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La Consapevolezza è la Felicità

Quando si parla di meditazione, di buddhismo, di zen, quasi sempre, sentiamo ricorrere la parola consapevolezza.
Ma cosa significa essere consapevoli?

La consapevolezza rappresenta uno stato di presenza mentale non giudicante, di vigile attenzione, di apertura ricettiva, di percezione del sé nel qui ed ora.

Il contrario della consapevolezza è la vita vissuta con l’autopilota, ovvero inconsapevolmente. Senza avere percezione del presente e di ciò che si sta facendo nell’istante in cui avviene l’azione. Nella costante illusione (il velo di Māyā), della realtà fenomenica.

Eminenti maestri zen, quali ad esempio Thich Nhat Hanh, hanno dato alla consapevolezza una importanza basilare. Ogni azione della giornata, deve essere svolta consapevolmente. Camminare, mangiare, bere una tazza di thè, telefonare, lavare i piatti, insomma svolgere qualsiasi normale attività quotidiana, anche quella più semplice.

Nulla deve essere fatto distrattamente o senza averne costante percezione.

Ma perchè la consapevolezza è così importante?

Vivere in consapevolezza significa porre attenzione al sè. Significa porre una attenzione vigile e non giudicante a ciò che succede intorno a noi.

Dunque esercitare la consapevolezza, in pratica, equivale a meditare.

Vivere in consapevolezza ci fa essere concentrati sul qui ed ora, sull’istante che stiamo vivendo, pertanto la mente non è distratta da pensieri fuorvianti.

Niente fardelli dal passato, niente assilli per il futuro. Come in meditazione, semplicemente si è.

Lo scopo/non scopo della consapevolezza, come forma di meditazione, è dunque  quello di tralasciare il turbinio impermanente degli avvenimenti della realtà fenomenica.

Tralasciare l’illusione della realtà e vivere sempre più al centro del cerchio della vita, dove tutto è permanente.

Essere consapevoli significa essere centrati. Significa abbandonare le illusioni, i desideri, la brama, la frustrazione, la rabbia, per raggiungere uno stato di sè superiore.

Come ci insegna il buddhismo, uscire da illusione, desiderio, attaccamento alla realtà impermanente, fa cessare il nostro stato di sofferenza e ci conduce verso la felicità.

Di seguito un brano del Satipatthana sutta, il grande sermone sui fondamenti della presenza mentale, tradotto dal pali dal maestro Thich Nhat Hanh (e Annabel Laity).

Satipatthana sutta dal Majjhima Nikaya.

Il Buddha disse: “Bhikkhu, c’è una via meravigliosa per aiutare gli esseri viventi a realizzare la purificazione, superare direttamente il dolore e la tristezza, porre fine alla sofferenza e all’ansia, percorrere il retto sentiero e realizzare il nirvana. È la via dei quattro fondamenti della consapevolezza.

“Quali sono i quattro fondamenti?

  1. “Bhikkhu, il praticante si radica nell’osservazione del corpo nel corpo, accurato, consapevole, con una chiara comprensione, avendo abbandonato ogni desiderio e avversione per questa vita.
  2. “Egli si radica nell’osservazione delle sensazioni nelle sensazioni, accurato, consapevole, con una chiara comprensione, avendo abbandonato ogni desiderio e avversione per questa vita.
  3. “Egli si radica nell’osservazione della mente nella mente, accurato, consapevole, con una chiara comprensione, avendo abbandonato ogni desiderio e avversione per questa vita.
  4. “Egli si radica nell’osservazione degli oggetti mentali negli oggetti mentali, accurato, consapevole, con una chiara comprensione, avendo abbandonato ogni desiderio e avversione per questa vita”.

Fonte: http://www.semplicementezen.com/2016/06/22/consapevolezza-e-felicita/

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