Spiritualità

Significato sacro del simbolo Om

All’inizio fu il Verbo. Che è suono. Quel suono originario, primordiale, che risuonò nell’Universo nel Tempo dei Tempi lo possiamo ritrovare oggi nell’Om, anche trascritto come “Aum”: per noi è un dono prezioso, un mantra che possiamo recitare, ogni giorno, per portare calma interiore e pace mentale.

Per buddisti e induisti l’OM è una sillaba sacra che racchiude in sé la prima espressione dell’Onnipotente, da cui si sono poi generati tutti i suoni e ogni linguaggio. Paramahansa Yogananda, nella sua “Autobiografia di uno Yogi” definisce la OM come “la Parola del Creatore, il suono del Motore Vibratorio, la testimonianza della Presenza Divina“.

Nei libri sacri delle Upanishad è scritto che sia tutto ciò che esiste che tutto quanto non esiste può essere controllato pronunciando la sacra sillaba: d’altra parte questa rappresenta la forma sonora dell’Atman (anima o Dio) e, al tempo stesso, la sua rappresentazione tripartita in Brahma – la divinità assoluta dell’induismo -, Vishnu e Shiva (sempre secondo i testi sacri, prima dell’Inizio, Brahman era uno e ad un certo punto pensò: “Solo io sono, posso diventare molti?“. Questo provocò una vibrazione che alla fine divenne suono, e questo suono era la OM: così si mise in moto la Creazione).

Non si tratta solo di “credenze” o spiritualità orientali. Scrive Giovanni, nel suo Vangelo: “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (in altre traduzioni si legge: “All’inizio c’era la Parola e la Parola era accanto a Dio, e la Parola era Dio“ ma la sostanza non cambia).

Parola, Verbo, Suono: mantra. Nella tradizione induista l’OM è detto Pranava: sostiene tutta la vita e scorre attraverso il prana o il respiro. Non a caso i tre suoni che lo compongono (A-U-M) rappresentano rispettivamente lo stato di veglia, coscienza del sogno e sonno profondo di ogni uomo; il silenzio che circonda la Om (cioè il tempo del respiro tra la pronuncia di una sillaba e di quella successiva) rappresenta invece il “Turiya”, lo stato di perfetta felicità: quando il sé individuale si connette e si riconosce parte del Sè universale.

Questi simbolismi si ritrovano nella rappresentazione grafica della OM: il mondo materiale dello stato di veglia è racchiuso dalla grande curva inferiore a sinistra; lo stato del sonno profondo si ritrova nella curva in alto a sinistra. Lo stato di sogno, a metà tra la veglia e il sonno profondo, è espresso nella “coda” a destra. Il punto e il semicerchio si trovano sopra la nostra realtà umana: il punto rappresenta la Turiya, la coscienza assoluta. Il semicerchio si colloca tra la coscienza assoluta e l’uomo: sintetizza il simbolo dell’infinito e ci ricorda che le domande non possono trovare un’autentica risposta se ci si limita al pensiero logico-materiale.

Recitare la OM consente di riconnettersi con la saggezza dell’Universo, con la fonte primordiale e le informazioni sacre che porta con sé: la pratica, cioè il ripetere (almeno 21 volte) questa sillaba, aiuta a rimuovere tutti i pensieri ridondanti e inutili, ad eliminare le distrazioni, a liberare le emozioni che bloccano il nostro agire armonioso; porta nuovo benessere e pace nel corpo.

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Anche voi potete pronunciare questo mantra, sia ad alta voce sia mentalmente: vi concentrate su questa parola senza pensare a nient’altro e ripetete Om, Om, Om”: ricordava Omraam Mikhaël Aïvanhov, che consigliava di abbinare anche un lavoro sulla respirazione: inspirare attraverso il naso pronunciando mentalmente Om quattro volte, poi espirare attraverso la bocca molto lentamente, ripetendo ancora Om quattro volte. “La sillaba Om può svilupparsi in A-u-m, ed è sotto questa forma che noi la cantiamo. Chi è cosciente del potere dei suoni, a poco a poco riesce a percepire che questo canto inscrive forme perfette nella sua anima”: chi vuole cantare il mantra può trarre ispirazione e accompagnamento da un video che ha come base una musica del maestro spirituale Deunov.

Tre consigli potranno essere utili:

1) Ricordarsi di respirare

2) Se non si riesce a seguire il ritmo del canto così come è proposto, nessun problema: va bene seguire la propria “andatura” lasciando che resti, sullo sfondo, il canto di Aivanhov. Ogni tanto si sarà allineati, ogni tanto no, ma si sarà sempre accompagnati dalla giusta vibrazione

3) Se durante la pratica del mantra spuntasse qualche lacrima, si affacciassero degli sbadigli, si presentassero delle scomodità nel corpo.. “accoglierle” senza timore e continuare. È solo una manifestazione più evidente del lavoro “sottile” che la pratica della Om sta facendo dentro di sé.

Non ci sono orari giusti o sbagliati per recitare un mantra, ogni momento è buono ma un’idea potrebbe essere concedersi questo quarto d’ora di Om-Aum con Aivanhov, ogni mattina, come momento di centratura e apertura al mondo; da soli o, meglio, con tutta la famiglia: potrebbe diventare un piccolo speciale rituale di sintonizzazione, bellezza e preghiera. Senza controindicazioni, adatto ed efficace per tutti, persino per chi non crede o non è interessato alla spiritualità.

Anna Maria Cebrelli – GreenMe

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