Scritto da Chantal Dejean

Perché Parlo della Morte

Sono felice di poter mettere nero su bianco ciò che la vita mi ha donato in tutti questi anni e anche riuscissi a trasmetterne solo un debole riflesso, sento profondo in me un Movimento che mi attraversa e chiede di abitarmi.

A volte mi domando come sia possibile poter scrivere di argomenti così vasti e intensi, tematiche che solo l’Assoluto dovrebbe trattare.

Esito nel farlo per paura di sminuire, di sporcare ciò che vi è di più vero con i limiti della mia persona; tuttavia, in questo tempo in cui la nostra società ha assimilato ciò che è materia, portandoci ad una sostanziale identificazione con la nostra forma e a perdere di vista lo scopo e la ragione che ci abitano, sempre di più nasce l’esigenza di Ricordare.

La storia della nostra anima sembra riscuotere poco interesse per molti; oggi è invece giunto il tempo di ricongiungersi alle sue origini e al perché della vita sulla terra.

Abbiamo smarrito la nostra connessione con il sacro, con il divino

Addirittura, ci domandiamo se esista davvero un’anima, il che porta a difficoltà nel nostro vivere e anche nel nostro morire. Molti mi chiedono cosa mi muova a parlare di un tema così ancora poco approfondito in occidente.

Resta infatti un argomento tabù, al quale associamo sentimenti di dolorepauraseparazione e vuoto.

Ci sentiamo impotenti di fronte ad un’ombra che sembra avere un immenso potere su di noi e pur sapendo che un giorno toccherà a tutti attraversarla, è qualcosa che allontaniamo e di cui preferiamo non parlare per paura che possa afferrarci: la morte.

La morte riguarda ogni essere vivente, è il mistero che spinge a chiederci chi siamo, ad interrogarci sulla vita, a cercare di comprenderne il senso. I riti legati alla dipartita sono spesso svolti nel minor tempo possibile, come per allontanare velocemente ai nostri occhi e a quelli del mondo questo evento che si è abbattuto su di noi e che arriva a scuotere la nostra stessa idea di esistenza.

Come parlare del Dopo, dell’Oltre, quando è ancora così difficile affrontare il quotidiano nell’adesso?

La morte condiziona ogni nostro agire. Dietro ad ogni nostra scelta, azione e parola, si nasconde anche il nostro rapporto con il concetto stesso di morte. Ogni giorno ci confrontiamo con delle possibilità, delle scelte poiché per la vita nessun processo è inutile o sbagliato: ogni passaggio cela in sé il senso profondo dell’esistenza.

Ѐ la vita a chiederci costantemente di cambiare, di abbracciare sempre più il Soffio che si rinnova. Non possiamo raggiungere la totale consapevolezza di ciò che è la Vita, se non ne comprendiamo ogni sfaccettatura.

Quando non osiamo modificare uno stile di vita ormai acquisito, oppure temiamo di dire quello che pensiamo, quando non crediamo più nella vita e nel suo sostegno, insomma, ogni volta che abbiamo timore di evolvere, lì si nasconde la mancanza di comprensione del significato della vita e della morte.

Permettendo a noi stessi di conoscere chi siamo davvero e di domandarci il senso profondo della nostra esistenza, inevitabilmente cercheremmo delle risposte.

Ci confrontiamo con tante situazioni in cui chiudiamo un’esperienza e apriamo nuove possibilità.

Un cambiamento non è forse il termine di un ciclo e l’apertura di un nuovo percorso? Il coraggio di inseguire i nostri sogni, è un altro esempio di Fine che conduce a una rinascita.

Non può esserci crescita, evoluzione, se non ci concediamo di morire

La morte è la grande iniziatrice, colei che ci permette di cambiare forma, di abbandonare ciò che ormai è stato vissuto per aprirci al Nuovo.

Cambiando il punto di vista comune sul perché della vita e della morte, si capovolge anche la nostra intera visione dell’esistenza; se prima vivevamo esclusivamente per sopravvivere ora avremo la libertà di creare con la stessa Esistenza, perché questa è la nostra vera missione.

Riappacificandoci con la morte, tanto quella ultima, quanto le piccole trasformazioni quotidiane, ci riconnetteremo al senso profondo della Vita. L’immagine di oscurità e di paura che le attribuiamo impedisce non soltanto di vivere questo passaggio nella sua bellezza, ma anche di risiedere quotidianamente nella fiducia e nella serenità, in diretta connessione con il senso dell’ incarnazione.

In realtà non esiste nessun tipo di morte come lo intendiamo noi, esiste solo una trasformazione continua che ci porta ad un inevitabile cambiamento.

La morte, che sia l’Ultima o un piccolo passaggio quotidiano, è il mezzo che permette di mutare, come per la farfalla quando nasce dalla sua crisalide.

La cultura della negazione crea difficoltà anche in chi ha varcato la soglia; è infatti un po’ come ritrovarsi in un luogo di cui non abbiamo mai sentito parlare, con le scarpe inadeguate e senza avere una mappa che ci orienti.

Quando lasciamo questo corpo fisico siamo ancora le stesse persone, soltanto di fronte ad un itinerario ignoto, prive degli strumenti necessari a percorrere il nuovo cammino.

Come la vita svuotata del suo senso profondo può risultare difficile e insapore, così la morte, vista come un passaggio doloroso, viene spesso accompagnata da una percezione di ingiustizia e di paura.

La mancata conoscenza di questo varco impedisce di coglierne l’immensità e l’importanza. Parlare di morte è difficile ma necessario, perché ora molti cominciano a percepire che l’attuale modo di vivere non è più sufficiente: in tanti si stanno ponendo delle domande sull’esistenza.

Potrebbe esservi capitato di sentirvi soffocare, come se la vita nel modo in cui la conosciamo non fosse più sufficiente; è l’anima che reclama uno spazio più ampio.

Ciascuno di noi deve rispondere a questa esigenza, e questo cambiamento richiede coraggio. Ogni viaggio comincia con un passo, così come l’essenziale percorso verso l’ignoto, che poi ignoto non è.

Il primo passaggio fondamentale per riappropriarci del nostro Essere divino è uscire dall’illusione di corrispondere soltanto ad un corpo fisico, perché in realtà siamo esseri multidimensionali. Indossiamo semplicemente un indumento la mattina e lo leviamo la sera; prendiamo un abito quando veniamo e ce lo togliamo quando ce ne andiamo.

Nel contempo altre dimensioni di noi continuano ad esistere, in realtà ancora più vive di quella che conosciamo

Ѐ il contenitore della nostra anima a temere il cambiamento e la trasformazione: la sua struttura non consente di percepire ciò che risiede oltre la materia densa.

Gli eventi globali di questi ultimi anni ci hanno imposto di osservare la sofferenza, il senso di separazione e contrapposizione, sottolineando i limiti delle nostre convinzioni, facendo fibrillare più che mai in noi la paura di morire, offrendoci però in compenso l’immenso dono di rivoluzionare il nostro concetto di morte, che insieme alla nascita altro non è che una trasformazione: dal vecchio si approda al nuovo.

Ѐ tempo per l’intera umanità di abbracciare una forma maggiore di amore, per essere sempre più vicini alla nostra essenza profonda.

Superare la paura di morire rende l’uomo libero finalmente di riunirsi all’anima, abbracciare la sua multidimensionalità, per poi diffondere questo stato d’essere ad ogni suo passo.

Solo quando si diventa anime consapevoli inizia una vera collaborazione con la Vita, e non si è più vittime di ciò che accade. Ci sentiamo perseguitati fintantoché crediamo che esista il caso e non conosciamo il perché delle cose.

Dare un senso alla morte serve per capire il nostro tempo qui, che non può ridursi al meccanico svolgimento di attività produttive o alla mera fruizione di situazioni materiali.

Spesso l’uomo confonde il suo scopo, la sua missione, con il dover fare qualcosa verso sé stesso e il prossimo. Il compito per noi è quello di Essere colui che si lascia attraversare dal flusso, che conduce a far emergere la sua natura divina.

Ponendo resistenza a questo scorrere creiamo un movimento contrario alla vita, che comunemente chiamiamo sofferenza. Se le nostre idee, credenze e attitudini si impongono, frenando il fluire dell’Assoluto, stiamo anteponendo la nostra volontà personale alla volontà del Tutto.

Il nostro destino è quello di collaborare con la Vita per creare insieme a Lei. Parlare della morte non significa evocare separazione e vuoto; al contrario, si tratta di raggiungere la consapevolezza necessaria ad abbracciare il Tutto.

Normalmente cingiamo la metà della Vita, quella che vediamo, ma è arrivato il tempo di accogliere anche l’altro cerchio, quello invisibile.

Conoscere l’Oltre ci permette di essere più liberi e sereni nel presente.

Per parlare della morte è necessario sapere anche da dove arriviamo e perché scegliamo di tuffarci nell’esperienza di questo pianeta, conoscere il piano d’incarnazione, il suo scopo e perché poi lo dovremo abbandonare, la cura e l’attenzione che sarebbe importante poter offrire ai nostri cari: strumenti pratici per accompagnare chi è in procinto di attraversare la Grande Soglia.

In queste pagine troverete anche racconti personali, che potrebbero apparire talvolta fuori dall’ordinario. Ho voluto condividere accadimenti della mia vita non tanto per parlare di me, quanto perché ritengo che in tanti potrebbero riconoscersi in essi.

In molti possono avere avuto infatti esperienze simili e se tutti le testimoniassero, lo straordinario diventerebbe normalità. Tendiamo a mantenere segrete le esperienze che sembrano sfuggire alla norma per paura delle reazioni altrui, di subire il giudizio e l’emarginazione, ma se noi tutti esprimessimo al mondo quello che ci attraversa, cambierebbe la visione che abbiamo dell’esistenza.

Gli appunti biografici vogliono essere una finestra sulla mia interiorità, nelle cui fragilità potersi riconoscere. Quello che offro è quanto vivo normalmente ogni giorno, avvenimenti che non considero straordinari, ma che vivo con la maggior semplicità possibile.

Quando il Soffio si Rivela Quando il Soffio si Rivela
Conoscere il passaggio della Morte per riconnettersi alla Vita
Chantal Dejean

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