Il corpo umano è una macchina perfetta e il suo centro nevralgico è ovviamente il nostro cervello. Contiene neuroni capaci inviare stimoli a velocità incredibili lungo il nostro organismo trasmettendo segnali che ci permettono di vivere. Una volta molte funzioni che oggi abbiamo dismesso erano considerate essenziali, ad esempio l’esercizio della memoria. La capacità di ricordare le informazioni era un’arte insegnata addirittura nelle scuole. Oggi questa abilità è una delle tante divenute superflue: computer, smartphone e dispositivi intelligenti sono le nostre nuove banche dati. Quali altri effetti ha avuto la digitalizzazione sul nostro cervello? Come ogni parte del nostro organismo anche il cervello è un organo capace di evolversi e adattarsi alla situazione al fine di ottimizzare le sue performance. Quindi è possibile che non dovendo più lavorare sulla memoria, ad esempio, altre abilità siano migliorate? Ovviamente le differenze sono da rintracciare nelle menti delle persone più giovani in quanto più soggette al cambiamento digitale.

La digitalizzazione 

Nel giro di poco tempo il mondo umano è completamente cambiato: l’era digitale ha aperto nuove porte in ogni campo scientifico fino ad arrivare a cambiare considerevolmente anche le nostre esperienze di vita quotidiana. Nel giro di qualche decade le nuove generazioni hanno sperimentato possibilità impensabili per le precedenti. Questo ovviamente ha avuto un impatto sul nostro atteggiamento e sulle abitudini, specialmente quelle che riguardano la comunicazione. Proprio per questo motivo anche il nostro cervello sta mutando: alcune reti neuronali risultano più efficaci mentre altre sembrano in fase di declino. In particolare, nelle reti che riguardano l’attenzione si stanno verificando dei cambiamenti precoci. Ad esempio, quando ci riferiamo al multitasking, ovvero l’abilità di svolgere più attività contemporaneamente, notiamo un significativo cambiamento. Quando siamo impegnati a svolgere due compiti differenti il nostro cervello distribuisce le sue risorse in modo da essere performante in entrambi i casi. Ovviamente svolgendo due attività insieme perdiamo un po’ della nostra capacità di immagazzinare le informazioni. Il multitasking è una qualità tipica dell’era digitale in quanto espressione della rapidità. Proprio per questo motivo il nostro cervello sembra portato a calare la nostra attenzione generale permettendoci però di svolgere più mansioni contemporaneamente. 

Il paradosso del progresso

Il paradosso del progresso è in realtà un fenomeno per il quale alcune reti neuronali finiscono per degradare e diventare inutili. Ad esempio, le generazioni considerate native digitali hanno sviluppato abilità diverse dalle precedenti generazioni. Chi è nato dopo gli anni 2000 è capace fin dalla tenera età di utilizzare un dispositivo digitale e questo influisce in sul suo cervello. Ovviamente non si tratta sempre di un fattore negativo, in quanto le nuove abilità che nasceranno si sono sviluppate apposta per reagire all’ambiente sociale in cui tutti noi stiamo vivendo. Mentre le generazioni più adulte faranno sempre più fatica a adattarsi ai cambiamenti, i nativi digitali troveranno naturale interfacciarsi con dispositivi intelligenti. Ciò significa che nonostante i cambiamenti il nostro cervello continuerà ad essere il nostro miglior alleato nel mondo. 

Un discorso un po’ diverso forse potremmo farlo per le abilità di comunicazione. Se è vero che un tempo l’essere umano era più portato alla socialità dal punto di vista fisico, oggi pare che i social network e le app di messaggistica istantanea abbiano mutato il contesto in cui le nostre capacità relazionali agiscono. Ovviamente, considerare Facebook e WhatsApp come qualcosa di diverso dalla socialità è sbagliato: anche le relazioni via internet sono relazioni reali che comportano i medesimi benefici di quelle fisiche, eccezione del contatto. Bisogna considerare le reti di amicizie online come parte integrante della nostra vita adulta e non bisogna fare distinzioni di sorta sulla loro qualità. Solo in questo modo potremmo approcciarci in maniera corretta allo sviluppo di affetti profondi grazie alle nuove tecnologie. 

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