Il guru indiano Nisargadatta Maharaj analizza da un punto di visto spirituale, quello che noi consideriamo uno dei lutti più gravi: la perdita di un figlio.

Ma perché soffriamo? E quale parte di noi è coinvolta, l’Io, la nostra parte emozionale, egoistica? E se invece ci proiettassimo fuori dalla personalità e vedessimo la Realtà dal punto di vista del vero Sé?

Ecco un dialogo tra Nisargadatta Maharaj e un visitatore che si lamenta per la morte del proprio figlio, tratto dal libro “Pointers from Nisargadatta Maharaj”, di Ramesh Balsekar.

Visitatore: Il mio unico figlio è morto pochi giorni fa in un incidente automobilistico.Trovo quasi impossibile affrontare questa morte con fortezza filosofica. Io so di non essere la prima persona che affronta un lutto del genere. So anche che ognuno di noi dovrà morire un giorno. Ho cercato sollievo mentale con tutte le pratiche usualmente utilizzate da chi cerca consolazione per sé e per gli altri, quando si è in questi difficili frangenti. Ma ancora ritorno al fatto tragico che un destino crudele abbia privato mio figlio di ogni cosa agli inizi della sua vita. Continuo a chiedermi: Perché? Perché? E non posso eliminare il mio dolore.

Maharaj: (Dopo essere rimasto seduto in silenzio con gli occhi chiusi per qualche minuto). E’ inutile e vano dire che sono dispiaciuto, perché in assenza di un “io” (di un “me” come individuo) non ci sono “altri”, ed io vedo me stesso rispecchiato in tutti voi. Ovviamente non sei venuto da me per ricevere delle condoglianze, perché le avrai certamente già ricevute in abbondanza da parenti e amici.

Ricordati che si va attraverso alla vita, anno dopo anno, godendo dei soliti piaceri e soffrendo le solite pene, senza mai vedere una volta la vita nella sua giusta prospettiva. E qual’è la giusta prospettiva? E’ questa: Non c’è un “io” né un “tu”, tali entità non potranno mai esistere. Ogni uomo dovrebbe comprendere questo e avere il coraggio di vivere la vita con questa comprensione. Hai questo coraggio amico mio? Oppure devi impantanarti in ciò che chiami il tuo dolore?

Visitatore: Perdonatemi Maharaj, non comprendo pienamente quanto avete detto, ma mi sento interdetto e scosso. Voi avete mostrato l’essenza del mio essere e ciò che avete detto con tanta compassione mi appare come la chiave d’oro della vita. Per favore elaborate quanto avete detto. Che cosa esattamente dovrei fare?

Maharaj: Fare? Fare? Non devi fare assolutamente nulla: solo guarda ciò che è transitorio come transitorio, l’irreale come irreale, il falso come falso, e realizzerai la tua vera natura. Hai menzionato il tuo dolore. Hai mai guardato il tuo dolore in faccia e cercato di comprendere che cosa sia veramente?

Perdere qualcuno o qualcosa che hai amato teneramente, è di sicuro causa di dolore. E poiché la morte è il totale annientamento e la fine assoluta, il dolore che essa provoca non è mitigabile. Ma anche questo dolore insopportabile non può durare a lungo se lo analizzi con intelligenza. Di che cosa esattamente stai soffrendo?

Torna all’inizio: tu e tua moglie avevate preso un accordo con qualcuno perché vi nascesse un figlio, con un corpo particolare e che avrebbe dovuto avere un destino particolare? Non è un fatto che il suo stesso concepimento fu un caso? Che il feto sia sopravvissuto a molti rischi mentre era nel ventre, è anche questo frutto del caso. Che il neonato fosse maschio è anche questa un’altra combinazione.

In altre parole, ciò che tu chiamavi “tuo figlio” era solo un “evento casuale”, un accadimento sul quale non avevi alcun controllo in nessun attimo del tempo, ed ora quell’evento ha avuto fine. Per che cosa davvero soffri? Soffri per le poche esperienze piacevoli e le molte esperienze dolorose che tuo figlio ha perduto negli anni a venire? Oppure veramente e profondamente soffri per i piaceri e il tornaconto che non potrai più ricevere da lui? Pensaci, tutto questo è dal punto di vista della falsità! Mi hai seguito fin qui?

Visitatore: Ho paura di essere ancora frastornato. Certamente seguo quanto avete appena detto. Solo non capisco che volete dire affermando che tutto questo è dal livello del falso?

Maharaj: Ah! Adesso arriveremo alla verità. Per favore comprendi che al livello di verità tu non sei un individuo, una “persona”. Quella persona che crediamo di essere è solo un prodotto dell’immaginazione e il Sé è vittima di tale illusione. La persona non può esistere indipendentemente, è la consapevolezza del Sé che erroneamente crede che ci sia una persona e crede di essere lei identificandosi.

Cambia il tuo punto di vista. Non guardare al mondo come a qualcosa di esterno a te. Guarda la persona che immagini di essere come parte del mondo – davvero un mondo di sogno – che percepisci come un’apparizione nella consapevolezza, e guarda a tutto lo spettacolo dal di fuori. Ricordati che non sei la mente, che non esiste nulla se non il contenuto della coscienza.

Fino a quando ti identifichi con il corpo-mente sei vulnerabile alla sofferenza e al dolore. Fuori dalla mente c’è soltanto l’Essere, non l’essere padre o figlio, questo o quello. Tu sei oltre lo spazio-tempo e sei in contatto con questi solo nel punto del “qui e ora”, ma altrimenti sei oltre il tempo, oltre lo spazio, invulnerabile da qualunque esperienza. Comprendi questo e non soffrire più.

Una volta che avrai compreso che non c’è nulla in questo mondo che puoi aver bisogno di chiamare tuo, guarderai ad esso dal di fuori, come guardi a una commedia sul palcoscenico, godendo, forse soffrendo, ma nel profondo del tutto imperturbato.

Tratto da: “Pointers from Nisargadatta Maharaj”, di Ramesh Balsekar, Edizioni Chetana Ltd. Bombay, India, 1982.

Libera traduzione e adattamento di Filippo Falzoni Gallerani (www.filippofalzoni.com – www.facebook.com/falzonigallerani.filippo)

Fonte: https://www.karmanews.it/11632/di-fronte-alla-morte/

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