Vi è mai capitato di trovarvi in una o più situazioni in cui vostro figlio non parla? Non si tratta di semplice  timidezza, ma scomparsa parziale o totale della parola.  

Per esempio, all’interno delle mura domestiche si comporta come di consueto: ride, scherza, corre, gioca e  soprattutto parla. Ma al di fuori dell’ambiente famigliare, come per magia, la parola scompare. Il risultato è  che i genitori non sappiano che pesci pigliare e che incappino in sentimenti di impotenza, disorientamento  e confusione. 

Se avete avuto occasione di sperimentare questo strano fenomeno sappiate che esso ha un nome preciso:  mutismo selettivo. 

Con il concetto di mutismo selettivo si intende un complesso disturbo che è caratterizzato dalla persistente  incapacità di proferire parola in determinati contesti di vita del soggetto, come ad esempio la scuola o  all’interno del gruppo dei pari. Solitamente la parola viene mantenuta all’interno del contesto familiare, ma  non è sempre detto. 

I bambini che denunciano questo tipo di disturbo non manifestano altre problematiche nella sfera dello  sviluppo. 

Il mutismo selettivo si presenta attraverso varie modalità: assenza totale di parola, presenza esclusiva di  espressioni monosillabiche, comunicare sotto forma di parole bisbigliate, gesti e altro ancora. 

Uno degli errori che spesso si commettono di fronte a questo disturbo è di attribuire l’assenza di parola ad  un mero aspetto caratteriale riconducibile a tendenza all’introversione o timidezza. La logica conseguenza è  quella di sottovalutare la problematica o semplicemente di tacciare il bambino in modo pregiudizievole. 

Secondo errore è pensare che il bambino non parli per mancanza di voglia o per una forma di opposività nei  confronti dell’adulto. In realtà, nel mutismo selettivo il minore non riesce a parlare! Anche volendolo le  parole non fuoriescono. 

Il vissuto che il bambino esperisce,e che conduce all’impossibilità di parlare, è il grandissimo timore di  essere giudicato in maniera negativa dall’esterno o di andare incontro a pesanti umiliazioni. Tutto ciò porta  a sperimentare un’ansia talmente soverchiante da privare il soggetto di ogni parola. Il mutismo infatti  rientra nello spettro dei disturbi d’ansia.  

Ricondurre il mutismo selettivo solo ad una questione d’ansia risulterebbe però riduttivo. La domanda che  giunge in maniera piuttosto logica è: “A cosa è dovuto il mutismo?”. 

Generalmente i non addetti ai lavori sono soliti attribuire questa problematica ad un trauma subito dal  bambino in tenera età. Soprattutto un trauma di tipo intrafamiliare, come un abuso psicologico, fisico o  sessuale. Appare effettivamente abbastanza logico considerare la mancanza di parola come una forma di  inibizione di fronte al perpetuatore dei presunti abusi subiti. 

In realtà il mutismo selettivo ha poco a che vedere con un probabile trauma ricevuto. Risulta ad oggi  complesso identificare una causa primaria. Nonostante ciò, esso pare piuttosto essere la somma di vari  fattori legati tra di loro, in modo dialettico e dinamico.

1) Fattori temperamentali: il soggetto presenta dei tratti ansiosi o fobici, dovuti ad una sua  predisposizione individuale. 

2) Fattori ambientali: l’ambiente di appartenenza favorisce questo tipo di reazione emotiva. Ciò vale  soprattutto se all’interno della storia della famiglia vi sono predisposizioni a timidezza, ansia, ecc.

3) Fattori ereditari: qualcuno in famiglia ha avuto o presenta dei problemi legati al mutismo selettivo  o riconducibili ad una forte ansia. Questi fattori verrebbero trasmessi a livello ereditario. 

Come visto, il mutismo sembra essere collegato a varie componenti e come tale va gestito a 360 gradi. Il  trattamento infatti non si limita al lavoro di un singolo professionista, ma a più figure quali, ad esempio, lo  psicologo, ma anche il contesto scuola, gli insegnanti e soprattutto i genitori. Uno degli obiettivi è quello di  creare un ambiente in cui il bambino possa comprendere che esistono opportunità diverse, possa scoprirsi  e sperimentarsi e ottenere quegli strumenti che lo aiutino ad affrontare le difficoltà senza rinchiudersi in un  isolamento comunicativo. 

Articolo di Nicola Conti
Psicologo, ipnologo e Psicoterapeuta

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