Come tutti i passaggi astronomici che comportano un cambiamento di stagione anche l’equinozio di primavera custodisce un profondo significato simbolico.

La parola “equinozio” deriva dal latino “equi” e “nox”, giorno che segna convenzionalmente l’ingresso della primavera la notte dura quanto il giorno, le ore di luce durano quanto le ore di buio.

E’ il momento in cui la Natura tutta reca un messaggio di rinnovamento e di risveglio, dopo le lunghe notti invernali. Rappresenta quindi, una sorta di capodanno. Ricordiamo anche che nella Roma antica, l’anno aveva inizio proprio nel mese di marzo, dedicato a Marte, padre dei gemelli fondatori della città.

L’Equinozio di primavera celebra il ritorno della primavera e della vita, l’ascesa della Dea dall’inferno (altimenti noto come ‘INVERNO‘). Se l’Equinozio d’autunno segna l’inizio della metà oscura dell’anno (‘invernale – infernale‘), quello di primavera è l’esatto opposto: è l’inizio della metà luminosa, quando le ore di luce superano le ore di buio.

Oggi è il primo giorno della primavera, la stagione della rinascita, associata presso varie culture a concetti come fertilità, resurrezione, inizio.

La primavera era infatti la stagione degli accoppiamenti rituali, delle nozze sacre in cui il Dio e la Dea si accoppiavano per propiziare la fertilità. Quella scintilla di luce che era il Sole bambino del solstizio d’inverno è cresciuto fino a vincere le tenebre dell’ignoranza. In questo periodo di misteriosa rinascita e rigenerazione della natura avviene l’accoppiamento degli animali, le piante cominciano a fiorire e i germogli della vita rinascono ovunque, allo stesso modo per il nostro essere è il momento della purificazione, di riportare equilibrio nella propria vita con la spontaneità e il coraggio che questo periodo dell’anno ci dona.

Nella tradizione popolare erano e sono ancora oggi numerosi i fuochi rituali che venivano accesi sulle colline e che secondo le credenze più a lungo rimanevano accesi, più fruttifera sarebbe stata la terra.

Il ruolo dell’equinozio sulla GHIANDOLA PINEALE

Il nostro organismo risente dei cambiamenti astronomici: incidono gli influssi dell’elettromagnetismo terreste che varia a seconda della posizione della Terra in relazione agli altri pianeti del sistema e la quantità di luce che riceve.

L’epifisi o GHIANDOLA PINEALE, secerne MELATONINA in quantità inversamente proporzionale alla quantità di luce e questa inibisce il rilascio di SEROTONINA, che è l’ormone che determina il buonumore: come conseguenza nei mesi invernali e soprattutto nei Paesi nordici si può avvertire un senso di torpore se non addirittura di depressione, quando invece le giornate si allungano l’epifisi secerne meno melatonina, che equivale a più serotonina che spiega la tipica euforia che accompagna l’arrivo della primavera!

via Ghiandola Pineale – Il Terzo Occhio