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Ricordarsi di sè.

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Ovunque tu sia, ricordati di te stesso, che esisti: questa consapevolezza di esistere deve diventare costante. Non il tuo nome, la tua appartenenza, la tua nazionalità, queste sono cose futili, assolutamente inutili. Ricorda solo: “Io Sono”.

Questo non deve essere dimenticato!! Questo è ciò che gli indù chiamano “ricordare se stessi”, che Buddha ha chiamato la “giusta attenzione”, che Gurdjieff di solito chiamava “rimembranza di sè”, e Krishnamurti “consapevolezza”.

Questa è la parte essenziale della meditazione, ricordare che “Io Sono”. Mentre cammini, siedi, mangi, o parli, ricorda: “Io Sono”. Non dimenticarlo mai.

Sarà difficile, molto difficile. All’inizio continuerai a dimenticarlo; solo in alcuni momenti ti sentirai illuminato, poi ti sfuggirà.

Ma non essere infelice: anche un solo momento è già molto.

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Continua: ogni volta che puoi, ricorda di nuovo, afferra di nuovo quel filo di consapevolezza.

Quando dimentichi, non ti preoccupare – ricorda di nuovo, afferra di nuovo quel filo sottile, e a poco a poco gli intervalli si ridurranno, cominceranno a diminuire, ci sarà continuità.

E ogni qualvolta la tua consapevolezza diventa continua, non hai bisogno di usare la mente. A quel punto non c’è nessuna pianificazione, agisci a partire dalla tua consapevolezza, non dalla tua mente.

Non c’è bisogno di chiedere scusa, non c’è bisogno di dare nessuna spiegazione. Sei quello che sei, qualsiasi cosa tu sia.

Non puoi fare nient’altro. Puoi solo ricordarti di te stesso continuamente.

Attraverso questo ricordo, questa attenzione cosciente, si ha l’autentica religione, l’autentica meditazione.

Osho

via Fattore Umano

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