Perché quando vedi qualcuno che sbadiglia, improvvisamente ti viene il desiderio o meglio la necessità di sbadigliare a tua volta? 
Perché quando una persona vicina a te è triste o disperata senti così forte il bisogno di consolarla? 
E perché da quando è stato messo in commercio l’iPod, una grande quantità di cuffiette bianche, invece che le solite e anonime nere, ha invaso gli zaini e le tasche della maggior parte degli amanti dei lettori musicali portatili? 

La risposta è semplice: grazie ai tuoi neuroni specchio. 

Sono loro a permetterti di provare empatia. In pratica questi neuroni “rispecchiano” ciò che avviene nella mente della persona che osserviamo, come se fossimo noi stessi a compiere quell’azione. Essi rappresentano una parte fondamentale del nostro cervello, perché ci donano la preziosa facoltà di capire, condividere le emozioni e anche di imitare i gesti e le emozioni dei nostri simili.

Per entrare in empatia o in rapporto con qualcuno bisogna prima di tutto rispecchiarlo e assecondarlo. “Il simile attrae il simile, il simile ispira il simile, il simile rispecchia il simile”. A differenza di quello che dice l’oroscopo, non sono gli opposti ad attrarsi ma le persone che si somigliano.

I neuroni specchio sono stati scoperti nel 1992 da un neuroscienziato italiano, Giacomo Rizzolatti, e dal suo gruppo di ricerca dell’università di Parma, studiando il cervello di un macaco. 

Nell’esaminarne un settore della corteccia motoria dell’animale (chiamato F5), gli studiosi si resero conto, per puro caso, che l’area cerebrale non si accendeva solo quando la scimmia compiva l’azione di afferrare una nocciolina e mangiarla, ma anche quando osservava la stessa azione compiuta da qualcun altro, e non per forza un suo simile. La scoperta, infatti, avvenne grazie a uno dei ricercatori che, affamato, afferrò una nocciolina sotto gli occhi del macaco. 

Da un semplice gesto si è giunti a una grande scoperta. Differenti studi con tecniche di visualizzazione cerebrale hanno evidenziato che le regioni cerebrali che compongono il sistema dei neuroni specchio negli esseri umani sono essenzialmente le stesse di quelle della scimmia. 

La differenza sostanziale tra la scimmia e l’uomo è che nell’essere umano non è necessaria un’effettiva interazione con gli oggetti: i suoi neuroni specchio si attivano anche quando l’azione è semplicemente mimata – o immaginata.

I neuroni specchio sono quindi implicati nelle relazioni interpersonali in cui la caratteristica fondamentale è la capacità di ciascun individuo di conoscere e prevedere le azioni di un altro individuo, non tanto in base al suo comportamento quanto alle sue intenzioni non manifeste, a cosa sta progettando la sua mente. 

Questo sistema di rappresentazioni si potrebbe tradurre in espressioni quali “io so cosa pensi”, “io so cosa provi”, “io so cosa intendi fare”. La funzione specchio del nostro cervello, quindi, ci permette di immedesimarci nell’altro e di “sentire” e condividere lo stesso stato d’animo e le stesse emozioni, come il piacere e il dolore.

La funzione specchio di questi neuroni è un meccanismo che dimostra l’esistenza di una funzione evolutiva che mette in contatto noi e l’altro. Unifica le intenzioni e le azioni degli altri con le nostre, per cui ci dà una conoscenza anche e soprattutto esperienziale degli altri individui. In poche parole, l’essere umano non sarebbe programmato per l’aggressione e per la violenza, ma per la socialità, perché ha in sé una propensione innata all’empatia, una vera e propria pulsione empatica. 

La capacità di alcune parti del cervello umano di attivarsi alla percezione delle emozioni altrui, espresse con moti del volto, gesti e suoni e l’abilità di codificare istantaneamente questa percezione in termini “viscero-motori”, rende ogni individuo in grado di agire secondo un meccanismo neurale, per ottenere quella che viene chiamata “partecipazione empatica”. 

I neuroni specchio, quindi, offrono una base neurologica in grado di spiegare la capacità di ogni individuo di leggere le intenzioni degli altri e di apprendere la natura della loro esperienza. Ci dimostrano anche che, benché i meccanismi più ancestrali siano “settati” sulla paura e la difesa, vi sono altri meccanismi, altrettanto fondamentali registrati sulla costruttività, la positività, la relazione emozionale, l’empatia… 

Sappiamo che le nostre reazioni emozionali sono programmate per rispondere ai nostri istinti di sopravvivenza e riproduzione, ma sono anche un sistema di comunicazione interpersonale che suscita, come risposta, dei comportamenti precisi da parte dei nostri simili. 

Siamo perciò anche intensamente creature sociali, leggiamo letteralmente le menti degli altri e siamo tutti delle creature empatiche!

Phil Maxwell

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