I ricercatori italiani hanno scoperto come il nostro cervello ci impedisce di essere aggressivi e perdere il lume della ragione. Gli scienziati hanno scoperto infatti il percorso neuronale che impedisce ai nostri istinti più profondi di prevalere sulla ragione, o meglio, il meccanismo che inibisce impulsività e aggressività perché socialmente sconvenienti. A tutti è sicuramente capitato di voler rispondere in malo modo a un prevaricatore insopportabile o di provare particolare attrazione sessuale per qualcuno, ma normalmente il nostro cervello ci frena dal compiere azioni impulsive che potrebbero metterci nei guai. Ciò è merito della corteccia prefrontale, che in qualche modo comunica al tronco encefalico, l’area del cervello dove hanno origine gli istinti primitivi, di fare un passo indietro. Gli studiosi hanno per la prima volta individuato il percorso di questo segnale, che pur facendoci desistere dal passare all’azione, non elimina il desiderio di farlo. Quest’ultimo dettaglio è brillantemente spiegato dal fatto che il segnale neuronale non passa dall’ipotalamo, ovvero da quella parte del cervello che gestisce emozioni e sentimenti.

Il team di ricerca, coordinato dal neuroscienziato Cornelius Gross, ha scoperto il percorso studiando etologia e fisiologia di alcune cavie da laboratorio. I topi sottoposti a vessazioni da parte di altri conspecifici mostravano infatti una sorta di indebolimento della connessione nervosa tra corteccia frontale e tronco encefalico, che catalizzava di fatto comportamenti ancor più timorosi e ansiosi, proprio per la degradazione del freno inibitorio. Per confermare la propria intuizione, gli studiosi hanno somministrato a topi non vessati un farmaco in grado di abbattere chimicamente il segnale neuronale, scatenando negli animali le stesse reazioni di agitazione e paura provate da quelli sottoposti a vessazioni.

La ricerca, oltre ad aver ampliato la conoscenza sul funzionamento di alcuni affascinanti meccanismi cerebrali, potrebbe avere importanti ripercussioni sul trattamento di alcune patologie mentali, legate proprio al malfunzionamento del segnale inibitorio tra corteccia prefrontale e tronco encefalico. I dettagli dello studio sono stati pubblicati su Nature Neuroscience.

[Immagine di PeteLinforth]

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