Per accedere alla coscienza quantica è necessario integrare le quattro realtà in cui siamo immersi: oggettiva, soggettiva, simbolica e olistica.

Almeno per una parte della scienza, non c’è alcun dubbio che noi siamo un campo energetico emotivo che si manifesta per mezzo di un corpo. Quanto alla Coscienza, che sia “semplicemente” il prodotto dell’evoluzione umana oppure una proprietà dell’Universo e che come tale pre-esista alla coscienza umana, il matematico Roger Penrose non ha molti dubbi: è basata su vibrazioni quantistiche nei microtubuli all’interno dei neuroni cerebrali; tali vibrazioni influenzerebbero i processi cerebrali.

Lo studio del suo substrato materiale è in fondo appena cominciato ma è già evidente come la coscienza sia un importante fattore unificante: l’elemento che organizza e armonizza biologica, biochimica, biofisica e “codici dell’anima; quando iniziamo ad integrare questi piani – afferma Erica Francesca Poli, medico psichiatra, psicoterapeuta e counselor – comprendiamo che è possibile anche guarire, cambiare. Succede quando ci allineiamo con un campo di coscienza intelligente, universale e atemporale”. Non è una novità, beninteso: queste conoscenze ci sono sempre state messe a disposizione attraverso gli insegnamenti della Cabala, la sapienza dei Veda e di tante altre filosofie antiche.

Se la nostra coscienza è “quantica” nella sua espressione materiale e potenziale, tocca a noi farle fare un reale “salto quantico”: attivare, cioè, una nuova visione e consapevolezza. Il primo passo in questa direzione è realizzare che esistono quattro realtà: oggettiva, soggettiva, simbolica e olistica.

La realtà oggettiva è quella che contraddistingue ancora la maggior parte della scienza ufficiale moderna, legata alle leggi della fisica classica: quella che ci fa considerare che le cose sono come le vediamo e che ci fa ritenere che, come le vediamo, davvero corrisponda ad una unica e sola verità. Questa credenza si è rivelata utile per il progresso ipertecnologico e per la medicina iperspecialistica ed è perfetta soprattutto nelle situazioni di emergenza.

La realtà soggettiva si rifà al soggetto che la interpreta: tutto è, in qualche modo, relativo e interconnesso. Un approccio funziona con me e non con te, o viceversa, a seconda di quanto ci crediamo o dell’affinità che abbiamo con quel modello. E’ la sincronicità di un puzzle che collega, all’apparenza in modo un po’ magico, tutti gli aspetti della nostra vita e in alcuni casi lo fa in modo evidente e sbalorditivo anche utilizzando la realtà simbolica. Qui entriamo in un ulteriore mondo di significati: nulla è solo come appare ma rimanda a sensi, significati che sono più ampi eppure possono parlare un linguaggio ancora più personalizzato, specifico per la persona. Tutto quello che ci circonda e che incontriamo (persone, relazioni, eventi, contrattempi eccetera) fa parte di noi, parla di noi, parla a noi.

Si arriva così alla realtà olistica: e allora potremmo dire – come nel libro Medicina Quantistica – che “nulla esiste nell’universo che non sia nel corpo umano, nulla esiste nel corpo umano che non sia nell’universo”. Ma anche che non esiste nulla, sulla Terra e nell’uomo, che non sia anche – prima – stato creato e continui ad essere sostenuto e nutrito da esseri spirituali. Tutto quello che noi siamo e viviamo non ha solo una formazione energetica ma, ancor prima, ha un’origine spirituale, come sottolineano da sempre tutte le tradizioni sapienziali.

Far fare un “salto quantico” alla nostra coscienza significa quindi concedersi, passo dopo passo, di entrare in questa nuova visione più ampia della realtà che poi si può applicare, concretamente, alle cose di ogni giorno: per migliorare le proprie relazioni, per crescere nella vita professionale e personale.

Può persino diventare la via maestra per la guarigione, come spiega Erica Francesca Poli nel suo libro “Anatomia della coscienza quantica” (Anima Edizioni):

questo accade perché nell’Uno il senso di separazione scompare. Se nella realtà soggettiva tutto è separato da tutto, nell’Uno non c’è distinzione tra me e qualsiasi altra cosa, perché tutto è in me, tutto sono io, fuori dal tempo. Tutto è già creato nel mio seme. Nel mondo dei quanti questa è la coscienza del campo del punto zero; la coscienza è colei che crea e le cose che creerà che sono già in lei”.

Così il vuoto (lasciare spazio perché le cose possano succedere, eliminare false credenze e resistenze) e il permettere (che le cose possano succedere) diventano gli ingredienti fondamentali che consentono, a tutti, di compiere il salto quantico.

Una coscienza ultraquantica richiederà poi un altro passo ancora: riconoscere che tutto è solo esperienza e che da ogni avvenimento, piacevole o spiacevole, facile o impegnativo, volendo si può trarre un insegnamento mirato. Che è poi la ragione, vera, per cui stiamo facendo questo viaggio di passaggio sulla Terra.

Anna Maria Cebrelli – GreenMe