La nascita del nostro Io si spiega attraverso il naturale processo della maturazione e dell’apprendimento, a partire dall’acquisizione delle nostre abilità senso-motorie. La nascita e la crescita del nostro Io sono fondamentali perché sono il fulcro dell’apparato psichico, il nucleo dei nostri desideri, delle nostre attività e inibizioni.

Dopo la nascita, il nostro Io inizia a relazionarsi con gli oggetti. Si tratta di oggetti esterni, che però sentiamo come nostri. Poi, a poco a poco, formiamo e interiorizziamo strutture psichiche che danno coesione alla nostra identità.

La nascita del nostro Io

Quando un bambino nasce, non distingue se stesso dal mondo e nel meccanismo di introiezione non è in grado di differenziare l’immagine dell’oggetto dall’immagine di sé.Grazie alla matrice affettiva, comincia a riconoscere e discriminare i limiti dell’io.

Tra il primo e il secondo anno di vita, le capacità cognitive del bambino aumentano, tanto da permettergli di riconoscere i diversi ruoli nelle interazioni personali. Gradualmente il bambino avvia l’identificazione, discriminando soggetto e oggetto dell’interazione.

Infine, l’identità dell’Io è il prodotto della funzione sintetica, per cui gli oggetti sono legati e integrati in maniera coerente. È il livello più alto della struttura dell’Io, che in parte dipende dall’interazione tra il sé e gli oggetti.

Lo stadio dello specchio che forma l’Io

Un momento molto importante della nascita del nostro Io si situa tra i sei e i diciotto mesi di vita. In questa fase, iniziamo a riconoscerci allo specchio, mostriamo interesse per la nostra immagine e questo ci dà un certo piacere.

Lo specchio è una metafora per indicare gli esseri umani che si trovano attorno a noi. Saper riconoscere il corpo e lo spazio immaginario è segno di un buono sviluppo, senza frammentazione dell’Io. Un papà o una mamma che non si prendono cura del loro bimbo o gli fanno del male sostengono la sua immagine, ma allo stesso tempo causano una frammentazione che poi può sfociare in processi psicotici.

In queste fasi della vita, il bambino non si aggrappa a chiunque e quando lo fa, può provare ansia perché l’immagine che vede non riflette ciò che si aspettava. Pensiamo a quando vede uno sconosciuto al posto della madre. Il bambino a sei mesi non riconosce la madre, ma si riconosce attraverso di lei.

La nascita di un Io coeso dipende da una relazione stabile con gli oggetti del sé, sulla base di esperienze di soddisfazione e piacere in diversi momenti. In altre parole, il bambino si fonde con l’immagine che vede di sé (alienazione originaria).

L’individuazione

Il processo per cui una persona diventa se stessa si chiama individuazione. Quando questo processo giunge al termine, il conscio e l’inconscio integrano l’Io in una personalità più ampia.

Si tratta di una fase di unificazione, purificazione e scoperta del proprio essere che culmina con la comparsa di immagini archetipiche del sé.

Le 3 funzioni dell’io

Il corpo e la mente sono uniti e fusi insieme e si influenzano e relazionano reciprocamente. Il nostro Io, ovvero l’unione corpo-mente, svolge tre funzioni principali:

  • Controllo: l’Io ha una funzione di controllo e di regolazione degli impulsi istintivi. Attraverso segnali di verifica o inibizione, elabora delle difese di fronte a eventuali stimoli considerati come minacce.
  • Adattamento: l’Io si relaziona con la realtà esterna e interna, cercando di adattarvisi.
  • Integrazione: si riferisce alla capacità dell’Io di integrare diversi aspetti e ambiti della vita.

Per riuscire ad adattarsi meglio alla realtà, l’Io possiede la capacità di difendersi dal flusso eccessivo dell’energia delle pulsioni. In definitiva, l’Io sembra autonomo, come se fosse una sintesi di funzioni diverse.

L’autonomia dell’Io

Il nostro Io è formato da due strutture. La struttura primaria dell’Io è una sfera in cui l’Io è libero dal conflitto con l’Es o Id, sede degli impulsi. Con il tempo questa struttura ha preso il nome di “funzioni autonome primarie dell’Io” che corrispondono alla memoria, al pensiero e al linguaggio. Queste funzioni non si caratterizzano come difese contro gli impulsi (Es o Id).

L’energia che deriva dall’Es (impulsi) è neutralizzata grazie alla trasformazione delle energie libidinali istintive e aggressive in energie non istintive. Hartmann ha denominato “energia primaria” lo sviluppo autonomo dell’Io che non sorge dalla lotta contro gli impulsi e i desideri.

D’altra parte, la struttura secondaria dell’Io, o funzioni secondarie dell’Io, sorge di fronte al cambiamento di funzione. Questo cambiamento comprende il passaggio da una struttura dell’Io in con conflitto contro le pulsioni, la realtà o la morale a una sfera senza conflitti.

Oltre a Hartmann, che si è occupato della psicologia dell’Io, ricordiamo anche il contributo di Freud, con la psicologia dell’Es, e di Kohut, con la psicologia del sé. Questi autori hanno collocato l’Io al centro dell’universo psicologico. In base ai diversi punti di vista psicoanalitici si può capire meglio come si verifica la nascita del nostro Io.

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