Psicologia

la legge del distacco: come imparare a distaccarti da ciò che desideri

Il futuro inizia oggi, non domani. (Papa Giovanni Paolo II)

Madre Teresa di Calcutta diceva “Ieri è passato. Il domani non è ancora arrivato. Abbiamo solo l’oggi: cominciamo“. Questa frase racchiude appieno il concetto di distacco emotivo.

Spesso si parla di distacco emotivo ma a quanto pare non è di facile comprensione.  Per rendere il concetto maggiormente comprensibile vi invito a riflettere su questa storiella.

Psicoracconto sul distacco emotivo

Un turista americano viaggia a Calcutta, con il solo scopo di visitare un famoso saggio. Il turista si sorprese di vedere che il saggio viveva in una stanza molto semplice ma piena di libri. Gli unici mobili erano un letto, un tavolo e una panca.

– Dove sono i suoi mobili? – chiese il turista.

E il saggio gli chiese a sua volta: – e dove sono i tuoi?

– I miei? – Sorpreso, il turista risponde – Ma io sono qui solo di passaggio!

– Anche io … – concluse il saggio.

Questa favola rappresenta perfettamente uno dei pilastri del buddismo, filosofia alla quale ha attinto recentemente la Psicologia: il distacco emotivo, che è una delle principali vie per raggiungere la pace spirituale, il benessere e la felicità. Tuttavia, è anche una delle leggi più difficili da mettere in pratica.

La legge del distacco ci insegna a focalizzare l’attenzione su quello che desideriamo

Ci insegna a fare i passi necessari per conquistare i nostri sogni e poi trovare sicurezza nella saggezza dell’incertezza lasciando andare ogni attaccamento al risultato… un passo essenziale per raggiungere i nostri obiettivi.

Il soffrire è il prezzo che si paga per i propri attaccamenti

Ogni scelta, la più bella, contiene l’ombra del disappunto per tutto ciò che non si è scelto o non è stato possibile conoscere o vivere. Inoltre, anche i momenti più gioiosi nascondono il rammarico della fine: si esaurisce una tappa della vita, una vacanza, un idillio d’amore, un tramonto.

A cosa serve il distacco emotivo?

Uno dei fondamenti di qualsiasi percorso di miglioramento personale o professionale consiste nell’avere obiettivi precisi, concreti e misurabili. Ci piace sapere quando raggiungeremo l’obiettivo pur sapendo che ciò richiede determinati criteri.

In pratica, come facciamo a sapere quando ce l’abbiamo fatta? Beh, è semplice capirlo: se voglio perdere peso per avere un aspetto più piacevole, basta che controllo la bilancia dopo un tot di mesi, il peso raggiuntomci dirà se ci sono riuscita.

A volte però la risposta può essere più complessa: se voglio diventare una persona “migliore” e “stare meglio”, quali sono i criteri per capirlo? Che significa voglio stare meglio?

A monte di tutto dovrei chiedermi: cosa voglio veramente?

Facciamo un esempio: voglio un’auto di lusso. Ok, ma perché? Perché guidarla mi farebbe stare meglio. Bene, ma perché voglio sentirmi così?……….Ed ecco si arriva alla vera essenza della risposta

Tutto ciò che voglio nella vita è ESSERE FELICE

A questo punto è legittimo chiedersi: come cerco la mia felicità: la cerco fuori di me, quindi nel possesso di oggetti o nella sperimentazione di determinate situazioni, oppure la cerco dentro di me, come un’identità che prescinda dall’esterno?

In analisi, il primo tipo di ricerca è fonte inesauribile di stress e insoddisfazione: fino a che non ho quello che voglio, mi sentirò ansiosa di ottenerlo. E più sperimenterò ansia e frustrazione, più attrarrò… lo stesso: ansia e insoddisfazione!

Ecco perché è importante provare a vivere distaccati dal risultato di ogni situazione che sperimentiamo. Dobbiamo imparare a vivere con l’impegno per migliorare il nostro futuro, ma restando focalizzati sul momento presente. In altre parole, muoversi verso quello che si desidera distaccandosi emotivamente dal risultato finale.

L’attaccamento è espressione di insicurezza

La legge del distacco emotivo indica che dobbiamo rinunciare al nostro attaccamento alle cose, che non significa rinunciare ai nostri obiettivi; non rinunciamo all’intenzione, ma piuttosto all’interesse per il risultato. A prima vista potrebbe sembrare una variazione non sostanziale, ma in realtà, è un enorme cambiamento nel modo in cui comprendiamo il mondo e il nostro modo di vivere.

In effetti, nel momento stesso in cui perdiamo l’interesse per il risultato ci allontaniamo dal desiderio, che viene spesso confuso con il bisogno spingendoci a perseguire obiettivi che in realtà non ci soddisfano.

In quel momento, abbiamo adottato un atteggiamento più rilassato, e anche se può sembrare un controsenso, in questo modo ci risulterà più facile ottenere ciò che vogliamo. Questo perché il distacco si basa nella fiducia nelle nostre potenzialità, mentre l’attaccamento si basa nella paura della perdita e nell’insicurezza.

Quando ci si sente insicuri, ci si attacca alle cose, alle relazioni o le persone. Tuttavia, il dato curioso è che più sviluppiamo questo attaccamento, e più cresce la paura della perdita. Questa paura non riguarda solo la nostra stabilità emotiva, ma ci può anche spingere a creare dei modelli di comportamento disfunzionale.

Per esempio, possiamo sviluppare un attaccamento malsano alle cose, come le persone che non possono vivere senza il loro smartphone e che soffrono addirittura di allucinazioni uditive causate dall’abitudine di essere perennemente in attesa della chiamata successiva o di un messaggio. Naturalmente, si può anche cadere vittima di schemi relazionali dannosi che soffocano la persona che amiamo e danneggiano profondamente la relazione.

Tuttavia, il distacco emotivo suppone un altro modo di relazionarsi, implica non dipendere da ciò che possediamo o dalla persona con la quale abbiamo stabilito dei legami affettivi. È importante capire che “distacco” non significa non amare, ma essere autonomi, liberi dalla paura della perdita per iniziare veramente a godere di ciò che abbiamo o della persona che amiamo.

Il distacco non significa non godere e provare piacere per l’esperienza ma, al contrario, cominciare a viverla più intensamente, perché le nostre esperienze non sono più offuscate dalla paura della perdita.

Il distacco è parte integrante (e fondamentale) dell’arte di far accadere le cose che vuoi

Chi pratica il distacco verso i proprio obiettivi vive sereno, completamente soddisfatto e rilassato, ed è proprio questo non-attaccamento, paradossalmente, a portare verso l’obiettivo in modo rapido e sicuro. Perché il “bisogno” da che cosa deriva?

Dalla mancanza di quella stessa cosa. Pertanto, quando sentiamo il bisogno di qualcosa, di qualcuno o di qualche situazione, in realtà stiamo esprimendo un sentimento di mancanza. Questa mancanza ci porta ad attrarre, in definitiva, altra mancanza.

I problemi sono opportunità

La Legge del Distacco Emotivo non ci dice che non dobbiamo avere degli obiettivi. Quando abbracciamo il distacco non diventiamo foglie mosse dal vento. Infatti, gli obiettivi sono importanti per marcare la direzione verso cui incamminarci.

Tuttavia, il dato interessante è che tra il punto A e il punto B, vi è l’incertezza, un universo quasi infinito di possibilità. Così, per raggiungere il nostro obiettivo, possiamo seguire diversi percorsi e cambiare direzione quando vogliamo.

Questo modo di intendere la vita ci porta un altro vantaggio: non forzare le soluzioni ai problemi e mantenerci attenti alle opportunità. Quando si pratica il vero distacco, non ci si sente in dovere di forzare le soluzioni ai problemi, ma siamo pazienti e aspettiamo e, mentre lo facciamo, scopriamo le opportunità.

Di sicuro, ogni problema contiene un opportunità che racchiude un beneficio. Quello che succede è che con la mentalità dell’attaccamento, ci sentiamo impauriti e cerchiamo di forzare la soluzione, quindi la maggior parte delle volte ci concentriamo sulla parte negativa del problema e perdiamo l’opportunità che questo racchiude.

Tuttavia, quando crediamo che ogni problema contiene i semi dell’opportunità, ci apriamo a una più vasta gamma di possibilità. Così, non solo soffriremo molto meno nelle avversità, ma troveremo la soluzione più velocemente e questo ci permetterà di crescere come persone.

“Tutte le cose alle quali ti aggrappi, e senza la quali sei convinto che non puoi essere felice, sono semplicemente la causa della tua angoscia. Ciò che ti rende felice non è la situazione intorno a te, ma sono i pensieri nella tua mente … “

Per capire meglio cosa intendo, ecco una definizione di attaccamento: ogni volta che pensiamo a come vorremmo che cambiassero per poter essere felici, allora NON siamo distaccati dal risultato della situazione che stiamo vivendo.

Un esempio: se il mio partner mi trascura, invece di focalizzarmi su come cambiarlo e sul dolore che mi procura, dovrei distaccarmi da tutto questo e concentrarmi sulle opportunità che mi ruotano intorono: potrei frequentare una persona che riesca davvero ad appagare i miei bisogni insoddisfatti nel rapporto di coppia che sto attualmente vivendo.

“Ci sono solo due giorni all’anno in cui non puoi fare niente: uno si chiama ieri, l’altro si chiama domani, perciò oggi è il giorno giusto per amare, credere, fare e, principalmente, vivere” (Dalai Lama)

Ecco, focalizzarsi solo su quello che desideriamo e nello stesso tempo vivere e apprezzare quello che sperimentiamo ora, come parte indispensabile del percorso verso la realizzazione del nostro obiettivo.

Vivere in attesa dell’arrivo di un futuro migliore

Il vero problema per la maggior parte delle persone, quello che ci rende infelici, è il vivere in attesa dell’arrivo di un futuro migliore, cosa che ci allontana al godimento del presente e alla possibilità di sfruttare certe occasioni

Invece di attaccarci emozionalmente ad un risultato futuro specifico, iniziamo ad attaccarci al momento presente: non dimentichiamo che il momento presente è tutto quello che abbiamo!

Quando ci accorgiamo di desiderare qualcosa così fortemente da non poter vivere senza, mettiamoci davanti a uno specchio e diciamo a noi stessi: “OK, non ho davvero bisogno di questo per essere felice. Voglio solo illudermi. Quello di cui ho davvero bisogno è il miglior risultato possibile per questa situazione, qualunque esso sia. Mi serve soltanto avere la consapevolezza che sto dando il meglio di me.”

Questo non significa che non dobbiamo credere più nei nostri progetti

Significa semplicemente che la nostra felicità deve essere indipendente dal risultato finale. Significa che dobbiamo focalizzarci sul presente ed essere se stessi piuttosto che voler raggiungere a tutti i costi un risultato nel nostro futuro.

Quando impareremo a non farci influenzare eccessivamente da quello che vogliamo cambiare, vedremo letteralmente “comparire” nella nostra vita i nostri desideri, ci divertiremo e saremo più liberi e felici di quanto  non siamo stati finora.

via Psicoadvisor

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