca a rendersi protagonista della propria vita. “Solo se amiamo, accettiamo e approviamo realmente noi stessi così come siamo, tutto andrà bene nella nostra vita. L’approvazione e l’accettazione di se stessi, qui e ora, sono le chiavi per arrivare a cambiamenti positivi in ogni aspetto della nostra vita”– Louise L. May

Per iniziare ad accettarsi bisogna prima di tutto imparare a slegare la percezione che si ha di sé da misure o valutazioni esterne: per esempio, se ci si basa sulla valutazione che hanno gli altri o sulla base della carriera, l’autostima avrà sempre un andamento discontinuo in quanto questi fattori esterni possono variare.

La prima cosa da fare è accettare il fatto che si può essere felici a prescindere dalle circostanze in cui si vive e che inevitabilmente ci sono cose che sfuggono al nostro controllo, sempre e comunque: sostanzialmente bisogna imparare ad essere protagonisti della propria vita e non spettatori, bisogna imporsi il mantra “io devo essere felice e non voglio sprecare il mio tempo per qualcosa che me ne priva“.

Un’altra cosa da fare per raggiungere il senso di completezza che porta alla felicità, è quella di smettere di compiacere gli altri ed iniziare a capire cosa vogliamo veramente. In seguito, si può iniziare a dialogare con se stessi, smettendo di denigrarsi e smettendo di etichettarsi come incapace o fallito, ma cercando di capire il motivo per il quale non si è raggiunto un obiettivo e in quali altri campi invece si è stati vincenti.

Il secondo consiglio che può aiutare è quello di soddisfare le proprie necessità indipendentemente da quello che gli altri fanno o non fanno, e soprattutto cercare di criticarsi come si criticherebbe un amico, perché spesso si è molto meno critici rispetto agli amici che rispetto a se stessi. Si deve imparare a porsi verso sé come farebbe un padre amorevole, che incita e sprona a tentare e ad andare avanti ma che non critica, e soprattutto evitare di cercare la perfezione, e piuttosto compiacersi dello sforzo fatto per arrivare dove si è.

Infine, è fondamentale intraprendere ogni giornata celebrando la vita e non la sfida, perché un giorno nuovo non è un campo di battaglia dove bisogna per forza vincere o perdere, eternamente in competizione con qualcuno o qualcosa, ma anzi un nuovo giorno è una nuova opportunità di crescita. Scrivere le proprie qualità e rileggerle ogni mattino può essere un valido aiuto per chi pensa di non essere in grado di affrontare la giornata.

Accettare se stessi con le proprie luci e le proprie ombre, è il modo migliore per andare avanti forti e maturi; in fondo non si può superare qualcosa di cui si nega l’esistenza, quindi imparare ad amare i propri lati oscuri, le proprie debolezze, è l’unico modo per poter arrivare ad essere veramente felici, ma soprattutto totalmente completi.

Articolo di Valeria Bonora

via Conoscenze al Confine

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