La natura enigmatica delle rune è innegabile. Come simboli, vogliono dire poco (se non addirittura nulla) per l’occhio non allenato, ma sembrano trasmettere ugualmente un qualche tipo di antico significato mistico.

Benché possiamo svelare in certa misura i loro misteri esaminandole e utilizzandole, anche gli studiosi più esperti delle loro proprietà magiche e dei loro significati divinatori si renderanno conto che c’è sempre altro da scoprire.

C’è qualcosa di intrinsecamente esoterico in questi antichi caratteri scritti. Ciò emerge anche dai significati che si trovano per la parola “runa” nei dizionari odierni: pur essendo identificate principalmente come lettere e simboli divinatori, le rune sono anche connotate come “mistero“, “magia” e persino “incantesimi o formule magiche“.

Il termine “runa” deriva dal norreno runa, che significa “segreto” o “sussurrare“. Però troviamo parole legate a “runa” anche in diverse antiche lingue nordeuropee, sia nella cultura germanica sia in quella celtica, tutte con interpretazioni simili: l’antico vocabolo norreno rùn, che significa “segreto” o “mistero”; l’irlandese antico rùn e il gallese medio rhin, anch’essi variamente tradotti come “mistero”, “segreto” o “sussurro”; e lo scozzese roun, che significa “sussurrare” o “parlare molto e spesso di una cosa”.

Il norreno runa è anche la radice della parola inglese che si usa per identificare un albero ricco di magia: il sorbo (rowan). Presente in tutta l’Europa del Nord, il sorbo è, da molto tempo, sacro per diverse tradizioni magiche e ampiamente utilizzato a scopo protettivo. È conosciuto con molti nomi popolari, tra cui “albero delle rune” e “albero dei sussurri“.

Alcuni studiosi fanno risalire la parola “runa” addirittura alla lingua preistorica protoindoeuropea, ritenuta l’antenata di molte lingue antiche successive. Queste radici linguistiche precedono l’uso dei caratteri runici per la scrittura, il che ci dice che le rune appartenevano al mondo del mistero e della magia molto prima di diventare un sistema di scrittura.

Anzi, come vedremo in questa guida, il loro ruolo come mezzo di comunicazione ordinario scalfisce a malapena la superficie di ciò di cui questi antichi simboli erano, e sono tuttora, capaci.

Nei capitoli che seguono, daremo una breve occhiata alla storia conosciuta delle rune, soffermandoci sulle loro origini ed evoluzioni come sistema di scrittura, sui loro usi ordinari e magici nell’antica cultura germanica e sul loro destino durante la cristianizzazione dell’Europa settentrionale.

Esploreremo poi le dimensioni più profonde ed esoteriche delle rune attraverso le loro occorrenze nell’antica letteratura norrena. Ci avvicineremo infine alle rune del Futhark antico, il più vecchio alfabeto runico conosciuto, e quello oggi utilizzato più spesso dagli operatori runici e da altri maghi.

Innovazioni antiche: Come nacquero le rune

I moderni sistemi di scrittura, o “alfabeti“, come li conosciamo, sono un’invenzione abbastanza recente nella storia dell’umanità, essendo comparsi solo intorno al 1700 a.e.v. In precedenza, la comunicazione scritta avveniva tramite simboli come pittogrammi e ideogrammi, che rappresentavano oggetti e concetti astratti anziché i suoni usati per pronunciare le parole ad alta voce.

Molti di questi simboli sono stati ritrovati in grotte europee e su incisioni rupestri, con alcuni esempi che risalgono a 12.000-17.000 anni fa. In Svezia e in altre parti della Scandinavia, molti dei segni presenti su queste incisioni sono stati riconosciuti come simboli “prerunici”, poi integrati nel sistema di scrittura runica (altri segni di questo periodo, come la ruota solare e la croce, non furono adattati come lettere runiche, ma si pensa che avessero un significato magico).

Con l’evoluzione delle società antiche, il commercio si estese ben oltre i confini delle comunità locali e le economie diventarono più complesse. Le diverse culture che interagivano tra loro attraverso il commercio e le migrazioni introdussero nelle proprie lingue nuove parole, per le quali non esistevano simboli corrispondenti. Per queste e altre ragioni, gli alfabeti scritti iniziarono a sostituire gli ideogrammi.

Il processo iniziò nell’antico Egitto, dove fu creato un sistema di lettere — caratteri che rappresentano un suono invece di un oggetto o di un’idea — come mezzo di scrittura più efficiente rispetto all’uso dei geroglifici. Da questo nuovo sistema basato sulle lettere nacque poi l’alfabeto fenicio, che fu standardizzato e diffuso in altre aree dell’Africa settentrionale e nel Mediterraneo, fino all’Europa meridionale.

L’alfabeto fenicio, a sua volta, diede origine all’antico alfabeto greco (da cui deriva proprio la parola “alfabeto”, che combina le prime due lettere del sistema di scrittura greco, alfa e beta), adattato dalla civiltà etrusca nella penisola italiana.

In questa regione europea comparvero anche diversi altri sistemi basati su caratteri scritti, tutti di derivazione greca, raggruppati sotto il nome di “antico italico”, Si ritiene che uno di questi alfabeti, spesso definito “norditalico”, sia stato utilizzato per creare l’alfabeto runico delle tribù germaniche.

Questa origine norditalica non trova ancora il consenso unanime degli studiosi, ma è la più plausibile tra le teorie esistenti al momento. Sebbene l’Italia non sia affatto vicina alla Scandinavia, dove ci sono molte testimonianze dell’uso delle rune, c’erano alcune tribù germaniche sulle Alpi dell’Europa centrale, dove i Mercanti etruschi avevano aperto delle rotte commerciali.

Le prove della commistione tra queste due culture sono comprovate da elmi provenienti da questa regione e risalenti al 300 a.e.v. circa, con iscrizioni in caratteri norditalici che onorano le divinità germaniche.

A un certo punto, tra quel periodo e il I secolo e.v., fu sintetizzata una forma di italico antico con diversi simboli prerunici per creare il primo “alfabeto” runico, allo scopo di rappresentare i suoni della lingua germanica. Questo nuovo sistema fu poi tramandato di tribù in tribù in tutte le regioni germaniche, fino alle coste del Mare del Nord e alle propaggini più remote della Scandinavia.

Messaggi e magia

Con l’integrazione del sistema runico nella cultura germanica, le persone iniziarono a usare questi simboli per vari tipi di iscrizioni, già nel I secolo e.v. Da manufatti come giavellotti, scudi, incisioni rupestri e pietre gigantesche, sappiamo che le rune venivano utilizzate per molti scopi, tra cui la magia.

Le iscrizioni runiche su armi e gioielli trasformavano questi oggetti in talismani. Le pietre commemorative venivano incise per ricordare i defunti, un po’ come le lapidi moderne, ma con l’obiettivo diretto di assicurare ai morti un passaggio sicuro nell’aldilà.

Alcune incisioni consistevano in quelli che oggi potremmo definire testi incantatori, come formule magiche, preghiere, invocazioni e simboli magici.

Quanto alla divinazione — uno dei principali usi odierni delle rune —, ci sono prove che indicano come almeno alcune antiche popolazioni germaniche impiegassero i simboli runici anche a questo fine. La fonte più citata è l’autore romano Tacito, che nel suo libro Germania del I secolo e.v. descrive un processo di divinazione.

Le persone che volevano ricevere risposte dai regni invisibili incidevano simboli su strisce di legno ricavate dal ramo di un albero fruttifero. Le strisce incise venivano poi sparpagliate su un panno bianco. L’interprete dei segni ne raccoglieva tre guardando in alto, “verso il cielo”, per essere sicuro di scegliere a caso, con la guida degli dèi.

Se la divinazione si svolgeva pubblicamente, l’interprete era il sacerdote della comunità. Durante i consulti privati era il capofamiglia maschio a scegliere e a interpretare i simboli.

Alcuni studiosi sono scettici sul fatto che si trattasse effettivamente di divinazione runica, perché Tacito non chiama i simboli “rune” e perché forse il sistema runico non si era ancora sviluppato del tutto nel periodo in cui egli scrisse.

Un’altra fonte, la “Vita Ansgarii” dello scrittore cristiano Remberto (IX secolo e.v.), contiene resoconti di divinazione in Scandinavia che probabilmente coinvolgevano le rune, ma l’autore usa il termine “sorteggio”.

In realtà, però, il “sorteggio” era un tipo diverso di divinazione, adoperato per distribuire le terre tra i membri della comunità in alcune parti dell’Europa settentrionale, anziché per scoprire conoscenze nascoste. È quindi possibile che Remberto, e Tacito prima di lui, non abbia semplicemente fatto ricorso alla terminologia che i popoli germanici avrebbero scelto.

In ogni caso si pensa che, dopo la diffusione dell’alfabeto runico in tutte le terre germaniche, le rune siano state assorbite dalle usanze divinatorie già esistenti.

Nei secoli successivi furono impiegate anche per scopi di scrittura ordinari, come la stesura di documenti riguardanti gli affari e la legge, e messaggi personali, comprese le lettere d’amore! Molte di queste comunicazioni venivano incise su bastoncini e trasferite da una persona all’altra finché non arrivavano a destinazione.

Le rune comparvero in forma scritta su vera pergamena solo intorno al XIV secolo e.v. A quel punto, tuttavia, l’alfabeto latino aveva ormai preso il sopravvento, e sono rimaste poche tracce di rune scritte con inchiostro e penna d’oca.

Nonostante ciò, le persone continuarono a usarle per la scrittura e, nelle zone più remote della Scandinavia. Questa pratica si protrasse fino al XX secolo. Proseguirono anche altri impieghi non magici, come i calendari runici — calendari perpetui spesso intagliati nel legno o nell’osso —, che continuarono a essere oggetti domestici in Scandinavia fino al ’700 inoltrato.

Sebbene il cristianesimo fosse arrivato nell’Europa settentrionale già nell’XI secolo, le pratiche magiche germaniche indigene rimasero in vita e, in alcuni luoghi, durarono ancora per diverse centinaia di anni. Un grimorio magico islandese detto “Galdrabòk“, compilato nel XVI e nel XVII secolo, include caratteri runici.

Nella regione della Foresta nera, nell’attuale Germania, i simboli runici continuarono a essere incorporati nei disegni magici tracciati sulle fattorie, una pratica che arrivò negli Stati Uniti con gli immigrati germanici nell’800.

In generale, tuttavia, nel XV secolo la cristianizzazione aveva ormai condannato le tradizioni religiose indigene in tutta Europa alla clandestinità, se non addirittura alla completa estinzione. Per quanto riguarda le rune, chiaramente il loro significato magico era palese per la Chiesa, dato che il loro uso fu vietato più volte nel Medioevo.

Nonostante ciò, le rune rimasero parte del tessuto della psiche germanica collettiva, rifiutandosi di scomparire del tutto.

Revival runici

Per fortuna non passò molto tempo prima che le misteriose incisioni rupestri e altre vestigia dell’epoca delle rune attirassero l’attenzione degli studiosi nelle terre scandinave. Nel ’600, Johannes Bureus viaggiò in tutta la Svezia per raccogliere e registrare le iscrizioni runiche e scrisse tre libri sull’argomento.

Pur considerandosi cristiano, era anche interessato a conoscere il significato magico di questi simboli e, sostanzialmente, creò un sistema magico che era una sorta di miscela tra l’autentica tradizione runica germanica e la versione cristiana della Cabala.

Anche altri studiosi si occuparono delle rune in questo periodo, ma fu solo con il Romanticismo europeo alla fine del XVIII e all’inizio del XIX secolo che diventò possibile un vero “revival” runico.

In quest’epoca si riaccese l’interesse per il folclore e la cultura germanici, come dimostra la Lega gotica in Svezia, che cercò di ristabilire il legame con la visione precristiana del mondo lavorando sull’antica letteratura scandinava, dove le rune compaiono spesso.

Più a sud, i fratelli Jacob e Wilhelm Grimm (famosi per le loro fiabe) cominciarono a raccogliere antichi racconti popolari germanici e Wilhelm si interessò in particolare alla storia dell’uso delle rune in quella regione.

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