Quante volte ti è capitato di punire qualcuno con il semplice silenzio? Oppure quante volte hanno punito te smettendo di parlarti? Si tratta di un modo di fare piuttosto comune che generalmente indica un sentimento di rabbia. In realtà potrebbe anche voler dire tante altre cose tra cui la disapprovazione o il rimprovero però l’unica cosa certa è che non è mai un atteggiamento positivo.

Il silenzio è impiegato i numerosi conflitti quando una delle due parti decide addirittura di smettere di tentare un dialogo. Il desiderio di non comunicare è uno dei gesti più aggressivi che l’essere umano può fare senza ricorrere alla vera e propria violenza. Evitare di parlare con qualcuno implica il desiderio di non volersi riconciliare a meno che questo individuo non riconosca la totale supremazia dell’altro. Sostanzialmente, quando decidi di rimanere in silenzio piuttosto che comunicare con un amico o il partner o un familiare, stai implicitamente dicendo che o si adatta alle tue posizioni oppure il rapporto termina qua.

Il silenzio però per sua definizione non può essere risolutore di un conflitto: senza dialogo non si potrà arrivare a una conclusione accettabile per entrambi e rimanere zitti non fa altro che aumentare la tensione nell’aria. Infatti, il silenzio oltre ad essere un gesto aggressivo è anche un veicolo di rabbia. Smettere di parlare a una persona è una pura e semplice forma di punizione, non è un modo per portare avanti una discussione costruttiva. Con il silenzio si chiede la totale sottomissione e, inoltre, è anche un atteggiamento infantile in quanto non può produrre nessun risultato utile. 

Quando si utilizza il silenzio come punizione 

Utilizzare il silenzio come punizione è una tecnica più diffusa di quello che dovrebbe. Il rifiuto al dialogo è il mezzo preferito da chi non vuole ottenere un compromesso ma una vittoria schiacciante. Smettere di parlare a qualcuno mira a costringerlo a recedere dalle sue posizioni. Ovviamente però ci sono alcune piccole differenze tra un silenzio e l’altro. Potrebbe essere che chi sceglie di tacere lo fa per evitare di ricorrere a pericolosi insulti di cui poi si pentirebbe di lì a breve. In questo caso è più che altro una sospensione a tempo indeterminato della discussione, al fine di ottenere toni più morbidi.

Un altro caso è quello in cui il motivo di discussione e già stato trattato numerose altre volte: se l’individuo che hai davanti non intende ascoltarti potresti essere tentata di ricambiarlo con il silenzio punitivo. C’è anche il caso in cui il silenzio indica la volontà di ricevere delle scuse, ovvero una resa totale. L’ultimo silenzio che vale la pena prendere in considerazione è quello dettato dall’utilità: dopo aver a lungo discusso vi ritrovate al punto di partenza quindi perché continuare a litigare? Molto meglio interrompere la comunicazione e il dialogo con il silenzio.

La aggressività e l’inutilità del silenzio 

Decidere di interrompere un conflitto con il silenzio è un gesto aggressivo anche se non lo sembra. Smettere di parlare a qualcuno implica una richiesta di sottomissione che per molti può coincidere anche con un’umiliazione. Inoltre, ti sei mai chiesta se il silenzio funziona davvero? Molto spesso, è il dialogo quello che permette di risolvere i conflitti in apparenza insanabili, perciò rimanere zitti non farà altro che accrescere le differenze di visione.

Ovviamente, si può obiettare che il silenzio sul breve termine può avere effetti positivi: intanto si evita di scadere in toni ancora più violenti e in più si ottiene un po’ di tempo di riflessione. Ma a lungo andare i silenzi non fanno che accrescere la distanza emotiva tra di voi, perciò utilizza il silenzio punitivo con parsimonia.  

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