Tutti noi abbiamo sentito parlare degli stoici, un gruppo di filosofi che hanno plasmato il pensiero greco e poi quello moderno. Il fulcro della loro scuola era la consapevolezza che tutto quello che ci accade intorno ci lascia solamente un piccolissimo margine di azione perché è una rivelazione del nostro destino e della nostra esistenza a cui noi dobbiamo semplicemente sottometterci.

Secondo molti di questi pensatori esiste un ordine universale capace di regolare tutto ciò che ci circonda. In altre parole, è come se noi fossimo semplicemente oggetti mossi all’interno di una scacchiera più grande e verso la quale non possiamo porci in alcun modo se non assecondandola.

Uno dei personaggi più famosi dell’epoca era sicuramente Seneca.
Quando consideriamo il pensiero stoico non dobbiamo immaginarci una linea di destino perfetta e priva di errori o difetti. Tutt’al più per gli storici esiste una forma di coerenza che pervade ogni aspetto della nostra vita e che finisce per influenzarla. Come se ad ogni azione corrispondesse un’azione precisa e insostituibile. Come se tutto ciò che accade avesse una ragione e uno scopo.

In realtà gli stoici non sono l’unica scuola di pensiero che appoggia e privilegia questa idea totalizzante del creato, infatti, ci sono molte filosofie orientali e quasi tutte le religioni che condividono un’idea molto simile.

Sostanzialmente il pensiero stoico si potrebbe riassumere con il nostro concetto occidentale e moderno di destino. Ovviamente non si tratta per forza di un destino già scritto e immutabile, magari è anche un destino a cui possiamo dire la nostra, ma che comunque finirà con il catturarci nella sua trama.

Le circostanze e la linea del destino

Se sei arrivato a questo punto dell’articolo avrai capito che il pensiero stoico si basa su una serie di circostanze che sono capaci di segnare il nostro destino e la nostra esistenza fin dall’infanzia. La prima e più evidente prova è sicuramente la nascita: tu ha scelto di nascere o è semplicemente successo?

Ovviamente si tratta di una domanda retorica, sono stati i tuoi genitori a darti la vita compiendo questa scelta in tua vece. Proprio per questo motivo, non sei stato tu a scegliere i genitori che ti ritrovi, si tratta solamente di una serie di circostanze che hanno dato luogo alla tua esistenza.

Ovviamente nessuno di noi ha il controllo sul momento della propria nascita ed è giusto così. Semplicemente a un certo punto ci ritroviamo catapultati in questo mondo con fratelli e sorelle, zii e cugini che non abbiamo scelto.

Ovviamente questo è il primo esempio che possiamo portare alla nostra causa, ma se ci pensi anche il semplice ambiente dove hai trascorso la tua infanzia e la tua educazione ti ha formato a tal punto da differenziarti totalmente da altre persone che con te avrebbero potuto condividere tratti in comune. 

Accettare il tuo destino come qualcosa di positivo e inevitabile

Secondo gli stoici, accettare il proprio destino non significa affatto rassegnarsi: Seneca, in primo luogo, lo vedeva come semplice accettazione della realtà dei fatti. Non si tratta di impotenza umana di fronte alla volontà di una creatura divina o di una natura più forte e determinata, si tratta semplicemente di comprendere come la nostra esistenza sia una parte infinitesimale di ciò che è l’universo esteso.

Quello che facciamo della nostra vita è tutta un’altra storia: ci è concesso prendere decisioni per promuovere il nostro benessere ma ci saranno sempre alcune circostanze che si opporranno a tutto ciò, quello che possiamo fare è esserne consapevoli accettandole e agendo di conseguenza.

Non dobbiamo avere timore di quello che il futuro ci aspetta perché sicuramente le nostre azioni possono dare vita ad altre circostanze capaci di migliorare l’esistenza nostra e delle persone che ci stanno attorno. 

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