Bruce Lipton, lo scienziato/ricercatore che per anni ha impiegato buona parte delle sue energie per rispondere alla domanda “chi controlla il destino delle cellule?”, ritiene che le cellule siano tutte identiche e che la mente e i pensieri abbiano un’incidenza determinante.

Secondo lo scienziato, se le cellule sane vengono collocate in un ambiente sfavorevole, queste si ammalano e poi muoiono.

Qualsiasi farmaco, una volta ingerito, scatena una serie di reazioni biochimiche che si scatenano in tutto il corpo, non solo nella sezione anatomica da guarire. Si tratta degli “effetti diretti” del farmaco, in medicina non esistono “effetti collaterali”.

In realtà, diamo per scontato che l’efficacia del farmaco circa il nostro scompenso possa apportare più benefici rispetto ai danni causati dal farmaco con gli altri effetti diretti.

Negli USA, secondo quanto emerso dalle statistiche, oltre 300.000 persone all’anno sono morte a causa dei farmaci, già questo dato fa chiaramente percepire che c’è qualcosa che non va nella farmacologia moderna.

Se è l’ambiente che fa ammalare le cellule, spostando le nostre cellule in un ambiente salutare, si arriverebbe a una guarigione spontanea.

mente

Tutti noi siamo composti all’incirca da 50 trilioni di cellule, il cui destino dipende dal nostro flusso sanguigno. Il sangue, a sua volta, dipende dal sistema nervoso e dal suo modo di interagire con l’ambiente esterno.

Quando allo scienziato Bruce Lipton è stato chiesto se in un ambiente sano abbiamo, o meno, la possibilità di guarire spontaneamente, lui ha risposto che in teoria c’è questa possibilità, ma nella pratica è tutto molto più complesso.

Anche se ci troviamo in un ambiente sano, può succedere che la nostra mente lo percepisca come un ambiente negativo e dannoso. A quel punto, il sistema nervoso inizierà a generare una sostanza chimica che ci renderà comunque ed ugualmente malati.
Bruce Lipton, ha concentrato le sue ricerche anche sui dati relativi all’effetto placebo. La sperimentazione è stata condotta su un campione di persone che lamentava una certa patologia. Ha diviso il campione in due gruppi ed ha somministrato, al primo un medicinale vero, al secondo un placebo, ossia una finta pillola, con potere pari a quello di una semplice mentina. Al termine della sperimentazione, il ricercatore ha rilevato che, quando l’individuo è predisposto alla guarigione, anche semplicemente con un inerte placebo, si sente meglio e reagisce bene.

 

Con questa premessa, appare chiaro che la guarigione spontanea è legata al controllo mentale.

Se, ad esempio, chiudiamo gli occhi e pensiamo alla persona amata, il nostro sistema nervoso inizierà a produrre dopamina, serotonina, ossitocina. Questa miscela biochimica coinvolgerà interamente il nostro organismo, darà benefici evidenti al nostro corpo e apporterà grande benessere alle nostre cellule. Per tale ragione, quando ci innamoriamo stiamo bene con il nostro amato.
Se, al contrario, c’è qualcosa che ci turba, spaventa o che ci crea ansia continua, ci ammaliamo; il nostro sistema nervoso, in quest’ultimo caso, genera gli ormoni dello stress e, di conseguenza, fa arrivare alle nostre cellule una miscela biochimica, che non sarà di certo benigna.

La mente è energia. Considerato che le aziende farmaceutiche non possono vendere i pensieri, è chiaro che non investirebbero nemmeno un centesimo per dimostrare la stretta correlazione esistente tra mente-corpo.

Il campo di energia generato dai pensieri viene convertito in un segnale biochimico in grado di curarci in modo assolutamente naturale.

Non è per niente semplice gestire il flusso dei pensieri. La maggior parte del potere è nel subconscio. Gli umani utilizzano il subconscio per ben il 95% dei loro processi mentali. La mente cosciente detta soltanto il restante 5%.

La trama del subconscio si costruisce nei nostri primi 6 anni di vita. Tutto quanto appreso in questi anni diventa il pilastro della nostra vita che, da adulti, condizionerà il nostro comportamento e, più in generale, il nostro stato di salute.

Coloro che lavorano in ambito medico sono perfettamente consapevoli di quello che una mera emozione, quale lo stress, può causare. Le persone, purtroppo, tendono a somatizzare i sintomi (è il caso dell’alopecia, della dermatite atopica, ecc.).

Sostanzialmente, le emozioni funzionano come dei veri e propri attivatori biochimici e questo lo confermano anche le antologie mediche.

via Youreducation