Come le ossa, anche il cuore può spezzarsi. Quando accade, la mente ci inganna, ci spinge in una fase di dura disperazione dove ci aggrappiamo a qualsiasi piccolo soffio di minima e impossibile speranza. Tuttavia, a poco a poco, il cuore si rassegna e la mente torna sui suoi binari, torna nella nostra casa, dove possiamo riconciliarci con la nostra dignità ed elaborare il lutto.

Avere il cuore spezzato è una delle realtà più frequenti, senza che ciò la renda un’abitudine. Solo per curiosità, negli anni ’70 una delle canzoni che riscosse maggiore successo fu quella dei Bee Gees che diceva: “E come puoi riparare un cuore spezzato? Come puoi impedire alla pioggia di cadere? Come puoi impedire al sole di splendere?”… In queste parole vi era una lieve disperazione, che lasciava intravedere che il disinnamoramento è una ferita che, a quanto pare, non guarisce mai.

Un altro aspetto che attira la nostra attenzione e che è stato studiato molto spesso dagli psicologi sociali è il fatto che noi esseri umani, in media, temiamo molto di più il dolore sociale e/o emotivo che quello fisico. Ad esempio, pensare alla rottura di una o diverse ossa non ci spaventa tanto come dover affrontare una delusione, un’infedeltà o a una rottura affettiva. Il nostro corpo sa bene cosa fare e come reagire di fronte a una ferita fisica o a un’infezione.

Tuttavia, quando si interrompe una relazione, il corpo e la mente restano bloccati. Proprio come dicono gli esperti, ilcervello interpreta questa separazione come una scottatura. In altre parole, il dolore emotivo viene vissuto dal nostro cervello come una ferita fisica, ma non sappiamo molto bene come porvi rimedio. Di conseguenza, per un certo periodo di tempo la mente cade in un susseguirsi di contraddizioni, di false speranze, di ragionamenti senza senso…

La mente ci inganna quando il cuore si spezza?

La nostra mente ci inganna, lo fa senza volerlo, lo fa perché è ferita, perduta e connessa a un cuore spezzato, che non sa molto bene come gestire il rifiuto, l’addio di un amore che fino a non molto tempo prima era il suo tutto. Quando questo accade, restiamo intrappolati in una complessa rete di meccanismi di difesa dove neghiamo l’accaduto e, come se non bastasse, a livello cerebrale avvengono dei processi ancora più sofisticati e avversi.

La nostra corteccia somatosensoriale secondaria e l’insula dorsale posteriore si attivano in modo molto intenso. Queste strutture sono vincolate al dolore fisico, dato che proprio come abbiamo sottolineato in precedenza, la sofferenza affettiva viene vissuta spesso alla pari di quella fisica. Tutto questo fa sì che non si possa pensare con chiarezza, che ci si auto-inganni. Vediamo adesso come lo facciamo di solito.

1. Ho perso la persona più importante della mia vita

Il dolore emotivo provoca angoscia e l’angoscia cerca dei rifugi, dei meandri dove alimentare la disperazione. In questa fase successiva alla rottura, è comune che sorgano pensieri idealizzati, ma dannosi, dove ci ripetiamo cose del tipo “ho perso la persona più importante della mia vita, l’unica che poteva rendermi felice”.

La mente ci inganna e prende possesso di noi. La persona più importante della nostra vita siamo noi stessi. Il nostro ex è stato una persona importante per un periodo della nostra vita che, però, si è concluso e questo è qualcosa che dobbiamo accettare.

2. Ho sbagliato qualcosa, devo dirgli che “posso cambiare”

La negazione è la prima fase del lutto ed è in questo momento che, inevitabilmente, le proviamo tutte. È comune colpevolizzarsi, dire a se stessi di aver trascurato la relazione, di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma che si è ancora in tempo per rimediare.

Proviamo, dunque, in modo quasi ossessivo a convincere l’altra persona a darci una seconda possibilità, a riprovarci, a fare tabula rasa, a resettare, a ricominciare da capo “perché ciò che c’è fra noi” non possiamo gettarlo al vento in questo modo. La mente ci inganna, il cuore ci fa male e le buone intenzioni ci sopraffanno mentre teniamo una benda sugli occhi: l’altra persona non ci ama più e di fronte a questa realtà non c’è spazio per i sequel.

3. L’ossessione di sentire la persona e avere informazioni su di lei

Viviamo nell’era della comunicazione immediata, del rinforzo istantaneo, dell’incapacità di tollerare la frustrazione… Come accettare, dunque, che la persona amata non ci mandi più messaggi? Come accettare che ci blocchi, che non voglia più sapere niente di noi?

La mente ci inganna inventando mille scuse per spiegare il suo silenzio, il suo “no” o la sua latenza. Escogiterà mille strategie per fargli arrivare quell’ultimo messaggio o quella proposta disperata. Queste dinamiche distruttive dureranno finché la dignità non ci dirà basta. Momento in cui faremo quei passi necessari, come cancellare il nostro ex dalla lista dei contatti ed eliminarlo da nostri social network.

4. La mia vita non sarà mai più la stessa

Questa affermazione è ovvia, la nostra vita non sarà più la stessa dopo una rottura di coppia. Tuttavia, la mente ci inganna sussurrandoci a bassa voce e di continuo che la felicità non fa per noi, che ci è negata, che non ci meritiamo l’amore, che ciò che tocchiamo si rompe o, ancora peggio, che non incontreremo nessuno come la persona che ci ha lasciati.

Pensieri di questo genere sono un assurdo modo per torturarci. Dato che la vita non tornerà a essere quella di prima, sarà diversa, sarà nuova e di gran lunga migliore se non abbiamo al nostro fianco qualcuno che non ci ama. O magari sì, ma nel modo sbagliato.

5. Devo sapere con chiarezza perché ha smesso di amarmi

Ammettiamolo, vi è una ragione chiara, oggettiva, tangibile e precisa per la quale smettiamo di amare qualcuno? Non sempre. Possiamo esserne ossessionati al punto di arrivare alla disperazione, ma l’amore talvolta finisce senza saperne il motivo.

Può esserci un’altra persona di mezzo, possono esserci stati molti poco che hanno creato un molto, ma la maggior parte delle volte i disinnamoramenti non possono essere tradotti in parole… In questi casi, non ci resta che accettarlo, soprattutto di fronte all’onestà di chi non ci ama più, di chi con coraggio ci ha detto chiaramente che non c’è nessuna possibilità di tornare al passato, né un futuro ad aspettarci.

Per concludere, sappiamo che non possiamo fare sempre affidamento sulla nostra mente quando abbiamo il cuore spezzato. Tuttavia, la maggior parte delle volte questa sensazione e questi ragionamenti fanno parte del processo di lutto. Accettare quanto successo farà un po’ d’ordine in questo caos e, a poco a poco, faremo ritorno sulle nostre orme verso il rifugio dell’autostima, dove iniziare un lavoro delicato e indispensabile: curare il nostro cuore.

via La Mente Meravigliosa