Il nostro cervello non è stato progettato per l’ambiente lavorativo moderno e per tutte le sfide, le distrazioni e gli stimoli della vita di oggi. Il cervello è evoluto per un mondo diverso, fatto di scelte semplici, di informazioni limitate e poche distrazioni e soprattutto un mondo senza tecnologia.

Per esempio, i nostri antenati avevano bisogno di una buona memoria per poter ricordare se un determinato animale potesse ucciderlo o meno, o per ritrovare la strada di ritorno a casa al termine di una spedizione di caccia. Non dovevano essere particolarmente intelligenti e non dovevano pensare ai problemi dell’economia globale, ma era necessario che individuassero segnali di pericolo nell’ambiente che li circondava, e che reagissero velocemente. 

In pratica, la nostra memoria è abbastanza buona, ma non siamo bravi a pensare e siamo facilmente influenzabili dalle distrazioni.

Mentre l’evoluzione biologica è molto lenta, l’evoluzione culturale può essere molto più rapida. Le nostre menti non sono molto differenti da quelle dei nostri antenati, eppure la nostra cultura è evoluta, portando con sé nuovi strumenti e tecnologie che cambiano tutto per quanto riguarda il cervello.

Non abbiamo mai dato in pasto alle nostre menti così tante informazioni ed elementi complessi, in modo così veloce. Non abbiamo mai bombardato così intensamente e senza sosta i nostri poveri neuroni, sopraffatti completamente da così tanta disattenzione. Non abbiamo mai conservato uno stato di allerta così costante come oggi, sostenuti dalle notifiche e dagli squilli.

Edward M. Hallowell, esperto in disturbo di deficit di attenzione (DDA9, lo descrive in questo modo: “Le persone affetti da DDA non trattato corrono da tutte le parti, amano la velocità, si sentono frustrati, perdono la concentrazione nel bel mezzo di un’attività o di una conversazione, perché altri pensieri catturano la loro attenzione, traboccano di energia ma lottano per dare attenzione a qualcosa che gli richieda più di pochi secondi. Credono di poter fare molto di più semplicemente raggruppando compiti e attività e si sentono in forze in riferimento alla pila di cose che li circondano. Si promettono ogni giorno di fare meglio quello successivo e, in generale, si sentono impegnati e occupati oltre ogni limite”.

Hallowell, nel suo libro Crazy Busy, spiega che essere iperattivi è più simile a essere affetti da disturbo di deficit di attenzione rispetto a quanto molti di noi sarebbero disposti ad accettare.

Nel suo straordinario libro Distracted, Maggie Jackson descrive l’attenzione come il fondamento della società. La nostra inclinazione e la nostra capacità di pensare in maniera profonda, di ponderare la complessità invece che la superficialità, di restare concentrati e non distratti dal resto, non sono importanti soltanto per il nostro pensiero ma anche per la nostra moralità, la nostra felicità e la nostra cultura. Maggie Jackson esprime la preoccupazione sul fatto che, culturalmente, stiamo perdendo la capacità di attenzione, sul fatto che le nostre vite distratte stiano riducendo la capacità di creare e preservare la saggezza. Crede che ciò potrebbe portare conseguenze tragiche: “Come società, siamo sul punto di perdere la capacità di attenzione profonda e continua, In breve, stiamo scivolando verso nuovi secoli bui”.

Che crediamo o meno al fatto che ci stiamo muovendo vero secai culturalmente bui e intellettualmente banalizzanti, penso che dovremmo accettare il fatto che oggi molteplici fonti di informazione, stimoli e richieste stiano colpendo le nostre menti e disperdendo la nostra attenzione in modo terribile. Possiamo abituarci a essere assaliti da ogni sorta di attrattiva, la nostra capacità di rimanere concentrati su un singolo compito crolla. Infatti, molte persone altrimenti sane che necessitano di attenzione fanno uso di stimolanti. E non parlo solo di caffè o Red Bull. L’ultima tendenza è la cosiddetta “neurologia cosmetica“, ossia auto-prescriversi medicine per il disturbo da deficit di attenzione o per la narcolessia in modo da sostenere l’affievolirsi delle capacità di concentrazione. In uno studio significativo su 1800 studenti, il 34% ha dichiarato di aver assunto medicine come il Ritalin o l’Adderall illegalmente, per favorire la concentrazione.

A questo punto posso affermare che la gestione dell’attenzione è molto più importante della gestione del tempo. Possiamo fare tante ore al lavoro o mettercela tutta durante la giornata lavorativa, ma solo quando otteniamo il meglio dal nostro sistema di attenzione possiamo avere un impatto, fare un passo avanti e costruire varie relazioni. 

La nostra capacità di essere completamente presenti a noi stessi è la più gratificante, quella che ci permette di trovare la vera felicità, di apprezzare i momenti più importanti e fare esperienze di connessione. Non possiamo pensare di prosperare e avere successo in tutto ciò che sogniamo senza gestire meglio la nostra attenzione.

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Commenti su: Devi gestire l’attenzione, non più il tempo

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