Intorno a noi esiste una forma di energia sottile chiamata ”Prana”, che alimenta il nostro corpo energetico, proprio come il cibo nutre il nostro corpo fisico, assicurandogli il buon funzionamento.

Per quanto possa sembrare qualcosa di “esoterico” e misterioso, la fruizione del Prana, fa già parte del nostro vissuto quotidiano. Il problema relativo alla sua chiara percezione, sussiste solamente perché, in genere, siamo poco attenti alla nostra interiorità: questo è il motivo per cui il flusso di quell’energia rimane ad un livello  leggermente inferiore, alla soglia della nostra ordinaria coscienza di veglia.

Il Prana in realtà è dappertutto, è il Corpo Vivente dell’Universo. Il Prana è energia e tutto nell’Universo è energia, compresa la materia. L’uomo lo assimila col cibo e con la respirazione a livello somatico, con le emozioni (costituite da energie sottili) a livello di vita affettiva, con i pensieri a livello di attività mentale e intellettuale, con le forze ispiratrici a livello spirituale. In sostanza, noi assumiamo Prana, o meglio le diverse ‘qualità’ del Prana, secondo i differenti livelli della nostra struttura ontologica. A livello fisiologico, ossia quello più prossimo alla nostra esperienza ordinaria, la percezione è naturalmente più facile e diffusa, ed è per questo che le nostre successive osservazioni si riferiranno per lo più a quest’ambito.

In realtà l’energia, per sua stessa natura, tende ad esteriorizzarsi, inducendo gioia e piacere in colui che l’asseconda. Se canalizziamo l’energia della nostra anima e la rendiamo ‘espressiva’, la esteriorizziamo, il nostro tono umorale s’innalza; possiamo persino provare la ‘pura gioia di vivere’, cioè una felice condizione dello spirito che può essere anche ‘oggettivamente’ immotivata. Condizione questa poco frequente e forse per molti persino poco comprensibile, visto che se si è felici, in genere, lo si è per qualcosa. Non appartiene alla nostra esperienza ordinaria, una gioia connessa al puro esistere. E’ questa, tuttavia, una condizione ideale, divina, in cui l’Esistenza, la Coscienza e la Beatitudine coincidono.

L’energia si avverte più nettamente quando si pratica il digiuno: ciò sembra accadere per una sorta di meccanismo di compensazione, per il quale assumendo meno cibo, l’organismo cerca di acquisire energia per “via sottile”, assumendo più Prana. L’energia si percepisce, anche in quelle circostanze negative in cui siamo vittime di un collasso, stiamo per svenire: in tali momenti il corpo cerca di aumentare la quantità d’energia repentinamente, attraverso una modifica del ritmo respiratorio. Inoltre, la percepiamo come brivido, quando proviamo una intensa emozione: paura, piacere estetico, sentimento amoroso ecc. Esso spesso scorre lungo la schiena (il che ha un preciso significato esoterico) e si diffonde attraverso le braccia e le mani (di cui è proverbiale la conseguenza del ‘far rizzare i peli’) .

Natura e pranaL’energia cresce e si accumula nel corpo con il riposo, la solitudine, la limitazione dell’attività fisica, il contatto con la natura, ed è la condizione che hanno cercato gli eremiti di tutti i tempi per indurre l’estasi. Tuttavia, essi spesso hanno incrementato quell’energia senza essere sostenuti e guidati da una chiara razionalità, da un costante autocontrollo e da alte motivazioni di ordine etico e morale. Per questo, individui di questo tipo, hanno spesso manifestato forme di fanatismo ascetico e di allucinazione.

Il Prana, è l’effluvio che tradizionalmente i chiaroveggenti di tutte le culture dicono di veder uscire dai corpi degli esseri viventi, sotto forma alone luminoso (l’aura del corpo astrale). E’ anche il cosiddetto ‘magnetismo animale’, il fluido con cui il celebre medico austriaco ‘Mesmer’ (1734-1815) sosteneva di poter guarire molte malattie.

L’energia – anche qui la tradizione è concorde – tende ad uscire dalle estremità. E infatti fin dalla più remota antichità è stata utilizzata per guarire (pranoterapia). Il gesto dell’imporre le mani sulla parte malata o dolorante (l’atto taumaturgico più consueto presso tutti i popoli), è così istintivo che ciascuno di noi lo esegue automaticamente, senza nemmeno percepirne l’intima ragione. Spesso poi esprimiamo il nostro affetto con una carezza: anche in questo caso non solo per ‘mostrare’ il sentimento, ma anche per veicolarlo, per trasmetterne l’energia. Il Prana esce poi anche dagli occhi, che per questo sono indicati come ‘lo specchio dell’anima’, e rivelatori della nostra energia-coscienza.

Sappiamo che la medicina orientale è stata, da sempre fondata sul presupposto che le malattie somatiche siano ‘conseguenze’ (più propriamente si dovrebbe dire ‘il precipitato’) di squilibri energetici presenti nei corpi sottili. In quest’ottica ‘olistica’ si spiega, ad esempio, l’agopuntura cinese, secondo cui l’energia (‘Qi’) ha due polarità (‘yin e yang’), che se ben equilibrate, determinano la salute fisica. A tal fine però è necessario che il ‘Qi’ circoli correttamente nell’organismo attraverso delle ‘linee di forza’ che vengono definite ‘meridiani’. Il ‘Qi’ scorre essenzialmente attraverso 14 meridiani principali, a cui la medicina classica faceva corrispondere 365 punti di agopuntura, sparsi sulla superficie del corpo; la stimolazione di tali punti attraverso la penetrazione di alcuni aghi, si ritiene che favorisca il fisiologico accumularsi e scorrere del fluido vitale.

Anche i massaggi sono stati usati in Oriente, sin dalla più remota antichità per la regolazione del flusso d’energia: si pensi allo ‘shiatsu’ (che letteralmente significa: pressione delle dita), una delle arti terapeutiche tradizionali giapponesi, il cui dichiarato scopo è quello di riequilibrare il flusso energetico individuale (in giapponese ‘ki’ ), donando così benessere e vitalità. Anche per lo shiatsu infatti la malattia nasce da uno squilibrio interno delle energie sottili, che possono essere in difetto o anche in eccesso.

Altro concetto tradizionale è che il sangue sia il veicolo del Prana. E in effetti c’è una qualche connessione tra energia vitale, emozioni e sangue: la si può sperimentare, ad esempio, quando arrossiamo per vergogna, timidezza, senso di colpa, oppure quando il sangue ci ‘sale alla testa’ per la rabbia, o il battito cardiaco accelera per un forte moto affettivo. Uno stress psichico prolungato può invece far alzare la pressione arteriosa, mentre a volte il flusso sanguigno sembra quasi arrestarsi, quando impallidiamo per la paura.

Anche nel nostro linguaggio comune, esistono espressioni colorite che evidenziano queste connessioni tra energia vitale, sangue ed emozioni: come mantenere ‘il sangue freddo’, o quando si dice che ‘non corre buon sangue’, o che ci si ‘gela il sangue nelle vene’… Questi sono solo alcuni esempi significativi.

Il Prana è rappresentato invece nell’iconografia religiosa occidentale, sotto forma di ‘aureola’ (piccola aura-aria) che contorna il capo dell’illuminato, del saggio o del santo. Il termine stava ad indicare una corona d’oro, un cerchio splendente posto intorno al capo. A volte quell’energia spirituale viene rappresentata nell’iconografia cristiana da una più grande aura, correlata a figure di maggiore dignità, delle quali avvolge completamente il corpo: è la mandorla mistica di Gesù o della Madonna.

L’energia, inoltre, compenetra e vivifica la Natura intera: gli artisti hanno sempre trovato nella ‘percezione sottile’ di essa, considerata come ‘realtà vivente’, una fonte costante d’ispirazione; ed è lo stesso tipo di percezione sottile che orientava gli antichi a vedere ovunque la presenza di dei, le cui forme variavano col variare dei riferimenti simbolici delle varie culture (si pensi alla diffusione universale dell’animismo, alle dottrine platonica e neoplatonica, alle tradizioni ermetiche, alchemiche ecc.).

Percepire l’energia significa comprendere/sentire quando essa è in eccesso (per cui sarebbe utile scaricarla) e quando invece è in difetto (per cui andrebbe accumulata).Uno degli effetti di alcuni esercizi sulla consapevolezza del respiro, è quello di sviluppare una diversa percezione di sé stessi: ci si sente sempre più come pura energia, come un centro di energia. Tale realizzazione consente, ad esempio, di avvertire precocemente un incipiente stato di nervosismo nel corpo, avvertito come un eccesso di energia accumulata, energia che tenderà a scaricarsi naturalmente, a volte anche con il solo movimento continuo e involontario delle gambe o delle mani.

Lo stato di nervosismo si traduce com’è noto, in una condizione d’irritabilità che può facilmente sfociare in esplosioni ‘energetiche’ di rabbia, rancore, risentimento, aggressività ecc. Al contrario, una condizione di esaurimento nervoso (legata quasi sempre ad un affaticamento troppo protratto) indica la necessità di reintegrare l’energia, attraverso, una condizione di riposo prolungato o una migliore nutrizione. Lo stesso stress (termine che in inglese indica propriamente ‘sforzo’, ‘spinta’) non è altro che una reazione nervosa ad una serie d’impulsi, i quali determinano uno stato di tensione che si può cronicizzare sino a diventare patologico, o quantomeno predisponente a diverse patologie. Ciò accade proprio perché esso va ad alterare l’equilibrio della bioenergia, fondato sulla fisiologica alternanza di uno stato di tensione, con uno opposto di distensione.

Chi volesse invece imparare a meditare, deve sapere che è difficile iniziare una seduta di meditazione con un sovraccarico di energia nel corpo, giacché il suo eccesso causa una condizione di fastidioso nervosismo, che rende difficilmente sopportabile la condizione di immobilità, che di per sé tende proprio ad accumulare energia. L’ideale sarebbe sublimare tale energia in eccesso sul piano organico, orientandola verso i chakra superiori, per trasformarla in forza spirituale capace di determinare stati di illuminazione (è questa in effetti la vera funzione della meditazione). Ma questa è un’arte difficile che si apprende solo progressivamente. Agli inizi della pratica, sarà pertanto necessario seguire la via più facile, che consiste nello scaricare prima della seduta meditativa, l’energia in eccesso, attraverso un’attività fisica appropriata.

Per chi volesse provare a vedere il Prana, suggeriamo questo semplice esperimento:

Esso va eseguito all’aria aperta, preferibilmente in un giorno con molto sole. Sedetevi comodamente e rilassatevi, tenendo gli occhi chiusi per 5-10 minuti. Prestate attenzione a non addormentarvi. Dopo circa 10 minuti, aprite gli occhi lentamente e fissate con lo sguardo un qualsiasi punto del cielo. Dopo altri 10-20 secondi, potrete cominciare a vedere tanti punti luminosi che si muovono in modo, apparentemente, caotico. Più guarderete e più il numero di punti crescerà. Questa è l’energia chiamata ”Prana”.

Fonte: http://ragazzaindaco.blogspot.it/search/label/Vedere%20e%20percepire%20L%27Energia%20PRANA