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Scienziati dimostrano che la musica stimola gli oppioidi naturali del cervello provocando molti effetti terapeutici

Pitagora, maestro, matematico e filosofo greco di 2600 anni fa, fu il primo ad usare la musica come medicina. Infatti la musica secondo Pitagora non è solo una forma di intrattenimento ma un’espressione della pura armonia dell’universo che ha tre effetti sull’essere umano:

  1. Armonizza l’anima umana
  2. Equilibra e purifica la mente
  3. Guarisce il corpo fisico, lo rigenera e lo mantiene in salute

Oggi più di 400 studi scientifici hanno dimostrato che davvero la musica è medicina. I benefici neurochimici della musica sono in grado di potenziare il sistema immunitario, ridurre i livelli di ansia e di contribuire a regolare l’umore in modo più efficace rispetto ai farmaci.

“Abbiamo dimostrazioni che la musica può svolgere un ruolo di “assistente sanitario” in contesti che vanno dalle sale operatorie alle case di cura,” spiega il prof. Levitin del Dipartimento di Psicologia della McGill University. “Ma ancora più importante, siamo stati in grado di documentare i meccanismi neurochimici in cui la musica può influire, dividendoli in 4 settori: gestione dell’umore, stress, sistema immunitario e aiuto per i legami sociali

L’analisi apparsa in Trends in Cognitive Science, è stata suggerita dal numero crescente di studi che riguardano i trattamenti con la musica basati su dati scientifici (non si tratta di musicoterapia, che è un’altra cosa). Prima di questa analisi, nessuno aveva davvero avuto il tempo di soffermarsi nell’osservazione di tutto il materiale che le nuove evidenze scientifiche stavano portando alla luce.

In effetti, la musica viene spesso utilizzato per scopi di auto-trattamento; molti di noi ascoltano la musica per calmarsi o per darsi la carica. E lo facciamo tanto quanto -se non più spesso- di quanto facciamo con caffè o alcool. Come altre esperienze piacevoli, ci sono due componenti correlate al godimento della musica: la pregustazione di ascoltare la tua canzone preferita, e poi effettivamente l’ascolto in sé. Il rilascio di dopamina del cervello, rilascio legato alla “ricompensa”, è coinvolto in entrambe le fasi. Ma i neuro-scienziati si sono chiesti per decenni se ci fosse qualcos’altro, ossia – cos’è che da alla musica la capacità di indurre benessere e guarigione?

La risposta sta negli oppioidi endogeni. Gli oppioidi endogeni sono sostanze chimiche naturali del cervello, dotate di proprietà analgesiche e fisiologiche, tra cui le più famose sono le endorfine. Gli oppiodi sono in grado di eliminare il dolore, rallentare l’invecchiamento, innescare il benessere e favorire quindi i processi di autoguarigione.

Il team del professor Levitin ha dimostrato che, bloccando i segnali degli oppioidi nel cervello somministrando alle persone un farmaco chiamato naltrexone, questo riduce la quantità di piacere che le persone riferiscono di ottenere dall’ascolto della loro canzone preferita. Provano ancora godimento nel momento della pregustazione dell’ascoltare la canzone, ciò suggerisce che, sebbene la dopamina sia effettivamente coinvolta, in realtà è quando iniziano a fare effetto gli oppioidi del cervello che la musica inizia ad influenzare le nostre menti.

Un grande rilascio di oppioidi spiegherebbe inoltre l’effetto della musica sul nostro corpo. È risaputo che l’ascolto di musica può innalzare la soglia del dolore delle persone, tanto che in alcuni casi, la musica viene utilizzata per ridurre l’uso di antidolorifici come la morfina.

Nelle loro analisi, il team di Levitin ha esaminato oltre 400 studi, alla ricerca di modelli per supportare con evidenze scientifiche l’ipotesi in oggetto, ossia che la musica influenzi positivamente la chimica del nostro cervello. Sono riusciti a isolare quattro aree di intervento:

  • Premio/ricompensa, motivazione e piacere (ad esempio può aiutare in caso di disturbi alimentari)
  • Stress e stimolazione sessuale (per contribuire a ridurre l’ansia)
  • Sistema immunitario (per rafforzare il sistema immunitario e rallentare la degenerazione cellulare dovuta all’invecchiamento)
  • Solidarietà sociale (per aiutare a costruire fiducia e legami sociali)

I ricercatori hanno collegato queste aree a quattro sistemi neuro-chimici primari:

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  • Dopamina e oppioidi
  • Cortisolo (e gli ormoni correlati)
  • Serotonina (e gli ormoni correlati)
  • Ossitocina

“Sappiamo che la musica facilita l’attivazione di processi neurochimici di oppioidi cerebrali che l’intervento farmacologico non è stato in grado di eguagliare”, ha affermato Francesco Chandra commentando lo studio.

“Ci son stati casi in cui grazie alla musica abbiamo ridotto gli psicofarmaci o eliminati del tutto, e abbiamo potuto osservare i benefici associati a miglioramenti dell’umore e dell’attività mentale.”

Uno studio ha dimostrato che in pazienti che hanno ascoltato musica prima di un’operazione son stati riscontrati livelli di ansia più bassi rispetto alle persone che hanno preso ansiolitici come il Valium – oltretutto senza i costi e gli effetti collaterali dei farmaci. Gli scienziati suppongono quindi che la musica possa stimolare il rilascio di peptidi oppioidi endogeni nel cervello.

“Le prove esaminate forniscono il supporto preliminare per affermare che la musica è tra quelle scelte di vita che possono ridurre lo stress, prevenire le malattie, e gestire il dolore” affermano gli autori dello studio.

Tom Fritz del Max Planck Institute For Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia e Daniel Bowling dell’Università di Vienna, stanno lavorando ad una macchina, la “jymmin“, un particolare tipo di apparecchiatura che associa la musica al sollevamento pesi. I suoni cambiano quando si spinge più forte, e il ritmo della musica corrisponde a quello dell’allenamento. “Jymmin rende la musica molto piacevole – si ha la percezione di essere molto espressivi musicalmente “, spiega Fritz.

Hanno mostrato che dopo 6 minuti di utilizzo della macchina, la quantità di sforzo che la persona percepisce si dimezza. Abbinando la musica all’allenamento, hanno detto i delegati della conferenza, l’esercizio con le macchine può alzare la resistenza fisica di una persona sopra allo standard.

I loro esperimenti sono una ulteriore conferma al fatto che gli oppioidi siano coinvolti. “È un altro pezzo del puzzle”, dice Bowling. «Non è necessario un neuro-scienziato per affermare che la musica può essere stimolante, intensamente piacevole o molto triste, ma questa è una svolta eccezionale per la ricerca sulle basi biologiche della musica.”

Fritz sta lavorando su un software in grado di fornire simili “feedback musicali” per gli utenti, che dice potrà aiutare ad alleviare il dolore in persone in ripresa da un ictus o dalla tossicodipendenza. Alcuni ospedali già usano la musica per alleviare l’ansia prima di un intervento chirurgico, e anche per trattare il dolore post intervento. Ma Sven Bringman del Karolinska Institute in Svezia dice che potrebbe essere uno strumento terapeutico molto più utilizzato.

“La musica non è ancora utilizzata tanto come dovrebbe, perché richiede più tempo rispetto ad un infermiere che somministra una pillola di sedativo.”

Mentre la musica deve essere ancora pienamente “sfruttata” clinicamente, Levitin dice che abitualmente ci avvaliamo dei suoi effetti sul nostro cervello. “Molte persone usano la musica per regolare il loro stato d’animo durante la giornata. Usiamo la musica per dare un sottofondo musicale alla nostra giornata. Le persone usano la musica per regolare i loro stati d’animo e creare la colonna sonora della loro vita.”

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