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Psicologia

L’ipnosi regressiva e i ricordi di vite passate

Lo studio dell’anima arriva da pochi decenni, ma ancor più oggi, all’analisi clinica e scientifica, grazie anche all’ipnosi regressiva. Sembra proprio che l’ipnosi regressiva non scruti solo nella mente umana e nel suo inconscio ma che vada ad evidenziare la stretta connessione fra corpo, mente e anima quali elementi distinti, ma integrati in altre vite, passate, presenti e future. Così appare essere.

Da psicologo-psicoterapeuta, attento anche alla fisica quantistica, neuroscienze e scienze dell’anima, ho approfondito in chiave scientifica anche il tema dell’anima e della possibilità che possa vivere, attraversandole, anche altre vite. Da esperto pratico l’ipnosi regressiva, un tipo di ipnosi che porta il paziente a raccontare episodi di esperienze vissute in tempi passati, presenti e/o futuri, epoche anche lontane millenni, che nulla hanno a che fare con l’individuo che è in questa vita.

L’ipnosi regressiva è una disciplina che coniuga uno stato alternativo di coscienza -durante il quale la nostra mente inconscia è in grado di accedere ad uno stato di “reverie”, dal francese “fantasticheria”- con l’accesso a ricordi che parrebbero essere esperienze vissute in “vite precedenti”, ma anche “future”. Ho assistito pazienti che sotto ipnosi mi hanno raccontato di trovarsi nel passato ma anche nel 3050 D.C., ad esempio, in una navicella spaziale o su Marte, o nello spazio. Quindi nel futuro.

Sappiamo che la nostra mente inconscia comunica e rappresenta la realtà, spesso, attraverso metafore. E quindi le esperienze raccontate e risalenti al passato, seppur intense, dettagliate e splendide, non vanno prese alla lettera, ma interpretate, per comprendere cosa ci vogliono comunicare. Quelle esperienze ci rivelano come funziona la nostra mente in quel momento, secondo gli stessi principi della fisica: infatti per la fisica il tempo non esiste, ovvero è sincronico: passato presente e futuro coesisterebbero e sarebbero la stessa cosa. Anche Jung aveva parlato di sincronicità del tempo. Lo stesso Einstein aveva predetto che esiste una relazione tra massa, tempo e spazio. Per quanto interessa noi, il tempo è inversamente proporzionale allo spazio. Essendo lo spazio, cioè l’universo, infinito, il tempo tende a zero, quindi è sincronico, vale a dire che passato, presente e futuro sono la stessa cosa. Pertanto le esperienze descritte dal paziente, quindi dalla sua “coscienza”,- che per la fisica dei quanti è preesistente alla nascita del cervello- sono l’espressione di quello che avviene nella sua mente inconscia ora, hic e nunc. Il che, tuttavia, non significa che quelle “vite precedenti” non siano falsi ricordi o possano essere state vissute realmente: questo non possiamo saperlo, tantomeno possiamo negarlo. Potrebbero essere falsi ricordi, appunto, come spiegano Ware, Gold e Share, ma anche esperienze vissute realmente in “vite precedenti”, come altrettanto raccontano Weiss, Stevenson, Moody..

Ma poiché credere è un fatto di Fede, ognuno può vedere la cosa a modo suo, com’è giusto che sia. Quello che stupisce è che dopo ogni regressione il paziente, quasi sempre, racconta di sentirsi meglio. Ma tornando a noi, esemplificando, c’è da dire che secondo il modello dell’analisi transazionale di Eric Berne, sin da quando siamo piccini nel nostro inconscio si vanno a formare, a creare quelle che vengono chiamate “identificazioni”. Ovvero, prima dei 5/6 anni “introiettiamo” quei modelli educativi o quelle figure educative, o personalità – genitori, parenti, insegnanti etc.. – con le quali ci identifichiamo in base alle situazioni che abbiamo vissuto fino ad allora. E’ così che a seguito di esperienze disarmoniche o traumatiche – dopo un incidente, una separazione, un lutto e così via…-  di norma una di queste personalità sale al comando e da quel momento assume il ruolo e la funzione di guida. Decide lei! Ad esempio, di fronte ad un trauma… se nostro padre ha rappresentato una figura decisa e/o autoritaria, in quel momento, la sua personalità “introiettata” assume il comando e stabilisce cosa va risolto e come, neutralizzando, schiacciando tutte le altre identificazioni o personalità. In questo caso specifico quegli atteggiamenti paterni ci tornano utili per affrontare l’evento traumatico, ma può capitare che nel prendere il comando danneggi le altre personalità escludendole o le penalizza rendendole inadeguate. Ciò procura angoscia, sofferenza, disturbi psichici e anche del corpo. Pertanto malattie. Nella nostra mente inconscia possiamo “racchiudere” sino a 30 personalità. Pertanto, sebbene in seduta ci vengano descritte quelle che parrebbero essere vite precedenti, con dettagli e particolari che rendono quell’esperienza veritiera – quasi sia un esperienza realmente vissuta- con i miei studi e ricerche ho capito che la narrazione va interpretata, almeno nella maggior parte dei casi e compresa analizzando la “scala gerarchica” delle personalità che convivono dentro di noi.

Sulla reincarnazione c’è ancora molto da indagare e comprendere anche se la fisica quantistica ammette che sia contemplabile, basti guardare al Biocentrismo del Dr. Robert Lanza, ad Hameroff ed a Penrose, giusto per citare qualche scienziato di fama mondiale. Il corpo dunque non sarebbe altro che un “contenitore” che veicola, attiva, esperienze che consentono all’ anima (o coscienza) di fare un percorso di crescita e di purificazione. La fisica quantistica la chiama coscienza, la scienza dell’anima la definisce, appunto, anima. La scienze dell’anima ammette la reincarnazione. Con essa molte religioni, il buddismo, l’induismo… e fino al 553 D.C. anche il cattolicesimo sosteneva la reincarnazione dell’anima!

Capita di trovarsi di fronte a pazienti che durante l’ipnosi regressiva raccontano di esperienze di vita passate che si scoprono poi avere riferimenti storici, geografici, culturali, che per certo l’ipnotizzato non poteva conoscere. Ci sono studi molto interessanti al riguardo che vanno dalle neuroscienze, alla fisica quantistica, alla psicologia, alla medicina e alla parapsicologia. Ci sono stati episodi di xenoglossologia, cioè casi in cui l’ipnotizzato parlava altre lingue in disuso, ad es. il greco antico, senza averlo mai appreso: è in casi come questi che sembra davvero possibile parlare di reincarnazione. Giusto per concludere, quello che la letteratura a riguardo sostiene, è che l’anima, reincarnandosi, porterebbe con sé le esperienze vissute in altre vite in virtù delle vite future allo scopo di migliorarsi. Questo perché noi veniamo sulla terra con l’obiettivo di effettuare delle “prove”, sperimentare tutto quello che è possibile. Dal dolore, alla serenità, dall’amore all’odio ecc.. Con ciò si sosterrebbe che in vero noi siamo entità spirituali che vengono sulla terra a fare esperienze in qualità di essere umani e non esseri umani che fanno un’esperienza spirituale.. (Teilhard De Chardin). La nostra casa, pertanto, sarebbe lassù.. E lassù ci sarebbe solo l’Amore.. (B. Weiss)

Dr. Michele Guandalini – Psicologo e Psicoterapeuta
Web: http://ipnosi-regressiva.weebly.com/

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