Quando una storia finisce non è l’amore a finire, si affievolisce solo la pazienza di continuare a sperare; si esaurisce anche la forza per insistere e subentra la convinzione che non c’è più nulla da fare.

Non esiste una formula che di soppiatto ci aiuti a smettere di amare o a dimenticare il nostro ex o che cancelli ogni traccia di esperienza vissuta insieme, ma è necessario trovare, dentro di noi, una forza rigeneratrice, che si chiama vita, che ci coinvolge in nuove esperienze e non ci permette di restarne esclusi.

Ogni esperienza di dolore attanaglia il nostro essere, ma non ferma il tempo che continua a fluire con le sue notti stellate i suoi giorni soleggiati d’estate le notti fredde e i giorni nuvolosi d’inverno e noi, come acqua di un fiume , scorriamo in questa alternanza fino a, raggiungere la meta: per il fiume il vasto oceano; per noi una nuova esistenza di bellezza, di emozioni e di incontri

Il dolore è certamente una sofferenza utile; è un processo lento che permette alla persona di acquisire nuove strategie di crescita per migliorare la gestione delle proprie emozioni e per scoprire un metodo per ritrovare dentro di sé quella forza vitale che è

la voglia di amare di nuovo. In fondo nessuno smette di amare di colpo; quel che accade è che smettiamo di insistere su qualcosa che già da tempo non ne vale più la pena e prima di comprendere che ormai tutto sia finito, siamo obbligati a superare alcune tappe essenziali

Le tappe di questa prima fase di dolore sono le seguenti:

  • Offuscamento della sensibilità:

è la situazione in cui non riusciamo a comprendere il perché del distacco emotivo del nostro partner o il perché delle sue bugie.

  • Forte desiderio.

è la situazioni in cui si giustifica il partner adducendo allo stress il suo comportamento anomalo, o colpevolizzando se stessi per non essere più affettuosi o non per aver dedicato più attenzioni.

  • L’accettazione è l’ultima fase di questo primo dolore,

è un momento essenziale perché la persona smette di insistere di fronte all’evidenza; realizza che alimentare la speranza è un modo per avvelenare se stessi, senza senso né logica e che l’unica ragione plausibile e lasciarlo /la andare

A questo punto inizia il secondo dolore che è una fase molto più complessa:

Dinanzi all’irrimediabilità di quello che annienta la dignità e l’autostima, dopo aver deciso di “non vedersi mai più” non sarà mai possibile dimenticare “quello che c’è stato”. Questo sentimento che rimane dentro di noi, come un tarlo che ci rode è il secondo dolore perché rende difficile far trovare in noi delle persone più forti.

Occorre allora lavorare su se stessi, trovando una ragione per la nuova situazione, senza rancori, rabbia né risentimenti; evitando di incontrare, telefonare, frequentare luoghi in cui è facile incontrare l’ex; al tempo stesso alimentarci di speranze, nutrirci di nuovo entusiasmo, e circondandoci da familiari o amici fidati a cui non neghiamo la nostra presenza; con cui ci mostriamo felici di fare nuove esperienze o di stare più spesso in loro compagnia

Questo secondo dolore ci costringe ad elaborare il lutto della separazione proporzionando i ricordi e le angosce, ricercando la frequenza perfetta nella quale nostalgia e dignità entrino in armonia per consentirci di andare avanti a testa alta.

Commenti su: Nonostante ti ami ancora, ho smesso di insistere e mi sono allontanata

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