Curiosità Spiritualità

Storia Zen per meditare: la maestria è dentro di te!

Gli orientali, solitamente più interessati allo scopo ultimo dell’esistenza che al materialismo del mondo fine a se stesso, considerano con il massimo rispetto l’uomo che che vive alla costante scoperta del proprio Sé, aprendo le porte della coscienza e della consapevolezza.

Nel corso della mia vita, molti sono gli insegnanti che mi hanno aiutato in tale percorso di crescita interiore e il libro “101 storie Zen” è uno di questi.

Esso racchiude semplici e profondi insegnamenti, che nei secoli hanno condotto all’illuminazione diversi discepoli. Lo Zen è stato descritto come “un insegnamento al di là delle parole, che rivela l’essenza della mente dell’uomo, il quale vede direttamente nella propria natura e consegue il Satori, l’Illuminazione“.

Illuminanti e profonde nella loro semplicità e trasparenza, limpide come l’acqua che sgorga da una sorgente, serene come il cielo di prima mattina o brillanti di un’arguzia che insegna spesso mediante l’umorismo, una delle numerose storie sulle quali ho riflettuto nel momento stesso in cui l’ho letta, è quella che segue:”il sapore della spada di Banzo”.

Al termine dello scorso esame (18 dicembre 2010) di cintura nera nella nobile disciplina dello Iaido (arte della spada giapponese, il celebre “katana”) il mio Maestro mi regala questa storia, già letta tempo fa ma mai realmente compresa.

Dedicata ai miei allievi della Bushidokai ShinGiTai per i meravigliosi esami sostenuti, ora la voglio condividere con te. Sono certo che la capirai perché non serve conoscere lo Iaido…

… ma attenzione! Ci sono molti significati, nessuno dei quali completamente definibile.

Lascio a te, caro lettore/cara lettrice, il piacere di trarne un significato e postarlo nei commenti.

Buona riflessione!

Stefano Bresciani – PiùChePuoi

Matajuro Yagyu era il figlio di un famoso spadaccino. Suo padre, convinto che l’attitudine del figlio fosse troppo scarsa per fargli raggiungere la maestria, lo disconobbe.

Così Matajuro andò sul Monte Futara e là trovo il famoso spadaccino Banzo.

Ma Banzo confermò il giudizio del padre. “Tu vuoi imparare a maneggiare la spada sotto la mia guida?” domandò Banzo. “Ti mancano i requisiti indispensabili“.

Ma se lavoro sodo, quanti anni mi ci vorranno per diventare un maestro?” insistette il giovane. “Il resto della tua vita” rispose Banzo. “Non posso aspettare tanto” disse Matajuro. “Se accetti di darmi lezione, sono pronto a sottopormi a qualunque fatica. Se divento il tuo devotissimo servo, quanto tempo mi ci vorrà?

Oh, forse dieci anni” disse Banzo addolcendosi.

Mio padre si sta facendo vecchio e presto dovrò prendermi cura di lui” continuò Matajuro. “Se lavoro ancora più assiduamente, quanto tempo mi ci vorrà?” “Oh, forse trent’anni” rispose Banzo.

Ma come!” disse Matajuro. “Prima hai detto dieci anni e ora trenta! Accetterò qualunque privazione pur di imparare quest’arte nel tempo più breve!” “” disse Banzo “allora dovrai restare con me settant’anni. Un uomo che ha tanta fretta di ottenere risultati raramente impara alla svelta“.

E va bene” dichiarò il giovane, comprendendo infine che gli stava rimproverando la sua impazienza. “Accetto“.

Matajuro ebbe l’ordine di non parlare mai di scherma e di non toccare mai una spada. Cucinava per il suo maestro, lavava i piatti, gli rifaceva il letto, puliva il cortile, curava il giardino, tutto senza che si parlasse mai di scherma.

Passarono tre anni. Matajuro continuava a lavorare.Pensando al proprio avvenire era triste.  Non aveva ancora incominciato a imparare l’arte alla quale aveva votato la propria vita.

Ma un giorno Banzo scivolò alle sue spalle e gli diede un colpo terribile con una spada di legno. L’indomani, mentre Matajuro stava cucinando del riso, Banzo tutt’a un tratto gli saltò di nuovo addosso.

Da allora, giorno e notte, Matajuro dovette difendersi dagli assalti inaspettati. Non c’era giorno, non c’era momento che non dovesse pensare al sapore della spada di Banzo.

Imparò così in fretta che la faccia del suo Maestro era raggiante di sorrisi. Matajuro divenne il più grande spadaccino del paese.

[tratto dal libro “101 Storie Zen” di Nyogen Senzaki – edizionilpuntodincontro]

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