Quando all’atto del concepimento non siamo soli…

Nel nostro libro dal titolo “Il mio gemello mai nato” ci occupiamo di un tema molto particolare: si tratta della Sindrome del Gemello che resta e ne parliamo partendo da un presupposto molto particolare, che è bene precisare per chi ancora non conosce l’argomento: all’atto del concepimento, in una percentuale di casi non ancora bene definita, non siamo soli.

Il fenomeno naturale della gemellarità embrionale è confinato da alcuni autori in una percentuale contenuta fra il 10 ed il 20%, (altri affermerebbero di molto superiore ) ed è probabile che in un futuro potrà godere di una valutazione scientifica più stabile.

Il gemello mai nato, dov’è?

Ma durante la gestazione viviamo la nostra vita di embrioni in condivisione energetica e fisica con un fratello gemello e poi al termine della gravidanza nasciamo soli, cosa accade nel nostro primo nido di vita che ci porta infine a nascere soli?

L’ipotesi è che Madre Natura, durante il concepimento, favorisca il manifestarsi di più di una forma di vita come se avesse a cuore portare a compimento il miracolo della nascita… E per avere garanzia di successo potrebbe dispensare questa facoltà a più di un bottone embrionale, come a voler ingaggiare una collaborazione biologica nel raggiungere il traguardo.

Questo atteggiamento risponde ad una necessità di vita: la sopravvivenza della specie. E poiché nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, come afferma il ferreo postulato di Lavosier, ci siamo chieste, nel caso della sindrome del gemello – che per noi non scompare, ma resta! – dove va a finire il gemello che non nasce?

“Quello che eravamo prima, lo siamo ancora”

Qui Sant’Agostino giunge in aiuto scrivendo:

«La morte non è niente. Sono solamente passato dall’altra parte: è come fossi nascosto nella stanza accanto. Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora. Chiamami con il nome che mi hai sempre dato, che ti è familiare; parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato. Non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste. Continua a ridere di quello che ci faceva ridere, di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme. Prega, sorridi, pensami! Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima: pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza. La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto: è la stessa di prima, c’è una continuità che non si spezza. Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente, solo perché sono fuori dalla tua vista? Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo. Rassicurati, va tutto bene. Ritroverai il mio cuore, ne ritroverai la tenerezza purificata. Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami: il tuo sorriso è la mia pace».

La morte: accettare la trasformazione alchemica

La morte è un processo alchemico. E la sua funzione è alimentata anche dalle parole “moto”, “movimento”, concetti intrinsecamente collegati. Il gemello quindi ha creato un movimento da sé verso l’altro, non è svanito, come alcuni autori sostengono. Come insegna l’alchimia, la pratica della trasformazione racchiude in sé l’unione.

Se io nego la funzione che ha il motore della trasformazione impedisco la trasformazione di cui la morte è motore. E quindi impedisco l’integrazione. A quel punto il simbolo biologico e la funzione biologica sono in blocco. Da qui si genera disfunzione e quindi patologia.

Da quell’incontro con nostro fratello, quel fratello generato ma non nato, origina il senso di ogni cosa, da lì, dal teatro che è l’utero di nostra madre, parte un’immagine che si ribalta ai nostri occhi e che ci orienta.

Nostro fratello resta in un non luogo e da lì attraverso un periscopio osserva ogni cosa cercando di analizzarla e assaporarla come può. Da quello spazio interiore e confinato vive nel suo sommergibile emotivo una dimensione insondabile a cui abbiamo accesso solamente noi, e ne abbiamo un accesso che resta inconsapevole per molto tempo.

Quella voce che da adulti non sentiamo più

Forse da bambini nemmeno ci chiediamo come mai gli adulti non vedono e non sentono quel nostro amico immaginario che vorremmo fosse nostro fratello o nostra sorella, e smettiamo di dargli voce e spazio quando ci convincono che non esiste. A furia di sentircelo dire dubitiamo, e quel dubbio sopprime, inibisce, trasforma. Ma si sa, una cosa è comprendere, analizzare e trasformare, una cosa è negare: più nego la presenza di qualcosa che esiste più essa spinge per manifestarsi, e parte da qui qualcosa che mi induce a farmene carico, prima o poi.

Non abbiamo certezza di poter incontrare l’amico a cui abbiamo dato appuntamento ieri, poiché possono nascere imprevisti che vedranno il nostro incontro dileguarsi, ma abbiamo la certezza che prima o poi incontreremo nostro fratello, il nostro gemello mai nato.

È l’incontro con la I maiuscola che è scritto a fuoco nel firmamento del nostro cuore. Non possiamo mancare. È un appuntamento senza data ma proprio per questo l’appuntamento principe. Un giorno dirompe da un niente, che poi definirai con contorni delineati e a cui darai un’origine, un movimento forte, denso, chiaro, e da quel punto in poi tutto si rovescia. Quella voce negata riprende a parlare e anche se subito ne hai timore, panico, ansia, soggezione, tanto che saresti disposto a fartela cancellare chirurgicamente, fosse possibile, tanto è grande il disagio di gestirla, sai che non puoi vivere senza.

via UnoEditori

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Di Caterina Civallero e Maria Luisa Rossi

Caterina Civallero si occupa di benessere da circa trent’anni. Organizza e gestisce corsi, seminari e percorsi individuali per favorire l’alimentazione consapevole, la salute personale, l’apprendimento delle arti corporee e tecniche di autoguarigione.
Scrive da anni articoli e racconti su alcuni giornali online. Per Uno Editori e coautrice de “Il mio gemello mai nato” (2018)

Maria Luisa Rossi naturopata e iridologa, Presidente dell’associazione Armonia di Manipura, promuove e struttura percorsi completi di integrazione olistica. Nei suoi seminari insegna tecniche di avvicinamento e di approfondimento olistico, nelle consulenze individuali imposta percorsi integrativi per il recupero dell’equilibrio corporeo e comportamentale.

Organizza conferenze e scrive e realizza tesi mirate alla diffusione di argomenti scientifici in chiave semplice e di facile comprensione. Per Uno Editori e coautrice de “Il mio gemello mai nato” (2018)